Il libro che prende

Quando un libro piace cerchi di leggerlo in fretta perché, si dice, “ti prende”.

Questa espressione è bella perché non solo la storia, ma i personaggi presenti nel libro entrano poi in casa tua come ospiti, passano per la testa come immagini, si depongono nel cuore e nei sentimenti tanto da diventare amici. Sono donne come Agata o Teresa, Violette o Eufrasia con Filomena; sono uomini come Paolo di Tarso o Jan, Piero o Franco (ognuno potrà risalire ai titoli!).

Ultimamente sono le donne ad avere una centralità tra le pagine dei romanzi con cui mi imbatto. Molte di loro si muovono con i gesti e con le voci aprendoti alla commozione e lasciando un bel segno. Anche la Edith fa parte di questa schiera di personaggi, con Teresa la grande e Teresa la piccola, insieme alla famosa Etty.

È curioso che si usi l’articolo per indicare personaggi al femminile, ma è bello che sia così, proprio perché diventano familiari. Per i personaggi maschili invece, pur avendo una forte personalità, rimane normalmente solo il nome senza l’articolo: chissà mai perché!

Credo poi che sia esperienza di tutti centellinare le ultime pagine – magari in ore tarde – per vedere la conclusione della vicenda – non potresti dormire senza averle finite! – con un po’ di dispiacere al chiudersi definitivamente del libro con qualche lacrima.

Il libro ha il potere di “prenderti”, e lo capisci quando entri in libreria, quando lo tieni in mano e ti accorgi che lui ha scelto te, appunto “ti ha preso”. Oggi l’acquisto avviene più spesso attraverso Internet e allora si tiene più conto di una recensione e, soprattutto, del passaparola, ma identica è l’esperienza.

Nel libro santo dei Vangeli però non avviene lo stesso meccanismo: forse è così perché non si tratta di romanzo e la vicenda, più o meno conosciuta, “prende” di meno.
Ho conosciuto però qualche persona che cercava di tornare presto a casa per immergersi in quelle pagine e stare con quei personaggi: il Vangelo “prendeva”!
Dietro a tanti personaggi esistiti o frutto di una fantasia che diventa carne in un libro, rimane sempre la Parola. E quando mettiamo la maiuscola sappiamo di cosa si tratti e quando mettiamo l’articolo avanti lo facciamo per ricordare che lì c’è un amico, una persona cara, appunto Lui.

Quando “prendi in mano” un libro sai che quelle pagine potranno “prenderti” e portarti in quel mondo segreto dove la tua anima sente, parla, si risveglia.

Le parole scritte in libro favoriscono così il contatto con la Parola e quando quest’ultima parla… “ti prende” per sempre.

Don Norberto