{"id":975,"date":"2020-07-02T08:00:02","date_gmt":"2020-07-02T06:00:02","guid":{"rendered":"http:\/\/santostefanosegrate.it\/sito\/?p=975"},"modified":"2020-07-03T19:18:39","modified_gmt":"2020-07-03T17:18:39","slug":"il-silenzio-del-sabato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/santostefanosegrate.it\/sito\/linformazione\/gli-articoli-di-don-norberto\/lasterisco\/il-silenzio-del-sabato\/","title":{"rendered":"Il silenzio del Sabato"},"content":{"rendered":"<p>Terza puntata della &#8220;refurtiva&#8221;, frutto della rapina fatta ad un documento illuminante della Conferenza Episcopale Italiana. Avremmo potuto stampare il testo in un PDF o segnalarlo con un link. Invece mi sono sentito interpellato personalmente visto che anche per me la &#8220;lente pasquale&#8221; \u00e8 l&#8217;unica strada che sento vera per ci\u00f2 che \u00e8 successo.<\/p>\n<p>Avrei voluto scrivere tutto questo in &#8220;Asterisco&#8221; ma, visto che c&#8217;era gi\u00e0, mi sono permesso di rubare. Al termine andr\u00f2 a confessarmi da un vescovo di &#8220;manica larga&#8221; riportando la refurtiva: la mia persona, la mia comunit\u00e0, coloro che stanno vivendo in modo pasquale la loro vita di credenti. Una refurtiva restituita con&#8230; gli interessi.<\/p>\n<p>don Norberto<\/p>\n<p><strong>Buona lettura&#8230; numero 3<\/strong><\/p>\n<hr \/>\n<p><strong>IIl silenzio del Sabato<\/strong><\/p>\n<p>E fu sepolto\u00bb. Dopo la morte, Ges\u00f9 si \u00e8 lasciato deporre dalla croce, stendere a terra, avvolgere nei teli, porre dentro il sepolcro, oscurare da una grossa pietra. Quella che il corpo di Ges\u00f9 subisce \u00e8 una <strong>passivit\u00e0 preziosa<\/strong>, che rivela la nostra stessa passivit\u00e0: veniamo al mondo perch\u00e9 voluti e accolti da altri, siamo sfamati, nutriti e vestiti da altri e, alla fine, non saremo pi\u00f9 padroni del nostro corpo, consegnato ad altri e alla terra.<\/p>\n<p>Che lo vogliamo o no, siamo \u201cdipendenti\u201d, <strong>siamo limitati.<\/strong> Il virus ha <strong>assestato un colpo<\/strong> fatale al delirio di onnipotenza, allo scientismo autosufficiente, alla tendenza prometeica dell\u2019uomo contemporaneo. Ha creato una profonda inquietudine, quasi un trauma planetario, specialmente nelle zone ricche e industrializzate della terra: uno smarrimento speculare rispetto al senso di sicurezza che diventava facilmente spavalderia. Improvvisamente, anche questa parte di umanit\u00e0 ha dovuto fare i conti con il limite, con la propria consegna nelle mani di altro da s\u00e9, con una grossa pietra all\u2019ingresso del sepolcro.<\/p>\n<p>E ci si \u00e8 resi conto, come ha ricordato papa Francesco, che \u00absiamo sulla stessa barca\u00bb (27 marzo 2020): <strong>non esistono<\/strong> navi sicure e zattere sfasciate, ma un unico grande traghetto sul quale pochi credevano di potersi riservare scomparti privilegiati. Adesso \u2013 si potrebbe dire \u2013 \u00ab<strong>siamo nello stesso sepolcro<\/strong>\u00bb: condividiamo paura e morte, ansia e povert\u00e0. Tutti, senza distinzione, abbiamo fretta di uscire dal sepolcro. Vorremmo risorgere subito dopo il Golgota. Ma in questa fretta si <strong>nasconde una tentazione<\/strong>: quella di considerare la pandemia una brutta parentesi,<strong> anzich\u00e9<\/strong> una prova per crescere; un <em>chr\u00f3nos <\/em>da far scorrere il pi\u00f9 velocemente possibile,<strong> anzich\u00e9<\/strong> un <em>kair\u00f3s <\/em>da cogliere e da cui lasciarsi ammaestrare.