1 marzo 2026

Seconda domenica di Quaresima: della samaritana


La ferita di Delpini

Come sappiamo ((anche perché i media hanno dato risalto alla notizia) il Papa ha “congelato” la nomina del nuovo vescovo di Milano chiedendo a Delpini di rimanere in carica oltre il compimento dei suoi 75 anni che avverrà a luglio. Leone XIV ha un certo impegno nell’individuare le persone chiamate a ricoprire incarichi così importanti (certamente si farà aiutare). Solo pochi giorni fa anche la nomina di preti responsabili per il governo pastorale delle quattro aree (tranne il centro storico della città) in cui è suddivisa Roma che saranno consacrati vescovi. Per la nostra diocesi, invece, la scelta risulta particolare!  Come ha ribadito il nostro vescovo Mario, tutto potrà avvenire durante l’anno, a Dio piacendo. Mi sembra invece bello riportare le parole di sofferenza (meno evidenziate dai media) riguardo all’abbandono del sacerdozio da parte di alcuni giovani preti, uno dei quali con un forte esposizione mediatica. Ecco le sue parole:

«Il nostro presbiterio è ferito e forse anche arrabbiato per l’abbandono di alcuni confratelli che hanno scelto di lasciare il ministero, qualcuno con un clamore esagerato, qualcuno con un passaggio più discreto. A dire la verità sono anch’io un po’ ferito», ha confidato monsignor Delpini. «Infatti, le ragioni addotte da chi ha chiesto di lasciare il ministero o di sospenderne l’esercizio sono spesso su elementi di cui io ho la responsabilità come il fatto che carichiamo sulle spalle dei preti pesi insopportabili; che le parole che io uso per esprimere la mia cura per il ministero – il passaggio dal presbitero al presbiterio, la fraternità, la sinodalità, la missione, la gioia del Vangelo – sono considerate come sublimazioni mistificanti; il fatto che io indichi obiettivi ideali e che, poi, non ci si prenda cura di provvedere a condizioni che rendano praticabili tali ideali. Sono osservazioni che hanno a che fare, quindi, con il governo della Diocesi di cui io ho la responsabilità, sono rilievi che mi danno molto da pensare e non sono molto incoraggianti per aiutare i giovani che vogliono fare il prete. Cerco di fare quello che posso e sono molto grato a tutti i vicari, i confratelli, i collaboratori che con me sono feriti: insieme cerchiamo le condizioni perché possiamo essere dei preti che portano nella propria vita lo stile di Gesù, riuscendo a fare questo perché sono condotti e incoraggiati dalla presenza di Gesù, come ci dice san Paolo».


Corsi di aggiornamento?

Nelle scorse settimane mi è capitato di partecipare, al corso per la Sicurezza sul lavoro (due giorni) e al corso di Primo soccorso (altre 12 ore). Sono stati momenti utili per approfondire la mia limitata conoscenza della materia, ma anche piacevoli contatti con le persone che frequentavano le stesse lezioni. Tra un caffè e una pausa, c’è stata l’occasione di scambiare due chiacchiere fuori dal contesto “ecclesiale”. Ho partecipato in qualità di referente del cinema san Felice.

Ho notato che questi corsi coinvolgono diverse persone in un’attività formativa che interessa gli ambienti di lavoro e che, nel tempo, ha portato e porterà benefici per la sicurezza sul posto di lavoro e per prevenire incidenti. Periodicamente le aziende inviano il personale a questi percorsi di aggiornamento, con dispendio di denaro.

In questa epoca così particolare, mi sta venendo in mente che, forse, un’analoga proposta dovrà essere fatta anche ai credenti, coloro che “fanno parte della ditta”. Sappiamo che i confini dell’appartenenza alla vita spirituale non possono essere rigidi, come se bastasse esibire una tessera, sul modello di un club riservato. Certo, abbiamo il limite della Pasqua e della figura di Gesù, vero Dio e vero uomo; abbiamo il limite del vangelo e della Sacra Scrittura; abbiamo il limite di Dio che è una relazione di amore; abbiamo il limite di linee di comportamento morale e di una specifica preghiera che è “nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo”; abbiamo il limite della liturgia domenicale e di un magistero che guida la Chiesa con i suoi pastori…

Parlo di limite per indicare il quadro di riferimento condiviso, altrimenti “ognuno potrà farsi una propria e legittima religione”, ma differente dal cristianesimo. Sono come l’argine che permette al fiume della Grazia divina di scorrere nella storia offrendo a tutti la possibilità di essere in Dio. Forse ho già citato una espressione tratta da un libretto “a vignette” edito nel 1953 dal titolo “Vita del piccolo Placido”. Alla richiesta che il piccolo monaco fa a Dio sulla preghiera, così si sente rispondere: “Figlio mio, pregare significa passare la tua vita… a passare nella Mia Vita”.

