{"id":977,"date":"2020-07-04T00:00:51","date_gmt":"2020-07-03T22:00:51","guid":{"rendered":"http:\/\/santostefanosegrate.it\/sito\/?p=977"},"modified":"2020-07-03T19:18:30","modified_gmt":"2020-07-03T17:18:30","slug":"la-speranza-della-domenica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/santostefanosegrate.it\/sito\/linformazione\/gli-articoli-di-don-norberto\/lasterisco\/la-speranza-della-domenica\/","title":{"rendered":"La speranza della Domenica"},"content":{"rendered":"<p>Ecco l&#8217;ultima parte di quello che ho definito: &#8220;Refurtiva&#8221;. Si completa la traccia che i Vescovi ci hanno offerto (testo passato inosservato, ahim\u00e8!) per rileggere il tempo di pandemia secondo la &#8220;lente&#8221; del Triduo Pasquale.<br \/>\nLo abbiamo vissuto cos\u00ec nelle nostre case, ora ci \u00e8 chiesto di comprenderlo in questo modo, l&#8217;unico che i cristiani hanno e che possono offrire ad altri.<br \/>\nRingrazio chi materialmente ha scritto questo documento perch\u00e9&#8230; mi ha rubato la penna! Sarei stato meno preciso, forse pi\u00f9 complicato, avrei fatto pi\u00f9 errori&#8230; non sono un vescovo.<br \/>\nQui invece mi ritrovo in pieno, quasi come se l&#8217;avessi scritto io. Ecco perch\u00e9 \u00e8 ancor pi\u00f9 interessante!<\/p>\n<p>don Norberto<\/p>\n<p><strong>Buona lettura&#8230;numero 4<\/strong><\/p>\n<hr \/>\n<p><strong>La speranza della Domenica<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 risorto\u2026 ed \u00e8 apparso\u00bb. L\u2019annuncio del \u201cterzo giorno\u201d, lanciato da san Paolo nel <em>k\u00e9rygma <\/em>della Lettera ai Corinzi, risuona nelle forme degli inni e delle narrazioni lungo tutto il Nuovo Testamento: le cosiddette \u201capparizioni\u201d sono esperienze uniche, capaci di rinnovare in profondit\u00e0 la vita. Attraversando la morte, <strong>Ges\u00f9 ha infatti cambiato<\/strong> la direzione della storia. Non si tratta di un suo privilegio esclusivo: egli \u00e8 risorto come \u00abprimizia di coloro che sono morti\u00bb, come \u00abprimogenito dei morti\u00bb, come il <strong>primo di tutti<\/strong>, perch\u00e9 spalanca il sepolcro di ciascuno di noi.<\/p>\n<p>Ges\u00f9 <strong>risorge solo<\/strong> il terzo giorno, quando ormai la morte sembrava averlo inghiottito per sempre, quando la pietra pareva averlo tumulato definitivamente. <strong>Solo il terzo giorno<\/strong>, perch\u00e9 la risurrezione \u00e8 vera e credibile quando abbraccia la morte e la sepoltura: il corpo di Ges\u00f9 risorto \u00e8 pienamente \u201ctrasfigurato\u201d, perch\u00e9 in precedenza aveva accettato di essere completamente \u201csfigurato\u201d. La sua gloria risplende, perch\u00e9 \u00e8 passata attraverso una piena solidariet\u00e0 con gli uomini: <strong>ha raccolto tutto l\u2019umano<\/strong>, anche nei suoi risvolti pi\u00f9 orribili.<\/p>\n<p>La pandemia ha messo <strong>alla prova<\/strong> l\u2019annuncio della speranza cristiana, la \u201c<strong>beata speranza<\/strong>\u201d di cui parla la liturgia. Forse ha svelato <strong>anche i limiti<\/strong> di una predicazione troppo astratta sulla vita eterna, frettolosamente preoccupata, quando non semplicemente silente, di rimandare all\u2019aldil\u00e0 senza sostare il tempo giusto sul Golgota e nel sepolcro. Nonostante i tentativi di rinnovare l\u2019annuncio della speranza cristiana (cf. Benedetto XVI, <em>Spe salvi<\/em>), siamo rimasti ancorati ad una concezione secondo cui l\u2019immortalit\u00e0 e la risurrezione <strong>sono temi del \u201cpost\u201d:<\/strong> riguardano cio\u00e8 solo ci\u00f2 che saremo dopo la morte. Nella cultura occidentale temi come la fine e l\u2019oltre sono stati in buona parte rimossi. La morte, imbarazzante e fastidiosa, ha sub\u00ecto <strong>due tentativi<\/strong> di neutralizzazione: con <strong>il silenzio<\/strong> o, all\u2019opposto, con <strong>la spettacolarizzazione<\/strong>. La vita eterna, con tutti i suoi risvolti \u2013 giudizio, paradiso, purgatorio, inferno, risurrezione \u2013 \u00e8 banalizzata o relegata nello scaffale dell\u2019evocazione simbolica: due tentativi di escluderla dall\u2019orizzonte terreno, dalle cose umane su cui vale la pena puntare.<\/p>\n<p><strong>Per noi cristiani<\/strong> \u00e8 s\u00ec una questione di linguaggio, ma \u00e8 soprattutto una questione di esperienza e testimonianza. Il linguaggio va certamente aggiornato, non solo a livello teologico, ma anche della prassi pastorale e della predicazione; ma \u00e8 soprattutto necessario saper cogliere <strong>i segni della vita eterna dentro<\/strong> la vita terrena di ogni giorno.