<\/p>\n<p>Il giorno dopo la morte di Ges\u00f9 \u00e8 segnato dal <strong>silenzio<\/strong>. Non un silenzio vuoto, ma riempito dall\u2019attesa e dalla condivisione. Ges\u00f9 \u00abimpar\u00f2 l\u2019obbedienza dalle cose che pat\u00ec\u00bb. La sofferenza, che in quanto tale non va mai cercata e procurata, pu\u00f2 diventare una scuola. Nelle vicende drammatiche di un evento che non abbiamo scelto <strong>ci \u00e8 data la possibilit\u00e0 <\/strong>di entrare con umilt\u00e0 per purificare il nostro sguardo e la nostra stessa fede.<\/p>\n<p>In questi mesi,<strong> purtroppo<\/strong>, sono state anche rilanciate interpretazioni teologiche fuorvianti sulle origini della pandemia, presentata come punizione o flagello di Dio per i peccati degli uomini. Sono interpretazioni che hanno il sapore amaro delle parole degli amici di Giobbe che, presumendo di dare una spiegazione \u201clogica\u201d, finiscono per non sentire il dolore dei sofferenti e quindi non pensano secondo il Dio della Bibbia.<\/p>\n<p>Nel silenzio del Sabato \u00e8 emerso un <strong>altro atteggiamento scomposto<\/strong>: la tentazione del miracolo. Alcuni gesti, che poco hanno a che vedere con l\u2019umile purezza della liturgia, svelano piuttosto la fatica di rimanere nel sepolcro, condividendo le domande e le ansie di ogni persona di fronte alla morte, accettando di rivolgersi con maturit\u00e0 e toni sommessi al Dio che \u00e8 onnipotente nell\u2019amore.<\/p>\n<p>L\u2019esperienza di questo tempo ha riproposto con forza un altro importante aspetto proprio del Sabato santo: <strong>il digiuno eucaristico.<\/strong> \u00c8 emerso un sincero attaccamento di molti presbiteri e fedeli alla liturgia della Messa e alla comunione. Lo stretto legame tra il corpo eucaristico e il corpo ecclesiale \u2013 da cui la celebre espressione \u201cl\u2019Eucaristia fa la Chiesa\u201d \u2013 si \u00e8 mostrato una volta di pi\u00f9 vero, per quanto vissuto nella forma della mancanza. Ma<strong> la scena era insolita<\/strong>: da una parte, il corpo eucaristico veniva ripresentato sull\u2019altare dai presbiteri; dall\u2019altra, il corpo ecclesiale nella sua forma assembleare era costretto a rimanere lontano dall\u2019altare, dalla mensa e dalla comunit\u00e0.<\/p>\n<p>Si trattava di una <strong>separazione innaturale<\/strong>, per quanto le trasmissioni televisive potessero in parte supplire, integrate dalle celebrazioni domestiche. Tuttavia, anche il digiuno eucaristico prolungato appartiene all\u2019esperienza del <strong>dimorare nel sepolcro<\/strong> in attesa della risurrezione. Dalla condivisione della situazione a cui tante comunit\u00e0 cristiane sparse nel mondo sono costrette, a causa della persecuzione o della scarsit\u00e0 dei sacerdoti, <strong>si pu\u00f2 imparare<\/strong> ad apprezzare di pi\u00f9 la celebrazione eucaristica e il mandato di carit\u00e0 che ci consegna: la comunione eucaristica \u00e8 finalizzata, infatti, alla comunione ecclesiale e al servizio reso ai fratelli.<\/p>\n<p>Sostare in pace e con coraggio nel sepolcro non \u00e8 affatto facile: \u00e8 per\u00f2 un <strong>passaggio necessario<\/strong> verso l\u2019ascolto attento dei fratelli, verso una condivisione profonda delle fragilit\u00e0, verso il recupero di un silenzio orante, verso un affidamento autentico al Signore.<\/p>\n<p>Conferenza Episcopale Italiana<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Terza puntata della &#8220;refurtiva&#8221;, frutto della rapina fatta ad un documento illuminante della Conferenza Episcopale Italiana. 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