E se fosse tempo di “fare corsi di aggiornamento” analoghi a quelli che la società civile richiede per essere in regola? Non penso a chissà quante ore, ma forse qualcosa sarebbe giusto fare. Certamente non si può “pigiare” sul pedale dell’obbligo o del dovere; tuttavia si può segnalare l’importanza di “un aggiornamento” anche sul senso della fede cristiana.

Certo, si fa qualcosa per gli incontri in preparazione al matrimonio. Per il battesimo si tratta di,,, due o tre ore in totale, per chi accompagna i figli al catechismo…quasi nulla ahimè! Eppur il mondo è cambiato ma anche il modo di intendere la fede! Non possiamo riferirci a quando si avevano i calzoni corti o a quel tipo di sensazione che i mezzi di comunicazione ci offrono. Magari si fanno delle proposte ma… saranno azzeccate? Potranno intercettare le persone? Non so.


Il limite che salva

Il limite è ciò che ci infastidisce: da quello stradale a quello che regola la sosta al parcheggio o a quello che impedisce il passaggio. Del resto si vive di limite: meno male che l’orario del treno è un limite, altrimenti non si saprebbe mai quando prenderlo. E meno male che negli esami del sangue esistono parametri oltre i quali ci decidiamo a cambiare stile di vita. Gli stessi limiti di velocità in città sono in grado di regolamentare il traffico salvando persone.

Anche l’astinenza e digiuno sono forme di un limite. Mi fermo, mi limito, ma perché? Perché voglio dominare l’istinto che invece non vuole essere regolamentato. Il limite ricorda la condizione malata che non sa fermarsi, con la scusa che io, l’eterno ego, posso fare quello che voglio e quando voglio.  E’ più che doveroso che gli altri pongano limiti – diciamo –  a patto che io non abbia limiti nelle parole, nei gesti, negli orari, nei piaceri, nel cibo, nel bere…

Porre limite è ricordare quel gesto divino “non mangerai dell’albero”, parole del Dio creatore nel legame con la creatura. Per cui il limite diventava segno di Dio. che mi ricorda di lui. Ma ahimè sappiamo come è andata a finire.

Eppure per un elemento degno di amore (la nascita di un bambino, un aiuto, una emergenza, una persona cara…) sappiamo rinunciare a qualsiasi cosa. Qui sta il richiamo cristiano al “limite” della rinuncia.

Utile ripercorrere la proposta:

Digiuno variegato

Il primo e l’ultimo venerdì di Quaresima si propone un digiuno stretto (eliminazione di un pasto e attenzione alla società nella giornata). Ogni giorno con particolare attenzione:

  • il lunedì: un digiuno che tocchi il linguaggio facendo attenzione alla parole negative da evitare;
  • il martedì: un digiuno con attenzione ai programmi televisivi evitando quelli litigiosi, volgari;
  • il mercoledì: un digiuno che governi l’uso dei social… evitando di navigare su internet a vanvera;
  • il giovedì: un digiuno per eliminare la dipendenza dal fumo, dall’alcol, del caffè o mega colazione;
  • il venerdì: un digiuno, giorno secco, per saltare un pasto completo;
  • il sabato: un digiuno che faccia da controllo nella spesa settimanale;
  • la domenica: per dare il tempo alla celebrazione comunitaria della Eucarestia.

Avvisi

Esercizi spirituali

2-3-4 marzo, alle ore 20.45 a San Felice: “Anima Christi sanctifica me…”, con don Luca Castiglioni

Venerdì 5 marzo

Aliturgico: Via Crucis nelle diverse chiese e nei diversi orari

Domenica 8 marzo

A Novegro ore 15: incontro dei chierichetti del Decanato