11 ottobre 2026

Settima domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore


Domenica 18 ottobre, alle ore 18.30

CELEBRAZIONE EUCARISTICA CITTADINA

Celebrata dai sacerdoti della città presso la parrocchia di Redecesio
Sono sospese tutte le messe vespertine nelle altre parrocchie


Carlo Acutis a 20 anni

La presenza delle reliquie di san Carlo, ci offre l’occasione di riprendere le parole espresse dal Vescovo Mario in occasione della sua canonizzazione. Le reliquie lasceranno la chiesa di Lavanderie lunedì 12 ottobre dopo la Messa celebrata alle ore 6.30, giorno del ventesimo anniversario della sua morte. Facciamo in modo che questi giorni siano un’occasione preziosa di preghiera.

Segnaliamo la proiezione del nuovo film documentario “Carlo Acutis il giovane santo” che si terrà al cinema san Felice giovedì 22 ottobre ore 21.15.


Omelia del vescovo Delpini

  1. Che cosa pensi della città? La città è difficile, la città è problematica, la città attrae con le sue promesse e respinge con la sua durezza, la città è ingiusta, la città è pericolosa, la città ha perso la sua anima, la città è un groviglio di complicazioni, la città è assediata dalla malavita, la città contiene tutti i problemi del mondo.

In questa città ha vissuto un ragazzo che da quando ha fatto la prima comunione fino a quindici anni ha pregato tutti i giorni il rosario, ha partecipato alla messa tutti i giorni, ha sostato in chiesa per pregare da solo tutti i giorni. Nella città difficile il Signore continua ad attirare a sé, continua ad aprire autostrade per il cielo, continua a seminare compassione per darsi da fare per i poveri. Si possono dire molte cose della città. Si deve però anche dire che la città è un luogo in cui si può diventare santi.

  1. Che cosa pensi degli adolescenti? L’adolescenza è una età difficile. Le mamme e i papà quando devono parlare delle difficoltà che incontrano con i figli dicono, come una specie di giustificazione: “è un adolescente!”.

Di ragazzi e ragazze adolescenti si dice che sono fragili, che hanno dentro una rabbia che li rende aggressivi, che usano i social per esprimere odio e volgarità, che soffrono di disturbi alimentari e che hanno bisogno di terapie e accompagnamenti di specialisti, che sono intrattabili, che si rifugiano in pericolose solitudini e in pericolose compagnie.

Qualche anno fa in questa città un ragazzo ha vissuto la sua adolescenza come un tempo per impegnare le sue capacità, le sue risorse, il suo tempo per una voglia di fare il bene, per un gusto per i pensieri alti, per un interesse per il mistero che lo ha segnato fino alla morte. Dell’adolescenza si possono dire molte cose. Si deve però anche dire che l’adolescenza è un tempo adatto per diventare santi.

  1. Che cosa dire della malattia? La malattia è una dura prova, la malattia riempie l’animo di angoscia, la malattia spinge a chiudersi in sé stessi, a non pensare ad altro, a non parlare d’altro, a non guardare altro che la propria condizione di malato. La malattia è una ingiustizia. La malattia è una dura prova: il malato è tentato di dubitare di Dio, di arrabbiarsi con Dio, di bestemmiare Dio come un enigma ostile, che si accanisce, non si sa perché proprio contro di me.

Nell’ottobre del 2006 è stato ricoverato all’ospedale san Gerardo di Monza un ragazzo di 15 anni che la leucemia fulminante ha fatto morire in pochi giorni. Nel rendersi conto della gravità della sua malattia Carlo ha rinnovato la sua fede, ha pensato che la sua vita potesse fare del bene nella salute e nella malattia e ha offerto il suo soffrire e morire per il Papa e per la Chiesa.

Della malattia e della morte si possono dire tante cose. Si deve però anche dire che è il passaggio doloroso e misterioso per una comunione più profonda e decisiva con il Signore della vita e della gioia.


Un inizio bello

Domenica 4 ottobre nella comunità di San Felice abbiamo dato inizio al cammino catechistico, un appuntamento importante per la ripartenza della vita comunitaria. Nel corso della celebrazione eucaristica delle ore 10 è stato conferito il mandato alle catechiste, seguito da un breve momento di convivialità. Un gesto all’apparenza semplice ma carico di significato, soprattutto dopo i diversi cambiamenti di questi anni. Niente di speciale. L’ingresso di nuove catechiste non era affatto scontato e la costanza di chi prosegue da anni in questo servizio è un prezioso segno di continuità. Soltanto ora possiamo rendere effettivo l’inizio del primo anno di catechismo per la seconda elementare. Anche le famiglie si stanno accorgendo – forse anche per l’unica messa che si celebra al mattino – che niente può essere dato per acquisito. Al di là dell’aspetto organizzativo, si tratta solo di accogliere l’appello del Signore che “chiede una mano” affinché le persone possano incontrare quell’Amore, venuto dall’alto, per risanare e liberare dal male.

