Con i “social” annunciamo il vangelo, forse

Ci siamo ingegnati per vivere la nostra fede in questi due mesi, non potendo partecipare ai normali momenti di una comunità cristiana. Ecco le chiamate al cellulare, uso dei “social” e di piattaforme, Messe celebrate dal Duomo, momenti con il Papa, recita del rosario, trasmissioni in streaming…  e altre modalità di cui non conosco i termini.

Ci si è improvvisati uomini di spettacolo, usando il video e lo schermo come attori alle prime armi. Certamente dal punto di vista sociale e cristiano è partita una interessante creatività. Lo stesso Vescovo lo ha ricordato ai preti, poco prima della Pasqua, con le sue parole di stima dicendo: “Si sono trovate vie inedite per entrare nelle case, anche in quelle in cui non siete entrati mai, usando anche mezzi di comunicazione ai quali molti di noi non sono molto abituati“. Ha precisato in modo simpatico e graffiante: “Vi assicuro che non c’è un concorso a premi per chi si rivela più originale o per chi viene cliccato di più o quello che si espone a più gravi pericoli per uno zelo discutibile“.

Si potrebbe pensare: “Ma guarda! Nella fatica dell’evangelizzazione, nel desiderio di attrarre alla fede e alla Chiesa, bastava un uso intelligente del tecnologico e avremmo avuto maggiori risultati”. Ci si rende conto di come questi strumenti sono utili in momenti dove si bloccano le relazioni. Anche il credente in Gesù che non può celebrare nella liturgia della domenica e che non può sentire la presenza concreta della sua comunità, è stato aiutato grazie a questi nuovi strumenti di comunicazione.

Ma, mi sono detto, se non sia questo un pensiero cattivo, suggerito dal Maligno che fa credere in cose sbagliate. Per anni ci ha fatto credere che sarebbero bastate strutture adeguate, spazi sportivi moderni, luoghi di aggregazione giovanile per portare ragazzi e giovani a Cristo! Ci siamo cascati un po’ tutti (“c’ero anche io”, posso dire), al di là del buon senso che ci obbliga a tenere in ordine i nostri ambienti. Non vorrei che ora, in modo subdolo, ci convincesse che un po’ di… “social” e “vedrete come ripartirà la fede alla grande e la Chiesa riprenderà a mille”.

Già usare un linguaggio che vede il successo secondo criteri umani (con aggettivi e parole da intrattenimento televisivo!) dovrebbe metterci sul chi va là, almeno per semplice il fatto che il vangelo è… Vangelo del Regno che possiede il suo stile, le sue vie, “che è di Dio”! La salvezza dal male non può avvenire per merito di persone che usano la tecnologia, “sgamati” diremmo! Chi è infetto non può salvare! Gesù che non era “infetto”, può farci uscire dal regno degli inferi, perché Lui per primo ne è uscito. Mettersi in guarda da questo pensiero cattivo (anche se coperto dal “ma non è vero”) potrebbe essere sufficiente per non farsi prendere alla sprovvista.

Di contro, l’intelligenza maligna potrebbe spingere dall’altra parte, secondo la legge del pendolo, e cioè farci credere che: “Questi mezzi non servono, non sono utili, non bisogna seguire il mondo, non bisogna perdere tempo nel mondo “social”…”. Considero altrettanto maligno questo pensiero, perché risulterebbe invito alla pigrizia mentale e alla incapacità di leggere i segni dei tempi, con lo stupore davanti alle novità.

Usare invece ogni mezzo affinché Lui, il Signore comunque agisca, arrivi, apra: questo è il punto. Non serve e non è sufficiente sapere quanti abbiano cliccato, quanti follower si è avuti, quanti contatti si sono creati. Come se bastasse sapere quante bibbie si sono vendute per ritenersi discepoli del Signore…

D’altro canto, è bello riconoscere che la nostra intraprendenza è importante, altrimenti avrebbe potuto fare tutto Lui da solo, in fretta e meglio. Siamo quindi necessari per l’annuncio del Vangelo ma… essenziale è Lui. E chissà, forse questa potrà essere una buona notizia… per noi!

don Norberto