23 dicembre
UN FILO DI VOCE
E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, amati dal Signore».
Gli angeli non fanno “casino”, gli angeli si muovono a fil di voce, percepibili ma non secondo le orecchie umane. Eppure così hanno raccontato coloro che hanno sentito. Parlano della “gloria”, presenza dei cieli, impossibile da immaginare per noi piccoli della terra. Si loda per una Gloria che diventa pace per uomini (non più di buona volontà), amati dal Signore, un amore “a prescindere”. Un amore per gente invece stonata, che distrugge l’armonia delle cose e del mondo, che distrugge il suono delle relazioni. Poveri uomini, eppure…!
È bello che una frase del genere “rapita” dal filo di voce degli angeli, sia arrivata in ogni liturgia di festa. Invito ad accordarci a quel canto di lode che è nella Gerusalemme celeste, invece di obbligare la schiera celeste alle nostre stonature o povertà liturgiche.
Ti lodo e di benedico o Padre, perché hai fatto questo prodigio. Hai voluto aprire una finestra sulla lode celeste, sulla liturgia del cielo, facendoci percepire, con un filo di voce, cosa ci aspetta, cosa siamo chiamati a vivere dal momento che “i cieli e la terra sono pieni della tua gloria”.
Ti lodo con una decina del rosario, unendomi agli angeli del Natale e agli angeli della Resurrezione, agli angeli che accompagnano i grandi eventi della storia e l’angelo custode che accompagna la vita quotidiana. Magari potrei “canticchiare”, perché no?, un canto di Natale.
