Un saluto al “non abbandonarci”

Benvenuto caro verbo. Dopo aver salutato per 65 volte il “Non ci indurre” (uno per ogni anno vissuto, ricordando i luoghi in cui vivevo) ora saluto te, verbo con cui dovrò fare i conti per tutto il resto della mia vita. Mi succederà di tenere la vecchia abitudine… certo, l’abitudine!

Ma non è su te come verbo che mi ci metto, ma sul fatto che entri “da nuovo” nella eterna preghiera del Padre Nostro.

L’uso che facciamo di te, come verbo è molto variegato perché si può indicare il positivo o il negativo, usando o non usando il “non”. Infatti si dice: “Abbandonare il tetto coniugale, un cane lungo la strada, gli studi, la famiglia o la morale cristiana”. Si può anche decidere di “abbandonare un vizio, una compagnia sbagliata, una vita disordinata o lontana dalla fede”.

Cosa c’è di strano nel cambiare un verbo o una parola? Può capitare che un Papa dica: “Forse è più conveniente questa traduzione dal latino”. Semplice, da questo giorno in avanti si cambia, come dalle tre di notte nel mese di marzo avviene per l’ora legale. Eppure il mutamento grammaticale obbliga a fermarsi proprio su quella espressione dove tu sei stato collocato. Non sei più importante di altri verbi come “santificare, liberare, dare o venire, fare o rimettere..” ma la tentazione è la tentazione, il farsi fregare è il farsi fregare!

E se fosse il caso di dare un occhio proprio alla “tentazione”, quella per cui noi ci si stacchi da Dio? In fondo da sempre è così, dal famoso capitolo 3 della Genesi ed è facile cascarci, tanto si dice: “Dio non mi ascolta, Lui è lontano, ma cosa vuoi che mi importi e poi riesco a farcela da solo”… appunto!

Quanto abbiamo bisogno di te, “infante verbo nel Padre nostro”, proprio perché entri come un bambino in una antica preghiera e ci vieni per portare la novità, quella di risvegliare una attenzione, una cura vigilante che impedisca di “non farsi fregare”. Appellandosi proprio a quel Dio molto umano che ha rifiutato energicamente la tentazione con un bel “Vattene Satana”, grido che diventerà un pugno mortale negli inferi, nella notte del definitivo scontro.

Certo, non saremo abbandonati solo se noi lo desideriamo con il cuore, ma questo mi sembrerebbe ovvio, o no?

Ben arrivato allora in quella eterna preghiera che accompagnerà sempre il credente ma anche il “non credente”. Benvenuto in quella preghiera che risuonerà nelle navate delle cattedrali o nella piazza di san Pietro, nel silenzio di un ospedale o nel limitato spazio delle nostre camere, dopo l’immersione nel fonte battesimale o nel gesto di lasciare una persona cara nella terra. È il verbo che useranno molti che pregheranno per noi. Buon cammino a te.

don Norberto