Esaltazione della Santa Croce
Arriva una lettera
Come ogni anno il vescovo scrive una lettera alle comunità cristiane della sua diocesi, chiedendo di condividere i pensieri che ritiene importanti oggi. Ufficialmente la lettera dovrebbe arrivare l’8 settembre, giorno della natività di Maria, con lo sguardo della Madonnina dal nostro duomo. Di fatto il servizio postale “spirituale” fa giungere la lettera in anticipo, a luglio, favorendo così un approccio più diluito ai suoi pensieri. Infatti tra una cosa e l’altra si arriva in fretta all’Avvento, a Natale, a Pasqua e poi… di nuovo è già estate!
La lettera completa la si potrà acquistare oppure scaricare dal sito della diocesi con un titolo che allude ad una frase del Signore: “Tra voi, però, non sia così”.
La solita solfa?
Non nascondo una sensazione di disagio quando sento, soprattutto da preti e non solo che il vescovo “non dice niente di nuovo, è la solita solfa”. Effettivamente messaggi eclatanti o innovativi non ci sono e forse non ci possono essere, eppure qualche paletto il vescovo lo mette.
Per esempio (come si dice nel sottotitolo) nel suggerire il modo di far ricadere l’esperienza del Sinodo, voluto da papa Francesco, e che ha toccato l’Italia e i rappresentanti di tutti i continenti. Percepire che siamo “differenti e originali” per la speranza che vive in noi, non è richiamo da poco visto il clima di incertezza e di scoraggiamento che ci vede tutti in apprensione. Un atteggiamento che potrebbe indurre ad una inerzia senza vedere il movimento dello Spirito che ci spinge a lavorare nella vigna, di cui vignaiolo è il Padre e il cui frutto, la vite, è lo stesso Gesù. Ribadisce per l’ennesima volta (forse perché si è “de coccio”) il valore dell’anno liturgico dentro cui il popolo cristiano cresce; infatti se dovessimo fermare le iniziative parrocchiali per carenza di preti o di volontari, o perché bloccati da un Covid qualsiasi, guarda caso rimarrebbe l’anno liturgico nella sua ricchezza offerta dal messale della Chiesa e dal lezionario.
Come non dare ragione al continuo rilancio della centralità del battesimo e della celebrazione eucaristica? Da buon padre di famiglia infine sollecita cammini di unione, stimolando i preti a superare un ministero individualistico, per esprimersi in un presbiterio dove si possa procedere insieme; suggerisce al popolo di Dio una formazione a questo stile che apre la Chiesa ad essere se stessa per il futuro. Curiosi sono tre intermezzi: il primo incontrando l’affetto che abbiamo tutti per il Piccolo Principe (che riportiamo sotto); il secondo con una rivisitazione della parabola di quanti, lavorando alla vigna a diverse ore, sono pagati però in modo uguale; il terzo con un simpatico dialogo tra don Camillo e Peppone. Proviamo allora a curiosare tra le pagine della lettera del vescovo Mario.
Don Norberto
La parola al Vescovo
Stavo per scrivere qualche domanda per favorire il lavoro degli operatori pastorali e di tutti i fedeli. Avrei voluto chiedere: quale attenzione si pone nella nostra comunità alla vita e alle proposte della Chiesa diocesana e della Chiesa universale? Con quali forme si comunica nella nostra comunità? Come il Consiglio pastorale coinvolge e aiuta tutti i fedeli ad avvertire l’importanza, la pertinenza, la grazia di cammini sinodali? Stavo dunque scrivendo qualche domanda, quando mi sono assopito. Infatti certi lavori sono un po’ noiosi. Nel sonno ho fatto un sogno.
Dialogo immaginario del Piccolo Principe in viaggio nell’universo
Si dice che su un asteroide smarrito nel grande universo abitasse il Piccolo Principe: era solo e si godeva i tramonti e le albe. No, non era solo: aveva fatto amicizia con una rosa che era spuntata chi sa come sull’asteroide. Se ne curava e le parlava. Non è facile l’amicizia con una rosa: ha le sue spine e i suoi capricci. Un giorno, dopo un battibecco con la rosa, il Piccolo Principe decise di andare a esplorare altri pianeti in cerca di migliore compagnia.
Il Piccolo Principe arrivò sul pianeta abitato dai gaudenti. Il Piccolo Principe: «È bella la vita sul vostro pianeta. Si canta, si danza, di mangia, si beve. È sempre festa. Perché fate festa? Non avete mai preoccupazioni? Io infatti sono contento del mio pianeta, ma sono molto preoccupato per la rosa che è diventata mia amica.» I gaudenti: «Piccolo Principe impertinente! Su questo pianeta tutto è possibile, tutto è lecito. Una cosa sola è proibita: fare domande.»
