Mi colpì anni fa la copertina di questo libro, dove il titolo veniva associato alla preghiera di un ebreo presso il Muro del Pianto, con un antiquato cellulare appoggiato alla pietra. Una volta, quando il telefono era “a muro” o messo sul tavolino, si chiedeva “Come stai?”. Con l’avvento del cellulare, dopo il consueto saluto, è più facile che si dica “Dove sei?”. Nel primo caso, con il telefono fisso era evidente che si chiamava a casa o in ufficio. Ora questo non è scontato visto che il cellulare segue le nostre tasche ed è presente nelle borsette delle donne.
Mi fa un po’ sorridere che adesso, obbligati a stare a casa, chiamando dal cellulare, si torni al “Come stai?”. Oggi quasi sicuramente si sa dove la persona è, ovviamente! Certo ora la domanda colpisce nel segno dato che si chiede della salute e del come si sta vivendo. Capita però che nelle conversazioni il “Come va?” sia associato ad un generico saluto, dal momento che la risposta è sempre quella: “Bene, grazie”. Normalmente all’interlocutore non interessa come io stia e all’altro non viene per nulla il desiderio di raccontare come stiamo in realtà.
Succede che, per divertirmi, quando mi si chiede “Come va?”, io risponda volutamente “Male”. La risposta “spiazza” il mio interlocutore che reagisce chiedendo “Come mai?”, quasi volendo essere solidale con me per la mia lapidaria parola, sperando forse che… non racconti i motivi del clima negativo. Ribatto: “Se avessi detto che tutto andava bene, mi avresti chiesto «Come mai»”? Momento di imbarazzo e di disagio che sciolgo riportando tutto con un sorriso insieme al “Guarda che scherzavo!”.
È bello invece risentire l’originale domanda “Ciao, come stai?”, sapendo che c’è un desiderio di conoscere e condividere magari un po’ della fatica dello stare rinchiusi in casa.
Dal punto di vista della “vita dello Spirito Santo in noi”, la domanda solita potrebbe essere ancora più intrigante, quasi a suggerire di raccontare appunto cosa lo Spirito va dicendo in noi, nelle circostanze di ogni giorno o di quelle che capitano in questi mesi. Una domanda che porti lì, apre l’interlocutore ad ascoltare sul serio ciò che vivo (“sono in un momento di aridità, vivo interessanti scoperte, mi vengono utili intuizioni, trovo letture stimolanti, faccio incontri curiosi…”) e obbliga me a raccontare, come lo Spirito mi stia guidando, sorreggendo, aiutando al di là di generiche risposte. Ho l’impressione cha anche all’altra persona verrà voglia di fare altrettanto!
Passerebbero dei lunghi minuti, ma alla fine potrebbe essere positivo il pensiero: “Quanto mai ho fatto la domanda ma… anche se si è fatto tardi, ne valeva la pena!”.
E se dovessimo ricominciare ad incontrarci, da credenti? Credenti curiosi non per essere “radio serva” o cadere in quel pettegolezzo che il Papa bacchetta pesantemente, ma desiderosi di riconoscere l’azione dello Spirito Santo. Che bello se fosse così; Dio voglia che sia così!
don Norberto
