{"id":3328,"date":"2023-06-01T17:57:39","date_gmt":"2023-06-01T16:57:39","guid":{"rendered":"https:\/\/santostefanosegrate.it\/sito\/?p=3328"},"modified":"2023-06-02T17:59:04","modified_gmt":"2023-06-02T16:59:04","slug":"lettura-nuovo-testamento-26","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/santostefanosegrate.it\/sito\/linformazione\/dalla-diocesi\/lettura-personale-quotidiana-del-nuovo-testamento\/lettura-nuovo-testamento-26\/","title":{"rendered":"Lettura Nuovo Testamento \u2013 26"},"content":{"rendered":"<p><strong>\u201cLa forma debole del Figlio \u00e8 la nostra forza!\u201d<\/strong><\/p>\n<p>Carissimi,<br \/>\noggi dovremmo essere arrivati al capitolo decimo della <em>Seconda lettera ai Corinzi<\/em>.<br \/>\nCome gi\u00e0 posto in evidenza la scorsa settimana, la relazione epistolare tra l\u2019Apostolo Paolo e la comunit\u00e0 di Corinto risuona dei loro non sempre lineari rapporti. \u00c8 tuttavia difficile ricostruire con esattezza cosa avvenne, anche avvalendosi dei dati degli <em>Atti degli Apostoli<\/em>. In realt\u00e0, tale narrazione riferisce di sole due visite dell\u2019Apostolo a Corinto, a cui invece la lettera che stiamo leggendo aggiunge una terza (2Cor 12,14; 13,1). \u00c8 ipotizzabile che durante il primo ritorno a Corinto, l\u2019Apostolo fu cos\u00ec duramente fronteggiato da un \u00ab<em>tale<\/em>\u00bb (cfr. 2Cor 5-11), che i rapporti con la comunit\u00e0 si incrinarono; una volta ripartito, egli scrisse una lettera \u00ab<em>tra le lacrime<\/em>\u00bb (2Cor 2,4) \u2012 a noi non pervenuta \u2012 che sort\u00ec l\u2019effetto positivo di rinsaldare i rapporti e portare consolazione all\u2019Apostolo. Questi sentimenti sembrano accompagnare i primi sette capitoli della 2<em>Corinzi<\/em>. In 2Cor 1,12-14 Paolo ne enuncia la tesi generale: la sincerit\u00e0 sempre manifestata ai Corinti. Egli cerca quindi di dimostrare quanto dichiarato, innanzitutto con una narrazione dei fatti (2Cor 15\u20122,13) volta a giustificare alcune sue scelte e i cambi di programmi, a chiarire il pi\u00f9 possibile il proprio comportamento cos\u00ec da recuperare i rapporti con la comunit\u00e0. In un secondo momento (2Cor 2,14\u20126,10) svolge invece un\u2019argomentazione a favore dell\u2019origine divina del suo apostolato. Interessanti sono i termini con cui presenta i missionari con lui: servitori, ministri, collaboratori, ambasciatori di riconciliazione\u2026 senza nascondere affatto la propria fragilit\u00e0, la propria debolezza\u2026 come \u00ab<em>vasi di creta<\/em>\u00bb, depositari di un preziosissimo \u00ab<em>tesoro<\/em>\u00bb (2Cor 4,7).<br \/>\nI capitoli 8 e 9 sono invece riservati alla ripresa della colletta per le comunit\u00e0 di Gerusalemme come gesto di generosit\u00e0 e solidariet\u00e0, di profonda comunione tra le Chiese\u2026 e, in ultima analisi, come partecipazione alla forma del Figlio che \u00ab<em>da ricco che era, si \u00e8 fatto povero per voi, perch\u00e9 voi diventaste ricchi per mezzo della sua povert\u00e0<\/em>\u00bb (2Cor 8,9), cio\u00e8 ci ha paradossalmente arricchiti della capacit\u00e0 di farci poveri perch\u00e9 altri possano arricchirsi: non \u00e8 un gioco di parole, ma lo stravolgimento della logica di Dio!<br \/>\nAll\u2019inizio di 2Cor 10 i toni cambiano improvvisamente e radicalmente e l\u2019Apostolo passa a istituire un\u2019articolata apologia della propria autorit\u00e0 apostolica, che sembra ancora una volta messa in discussione dai Corinti, abbindolati da alcuni definiti con un certo sarcasmo \u00ab<em>superapostoli<\/em>\u00bb (2Cor 11,5). \u00c8 plausibile che un\u2019altra crisi sia intercorsa con la comunit\u00e0 di Corinto e che questi ultimi capitoli pertanto siano stati in origine uno scritto autonomo e successivamente trasmesso redazionalmente unito ai precedenti.<br \/>\nPaolo sembra indotto dalle accuse che egli stesso riporta (2Cor 10,1-2.10) a difendere l\u2019origine divina della propria autorit\u00e0 apostolica (2Cor 11,5-6) attraverso la strategia retorica abilmente messa in campo dell\u2019elogio paradossale di s\u00e9. Egli si vanta innanzitutto della gratuit\u00e0 con cui svolge il proprio ministero (2Cor 11,7-15), segno della sua paternit\u00e0 nei confronti dei Corinti; e poi come un \u00ab<em>pazzo<\/em>\u00bb (2Cor 11,16), come uno scriteriato, si concede al confronto con gli avversari: ribaltando i loro criteri, elenca prima le proprie <em>res gestae<\/em> (2Cor 11,22-29) e poi le esperienze mistiche (2Cor 12,1-6), entrambe concluse con la sottolineatura della propria debolezza (2Cor 11,30-33; 2Cor 12,7-9) e con l\u2019espressione che riassume il suo vanto paradossale: \u00ab<em>Mi vanter\u00f2 ben volentieri delle mie debolezze, perch\u00e9 dimori in me la potenza di Cristo<\/em>\u00bb (2Cor 12,9)! L\u2019autorit\u00e0 apostolica di Paolo ha fondamento solo nella chiamata di Dio, non certo nella sua forza, nelle sue capacit\u00e0 retoriche, anzi nella sua debolezza paradossalmente risplende ancora di pi\u00f9 la potenza di Colui che lo ha chiamato e inviato a Corinto! E tale logica non \u00e8 che \u2012 ancora una volta \u2012 conformazione a quella del Figlio, che \u00ab<em>fu crocifisso per la sua debolezza, ma vive per la potenza di Dio<\/em>\u00bb (2Cor 13,4).<br \/>\nForse distanti sembrano le questioni affrontate, forse ancora pi\u00f9 distanti \u2012 se non per qualcuno addirittura fastidiosi \u2012 il linguaggio e le strategie retoriche a cui Paolo ricorre, eppure estremamente prezioso per ciascuno di noi e per la Chiesa di oggi il \u201cmetodo\u201d dell\u2019Apostolo: solo Cristo, solo la vita e le scelte del Figlio sono autentica \u201cforma\u201d da ricercare\u2026 e da chiedere per la propria vita e per la vita della Chiesa!<br \/>\nBuona lettura!<\/p>\n<p>sr Anna Borghi<\/p>\n<p>Prossime tappe: domenica 4 giugno dovremmo concludere la lettura della <em>Seconda lettera ai Corinzi<\/em>, per passare poi alla <em>Lettera ai Galati<\/em> (da leggere entro sabato 10 giugno).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cLa forma debole del Figlio \u00e8 la nostra forza!\u201d Carissimi, oggi dovremmo essere arrivati al capitolo decimo della Seconda lettera ai Corinzi. 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