Il Piccolo Principe riprese pertanto il suo viaggio nell’immenso universo. Arrivò presto sul pianeta di Ego. Ego abitava solo e perciò non aveva motivo di parlare molto. In sostanza il suo vocabolario era ridotto a una parola: io, io, io. Il Piccolo Principe: «Buon giorno, signore! Non c’è nessuno su questo pianeta?» Il signor Ego: «Come nessuno? Ci sono io! Io ho fatto, io ho deciso, io ho nominato il sindaco e il parroco, il maestro e il sacerdote.» Il Piccolo Principe: «Ma chi sono questi personaggi?» Il signor Ego: «Io, io, io.» Il Picco lo Principe: «E chi c’era prima? E chi verrà dopo?» Il signor Ego: «Io, io, io.» Il Piccolo Principe: «È piuttosto noioso abitare su questo pianeta.»
Il Piccolo Principe riprese il suo viaggio nell’immenso universo. Dopo aver viaggiato e viaggiato arrivò sul Pianeta triste. Il Piccolo Principe: «Signora Mestizia, perché mai sono tutti tristi su questo pianeta?» Signora Mestizia: «Qui sono tutti tristi perché sono tutti intelligenti. Perciò non credono a niente che non sia scientifico. L’unica verità indiscutibile è che tutti sono destinati a morire. Qui sono tutti tristi perché sono tutti realisti: c’è poco da stare allegri se si guarda come sono gli uomini, le donne, i giorni, le notti, gli stati e i cittadini. Qui sono tutti tristi perché sono tutti colti: sanno la storia, sanno le statistiche, sanno le malattie e sanno i progetti dei potenti. Perciò hanno imparato a non fidarsi di nessuno e a non aspettarsi niente.» Il Piccolo Principe: «E pensare che io ero convinto che l’intelligenza, la cultura, il realismo fossero di aiuto per tenere viva la speranza…»
Il Piccolo Principe si rese conto che nell’universo ci sarebbe voluto qualcuno per seminare speranza, fraternità, sapienza. E tra sé e sé meditava: «Forse toccherebbe a me». (Mario Delpini)
70 candeline
Domenica 14 settembre il papa compie settant’anni! Mi permetto di segnalare questo particolare poiché rientra nella stessa categoria di coloro che sono nati nel 1955. A parte l’affetto per Leone XIV, mi sovviene ciò che dice il salmista: “Gli anni della nostra vita sono settanta, ottanta per i più robusti, ma quasi tutti sono fatica, dolore; passano presto e noi ci dileguiamo. Chi conosce l’impeto della tua ira, tuo sdegno, con il timore a te dovuto? Insegnaci a contare i nostri giorni e giungeremo alla sapienza del cuore”.
Al di là del fatto che ottanta o settanta sembrano gli anni entro cui siamo determinati, il salmista non poteva sapere come si sarebbe allungata la vita nel corso dei secoli, visto che molti novantenni si difendono bene.
Un giovane non può comprendere quanto velocemente passino gli anni né si può negare la constatazione che siano fatica e dolore (certo anche gioia e bellezza). Lo sguardo su ciò che è passato produce anche commozione, la stessa che si prova quando si legge un romanzo, si vede un film o si ascolta un’esperienza che tocca la vita.
Non male l’espressione del “contare i nostri giorni così da giungere alla sapienza del cuore”. Sembra proprio che il mettere insieme i giorni passati, i minuti che si vivono e il tempo che verrà, produce proprio la saggezza del cuore.
Faccio volentieri gli auguri al coscritto famoso e lo citerò durante la Messa, aggiungendo pure il numero quattordici che porta nel nome. Immagino la sua vocazione, le sue esperienze, le persone che ha incontrato e che sta incontrando. Spero che i potenti della terra che lo incontreranno, trovino il volto di una persona libera e sapiente che, perché no, faccia riconoscere la loro stupidità se rimangono attaccati a propri interessi così lontani dalla fraternità! (dN)
AVVISI
- Lunedì 15 settembre, alle ore 21 a Santo Stefano: celebrazione eucaristica a ricordo dei defunti con la presenza dei preti legati alla parrocchia e a quelli che sono in città.
- Martedì 16 settembre, alle ore 9 al cimitero: santa Messa (fino alla fine di ottobre, non al giovedì).
- Mercoledì 17 settembre, alle ore 6.30 a Santo Stefano: riprende l’orario per favorire la partecipazione alla santa Messa prima del lavoro o della scuola.
- Sabato 20 settembre, alle ore 19.30 a Lavanderie: incontro con i consigli pastorali della città insieme al vicario episcopale don Antonio.
- Domenica 21 settembre, alle ore 11.30 a Santo Stefano: anniversari di matrimonio.
San Felice
- Sono aperte le iscrizioni aperte per giornata parrocchiale a Caravaggio (sabato 4 ottobre)
- Domenica 12 ottobre: saluto a don Saturnino che lascerà la parrocchia dopo 9 anni durante i quali ha potuto studiare medicina, grazie al suo impegno e ai fondi dalla Conferenza episcopale italiana.
- Segnaliamo il Cineforum per adulti al giovedì per dieci sere e per i giovani al venerdì per quattro volte.
