Lettura Nuovo Testamento – 04

Carissimi,
oggi dovremmo essere arrivati al capitolo diciannovesimo del Vangelo di Matteo.
Ripercorriamo sinteticamente la lettura di questa ultima settimana, iniziata con il lungo discorso in parabole (Mt 13,1-52). Gesù dispiega i segni del regno iscritti dentro alla realtà di tutti i giorni … nella generosità del seminatore, nella piccolezza del seme che, se attecchisce, diventa albero grande, nel lievito, nascosto eppure così efficace … per coinvolgere noi lettori e così farci riconoscere più facilmente il regno di Dio, cioè la sua presenza affidabile in mezzo noi. Il Signore da sempre cerca un modo per farsi conoscere, per venirci incontro con un linguaggio che superi le nostre difese … fino alla “parabola” della vita del Figlio!
Eppure spesso la sua Parola è rigettata dai suoi: appena riprende la sezione narrativa (Mt 13,53‒16,20), che vede Gesù di ritorno a Nazareth, si palesa infatti il rifiuto, tanto che i discorsi che seguono sono orientati a formare i suoi discepoli piuttosto che tutto il popolo. Egli tuttavia non smette di prendersi cura, guarire e nutrire le folle che lo seguono (cfr. la duplice moltiplicazione dei pani: Mt 14,13-21; 15,29-39). La sezione si conclude con un ribaltamento rispetto all’inizio, cioè con il riconoscimento e la confessione di fede di Pietro (Mt 16,13-20).
Mt 16,21 segna uno spartiacque importante nella narrazione perché da questo momento Gesù orienta i propri passi verso Gerusalemme. Egli inizia a disporre a tale destinazione anche i suoi discepoli, annunciando loro della sua passione (Mt 16,21;17,22-23;20,17-19), esplicitando le condizioni per calcarne le orme (Mt 16,24-28), ed anche mostrando la sua vera sorte e la possibilità di contemplare sempre il suo volto trasfigurato se si rimane in ascolto della sua parola (Mt 17,1-8)! La guarigione che segue infatti (Mt 17,14-20) è più relativa all’incredulità dei discepoli che all’epilettico! La sezione si chiude con la questione della tassa per il Tempio che mantiene il lettore orientato alla meta del viaggio, anche nell’ulteriore “sosta” discorsiva sulla Chiesa, sulla comunità del Messia (Mt 18), costituita dai «piccoli», da coloro che si riconoscono cercati come pecorelle smarrite, da coloro che si lasciano raggiungere dal perdono.
In Mt 19 Gesù si rimette in cammino verso Gerusalemme e riprende la formazione dei suoi discepoli che, specularmente ai farisei che suggeriscono divisione (Mt 19,3-9), cercano anch’essi di separare da lui i bambini (Mt 19,13-15): sembra quasi che il discorso ecclesiale da poco concluso sia entrato ed uscito in fretta dalle loro orecchie! E questo è consolante anche per noi lettori. Occorre veramente che abbandoniamo la presunzione di saper seguire il Signore: non è forse questa la ricchezza che preclude l’ingresso al regno dei cieli?! È questa un’impresa solo “da Dio”, al quale nulla è impossibile, neppure di fare di noi dei discepoli, capaci di ascoltarlo e seguirlo!
Buona lettura!
sr Anna Borghi

PS: se si volesse attingere ad ulteriori linguaggi per accedere a quello delle parole evangeliche, ci si potrebbe sbizzarrire con quello dell’arte: l’intensità del colore del sole nel Seminatore al tramonto di Vincent van Gogh non potrebbe ad esempio introdurci nella sovrabbondanza di amore che si fa Parola per sostenere la nostra vita?