<\/p>\n<p>Il Vangelo di Giovanni spesso annuncia la vita eterna e la risurrezione al presente, ad esempio con le lapidarie parole di Ges\u00f9 a Marta: \u00abIo sono la risurrezione e la vita\u00bb. Chi cammina verso un traguardo desiderabile accetta anche le fatiche del percorso senza perdersi d\u2019animo; <strong>chi cammina nella speranza della vita eterna<\/strong> trova tracce di eternit\u00e0 anche nel gesto di dare un bicchiere d\u2019acqua ad un piccolo. Vangelo alla mano, il formulario dell\u2019esame finale sar\u00e0 molto semplice: \u00abMi hai assistito quando ho avuto fame e sete, ero nudo e povero, ero straniero, malato e carcerato?\u00bb. In definitiva, \u00aballa sera della vita saremo giudicati sull\u2019amore\u00bb (san Giovanni della Croce).<\/p>\n<p>L\u2019annuncio della speranza cristiana \u00e8 tutt\u2019altro che alternativo alla speranza umana: l\u2019averlo talvolta presentato come una raccolta di verit\u00e0 astratte, slegate dall\u2019esistenza terrena e dalle sue attese, ha prestato il fianco <strong>all\u2019accusa di alienazione<\/strong>, illusione o fantasia compensativa. <strong>L\u2019escatologia cristiana<\/strong> \u00e8 in realt\u00e0 un\u2019antropologia che reclama pienezza, una carit\u00e0 che inizia a prendere corpo nel presente e si orienta al suo compimento. Senza questo orizzonte, ogni germe di amore, ogni progetto, ogni desiderio e sogno, andrebbero inesorabilmente ad infrangersi: sarebbe davvero un raggiro la nostra vita sulla terra, se fosse sufficiente un virus o un terremoto, una distrazione in auto o un momento di disperazione perch\u00e9 tutto finisca, per sempre.<\/p>\n<p><strong>La speranza cristiana si fonda<\/strong> sull\u2019esperienza che la comunit\u00e0 credente fa del Risorto. Ancora otto giorni dopo la risurrezione di Ges\u00f9, infatti, i discepoli si ritrovano nel Cenacolo, in una casa, a porte chiuse. Hanno una percezione angosciosa del rischio che corrono fuori da quell\u2019ambiente, che adesso sentono come rassicurante ma che alla lunga sanno essere troppo angusto. <strong>Il Risorto li raggiunge<\/strong> nell\u2019ambiente chiuso in cui si sono rifugiati: l\u2019incontro avviene anzitutto il primo giorno dopo <em>shabbat<\/em>, cio\u00e8 il primo giorno lavorativo dopo quello di riposo e di festa. Il Risorto viene ad attivare processi di vita evangelica nel tempo quotidiano dei discepoli.<\/p>\n<p><strong>Non si dice<\/strong> quanto si sia trattenuto con i discepoli: si pu\u00f2 presumere che lo abbia fatto per tutto il tempo necessario per rasserenarli, per fare loro una catechesi sui misteri della fede e per motivarli ad un nuovo stile di vita.<\/p>\n<p>Se, da una parte, il trauma della morte violenta di Ges\u00f9 aveva disorientato i discepoli e li aveva fatti rinchiudere in se stessi, dall\u2019altra, aveva paradossalmente sollecitato domande come quella di Tommaso \u2013 \u00abSe non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo\u00bb \u2013 che trovano adesso una risposta nel Risorto.<\/p>\n<p>L\u2019evento della risurrezione di Ges\u00f9 pone il nostro desiderio di vita in un orizzonte di possibilit\u00e0 reale. La sua risurrezione comporta la definitiva trasfigurazione del corpo, <strong>l\u2019ingresso della carne nella dimensione divina.<\/strong> Il suo corpo terreno \u00e8 stato investito dallo Spirito e glorificato, anticipando la risurrezione finale di ciascuno di noi: \u00abLa sua risurrezione non \u00e8 una cosa del passato; contiene una forza di vita che ha penetrato il mondo. Dove sembra che tutto sia morto, da ogni parte tornano ad apparire i germogli della risurrezione. \u00c8 una forza senza uguali. \u00c8 vero che molte volte sembra che Dio non esista: vediamo ingiustizie, cattiverie, indifferenze e crudelt\u00e0 che non diminuiscono.<\/p>\n<p>Per\u00f2 \u00e8 altrettanto certo che nel <strong>mezzo dell\u2019oscurit\u00e0 comincia sempre <\/strong>a sbocciare qualcosa di nuovo, che presto o tardi produce un frutto. In un campo spianato torna ad apparire la vita, ostinata e invincibile. Ci saranno molte cose brutte, tuttavia il bene tende sempre a ritornare a sbocciare e a diffondersi. Ogni giorno nel mondo rinasce la bellezza, che risuscita trasformata attraverso i drammi della storia. I valori tendono sempre a riapparire in nuove forme, e di fatto l\u2019essere umano \u00e8 rinato molte volte da situazioni che sembravano irreversibili. Questa \u00e8 la forza della risurrezione e ogni evangelizzatore \u00e8 uno strumento di tale dinamismo\u00bb (<em>Evangelii gaudium<\/em>, n. 276).<\/p>\n<p>Conferenza Episcopale Italiana<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ecco l&#8217;ultima parte di quello che ho definito: &#8220;Refurtiva&#8221;. 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