In questo mese tutte le parrocchie della Diocesi rinnovano il C.P.P.: Si rinnova la consapevolezza di essere parte della chiesa; si possa sentire la coscienza della “corresponsabilità” del cammino di tutte le comunità, cominciando con un bel “Consigliare” (si chiama “Consiglio Pastorale Parrocchiale).
 
Chiediamo al Signore che ci conceda di vivere questa esperienza con uno spirito di “servizio voluto, accettato, fraterno, trasparente, sincero e fecondo”!
Il primo ringraziamento raggiunga tutti coloro che compongano l’attuale C.P.P. per la disponibilità dimostrata in tutti questi anni.
Un secondo motivo di ringraziamento è per i nuovi eletti, per aver accettato di far parte di questo organismo “tanto prezioso quanto delicato per il bene della nostra parrocchia.

Guardando al futuro immediato è urgente allora fare seriamente due riflessioni:

  • la prima sulla vita della nostra comunità
  • la seconda sull’impegno personale

Dovremo continuare a pensare la parrocchia non come un ente che distribuisce servizi, ma come una famiglia, dove ciascuno si sente a casa propria. Per il buon funzionamento di una famiglia è indispensabile che ciascuno, secondo il suo ruolo, svolga responsabilmente i suoi compiti: gestione economica, pulizia, cucina, pagamento bollette ecc. Anche la nostra comunità per la sua sopravvivenza ha le stesse esigenze:

  • progettare e organizzare le celebrazioni e i vari momenti di preghiera perché si svolgano in modo dignitoso e coinvolgente;
  • curare l’annuncio del Vangelo con una catechesi fedele al Signore e attenta alla sensibilità contemporanea, indirizzata, non solo ai ragazzi, ma a tutti;
  • scoprire le necessità e bisogni dei fratelli della parrocchia per intervenire non solo facendo elemosina, ma vivendo la carità come impegno politico e sociale per risolvere i problemi alla radice;
  • non dimenticando ovviamente le questioni pratiche come la gestione economica, la cura degli edifici: la chiesa, l’oratorio, la Casa della Comunità.

Il lavoro quindi è tanto e le persone che si impegnano sono sempre insufficienti. La prima cosa che forse pensiamo, anche per metterci la coscienza a posto, è: io non sono capace, o meglio: io non sono degno.
E’ il modo sbagliato di iniziare una riflessione personale
La domanda giusta è:
cosa vuole il Signore da me e cosa possa fare io per la mia comunità?

E’ il Signore che chiama e dà la forza per affrontare un eventuale impegno, che vorremo assumerci.
Auspico che tanti possano diventare “corresponsabili” con i sacerdoti, della vita “in tutte le sue sfaccettature”, a cominciare dal nuovo C.P.P.

Don Stefano
 

(questo testo è tratto dal numero 73 di "Verso Emmaus" - ottobre 2006)