Don Norberto


Verso Fatima

Il nostro cammino verso Fatima è iniziato a Lisbona, una città che respira apertura. Le sue strade, i quartieri colorati, il Tago che si allarga verso l’oceano: tutto parla di partenza, di missione, di cristianesimo, della forza di una chiesa che ha saputo portare il Vangelo ai confini del mondo. Visitare Lisbona significa lasciarsi interrogare: dove ci sta conducendo il Signore? Quale orizzonte ci invita ad attraversare?

A Fatima il passo cambia. La città si fa più raccolta, il ritmo più lento, il cuore più attento, il grande santuario, la cappellina delle apparizioni, la via dei pastorelli: tutto conduce verso un punto dove la preghiera diventa essenziale, la pace interiore prende forma, la voce di Maria si fa più vicina. È il silenzio a toccare i cuori, un silenzio che non pesa, un silenzio che accoglie.

Incontri gente che prega, gente che piange, gente che avanza in ginocchio lungo il viale del santuario. Non li giudichi, non ti chiedi perché lo fanno. Li guardi e basta, e capisci che ognuno porta un peso, una storia, una gratitudine, una ferita, una speranza. Il momento più toccante è il Rosario della sera. Migliaia di persone, lingue diverse, eppure un’unica voce, le Ave Maria che salgono come respiro comune. Le fiaccole accese sembrano dire che il mondo non è così buio come sembra: basta una luce, un’altra, un’altra ancora.

A Fatima vedi la pace, una pace che non viene da fuori, una pace vera che non toglie i problemi, ma ti ricorda che non li porti da solo. Qui Maria non consola soltanto: illumina. Qui Maria non parla solo al dolore, ma alla responsabilità: invita alla pace, alla conversione, alla preghiera per il mondo. Ti invita a diventare custode della pace e della fede.  Noi l’ascoltiamo perché alla fine è Gesù che la manda a sollecitare una più coerente adesione al Vangelo.

Oggi più che mai abbiamo bisogno di un Dio che si china, di un Dio che ci chiama, di una Madre che consola e di una Madre che educa. Abbiamo bisogno di amare e di lasciarci trasformare. E forse è questo che fa un pellegrinaggio, non cambia la vita in un colpo. Spesso si riparte con una luce nuova che orienta, che rimette nella direzione giusta, che riporta alla sorgente.

Enza


Partecipo al “gruppo 35-50”

Nessuno cammina da solo. Come i discepoli di Emmaus riconobbero Gesù camminando insieme, così anche noi siamo invitati a incontrarci, ascoltarci e condividere il nostro cammino di fede.

Il gruppo di condivisione della fede è per me un dono prezioso. Attraverso letture, riflessioni e testimonianze, offre uno spazio semplice e autentico in cui fermarsi, ascoltare ed essere ascoltati. Non servono iscrizioni, competenze o particolari requisiti: è aperto a tutti gli adulti che sentono il desiderio, o il bisogno, di condividere un tratto del proprio cammino. A volte gli impegni o le distrazioni fanno vacillare la motivazione e la costanza, ma ogni volta che supero la tentazione di abbandonare riscopro quanto questo momento mi faccia bene. Ci si sente quasi in famiglia: non sempre perfettamente compresi, talvolta anche per i propri limiti, ma comunque accolti. I legami più belli sono quelli costruiti attraverso scelte e condivisioni. È qualcosa che fa bene al cuore, all’anima e anche alla salute.

“Dove due o tre sono riuniti nel suo nome, Lui è in mezzo a loro”. Vieni a condividere un tempo di amicizia, ascolto e fraternità.” Ti aspettiamo! (Da domenica 11 ottobre, alle ore 19; poi con scadenza quindicinale nella parrocchia di Santo Stefano).

Hale


Avvisi

  • Martedì 13 ottobre: visita al battistero di Casciago; partenza alle ore 14
  • Mercoledì 14 ottobre, a Santo Stefano: Consiglio pastorale
  • Rosario nel mese di ottobre: alle ore 17.30, al martedì e al giovedì, a Santo Stefano
  • Domenica 18 ottobre, alle ore 15.30: inizio del percorso cittadino alla ministerialità a Redecesio
    • Messa cittadina, alle ore 18.30, sempre a Redecesio

Leggere la “Magnifica Humanitas”

Troppo difficile… troppo lunga… da solo mi perdo…tutte ne parlano…
Scopo della proposta: leggere insieme qualche parte essenziale, voglia di leggere parti da soli, sapere di cosa si tratta.
Guida: Pietro Pinacci, ingegnere nucleare e animatore spirituale, con don Norberto
Martedì 20, 27 ottobre e 3 novembre, nell’oratorio di Santo Stefano, alle 15.30. Il 10 novembre successivo incontro per eventuali domande. Ripeteremo la proposta in tre serate nel mese di novembre.