13 febbraio 2022

Sesta domenica dopo l’Epifania

Pronti via alla “Mission Segrate”!

Una serata intensa quella vissuta a Lavanderie la sera dell’11 febbraio, la sera prima di andare in stampa con questo informatore. Sembra quasi di essere in una redazione giornalistica dove bisogna scrivere in fretta un “pezzo” per poi correggerlo e mandarlo in stampa entro i tempi giusti.
Centoquarantasei persone erano presenti tra missionari (una decina) e persone provenienti dalle sette parrocchie: 146 in cifra. Molta curiosità, molte aspettative… Serata giusta nel ritmo vivace, grazie a diversi e stringati interventi. Non abbiamo sforato le 22.30 pur avendo ascoltato molto, captato i segnali di questa benedetta “Mission Segrate” che pian piano prende forma. Siamo così partiti!
Certo non c’erano molti giovani, forse perché il messaggio non è giunto in modo corretto e accattivante o forse perché un po’ lontani dalle nostre parrocchie. Adulti giovani ben rappresentati, adulti  di mezza età anche e un interessante numero di persone anziane. Del resto se si sono mossi, di sera, pur potendo stare a casa vuol dire che sono curiosi e aperti. Vedremo pian piano come sapremo parlarne e continuare a creare curiosità e aspettativa.
Il clima non è risultato “stopposo”, anzi. Un canto brasiliano imparato al volo, ci ha anche un po’ mosso l’animo e il corpo nell’invocazione di “come sia bello stare insieme da fratelli”.
Il leggero movimento del soffio dello Spirito nella preghiera, la Parola che ci ha portati a quella nascita della Chiesa nel giorno di Pentecoste ha fatto da giusta introduzione. Il simpatico racconto dove si è tutti dormienti, in una casa comoda, su un letto soffice, dove qualcuno russa, qualcun altro sonnecchia, qualcuno sogna o dormicchia, ha creato una attesa, quella che assomiglia ad una pulce che, pur piccola e quasi invisibile, ha il potere di mettere in movimento riuscendo a svegliare o a risvegliare tutti e rendere la casa piena di gioia e di rumori. Nessuna magia ma la consapevolezza che “si può tentare, ci si può fidare”.
Bisognava precisare degli obiettivi allora ed ecco quattro verbi per questa “Mission”: “Risvegliare, formare, ascoltare, camminare insieme.” Ci serviremo di un metodo per incontraci, lavorare e non perdere tempo: fatto.
Ci siamo salutati dandoci quattro appuntamenti fino al mese di giugno trovandoci in due sedi per permettere un maggior coinvolgimento delle persone: Lavanderie e santo Stefano.
Primo appuntamento venerdì 11 marzo alle 20.45, poi sabato 2 aprile alle ore 15, in terzo luogo venerdì 13 maggio ore 20.45 (nel ricordo dell’apparizione di Maria a Fatima) e infine sabato 4 giugno alle ore 15. Iniziamo a fissarli.
L’ora è tardi, si deve andare in stampa, stop, e… ”che Dio ce la mandi buona”.
Don Noberto

Una trasmissione e la lettera

In questi giorni ha tenuto banco una trasmissione televisiva e una lettera: nella prima lo stupore per la presenza di Papa Francesco in TV di persona, nella seconda la mano debole e forte di Benedetto XVI. Quest’ultimo mentre è rivolto al prossimo incontro con il suo Signore e giudice ci regala uno scritto intenso come lui sa fare a proposito di fraintese letture del suo comportamento da vescovo.
Papa Francesco invece (non presente in studio ma collegato da casa sua) con i suoi occhi e il suo sguardo invita a camminare insieme con coraggio, accenna alla preghiera, fa riferimento alla cura del povero solo quando lo si tocca, richiama al diritto per ogni uomo di essere perdonato, riprende due antichi e attuali errori (oltre che eresie) quali il pelagianesimo e lo gnosticismo… Piaciuto sì, piaciuto no: vero e credibile nel suo comunicare.
Certo poi c’è lo sguardo polemico e critico di alcuni. Appunto di alcuni: non ci scandalizza, forse ci infastidisce. Punto, lasciamo il punto. Preferiamo invece lasciare i puntini di sospensione (…) quelli che invitano alla commozione, alla preghiera, all’effetto, alla stima, all’amicizia verso due persone di Dio…
Vi ricordiamo!


Pellegrinaggio a Fatima: 2 – 5 giugno 2022

Il Santuario dove Maria è apparsa ai tre pastorelli possiede una forza, quella di ricordarci quanto il male, il peccato, il demonio agisca nel mondo ma anche quanto la Madre del Risorto venga in aiuto alla Chiesa e alla umanità che vuole allontanarsi dal male. Un santuario di grande richiamo per le vicende politiche ed anche per il legame con l’impensabile attentato ad un Papa. Era il 13 maggio 1981 quando Giovanni Paolo II, in piazza san Pietro, subì quell’attacco, lo stesso giorno nel 1917 (pochi mesi prima del Primo conflitto mondiale) quando Maria sul leccio a Cova da Iria si presentò a Francisco, Lucia e Giacinto Marto, i pastorelli canonizzati cento anni dopo, il 13 maggio 2017.
Proponiamo un pellegrinaggio con una parte turistica nei primi giorni, tra luoghi significativi del Portogallo. L’ampio tempo che dedicheremo nel santuario ci permetterà di vivere le celebrazioni, le meditazioni, il silenzio e la preghiera. Saremo ospitati presso un albergo gestito dai padri Clarettiani la cui presenza è conosciuta nella nostra città.

Programma

Giovedì 2 giugno Segrate / Lisbona / Fatima
Giornata dedicata alla visita di Lisbona con la guida: piazza del Commercio, piazza Rossio, il quartiere d’Alfama, la “Sé”, la cattedrale e la casa natale di S. Antonio (Celebrazione Eucaristica). Nel pomeriggio, visita del quartiere di Belem con la sua torre sul Tago, il museo e il monastero di Jeronimos. Trasferimento a Fatima e serata al santuario con fiaccolata.

Venerdì 3 Giugno
Giornata dedicata alla visita di Bathala, Alcobaca, Nazarè. Serata al santuario con fiaccolata.

Sabato 4 Giugno
Giornata dedicata interamente al santuario: Cappellina delle Apparizioni, Via Crucis e casa natale dei “pastorelli”, chiesa nuova, museo e fiaccolata.

Domenica 5 giugno Fatima / Lisbona / Segrate
Giornata al santuario con Celebrazione Eucaristica Internazionale e preparazione per la partenza.

Notizie tecniche

40 posti disponibili (23 Marzo 2022: scadenza per cancellazione totale senza penale).
Andata: Malpensa – Lisbona 05.55 – 07.45 – ritorno: Lisbona – Malpensa 15.55 – 19.35
Quota individuale di partecipazione (min. 35 partecipanti): euro 690,00  – Supplemento camera singola: Euro 60,00
Altri dati si potranno trovare sul volantino

Iscrizioni

Entro il 27 febbraio con priorità ai parrocchiani di S. Stefano.
Dal 1° marzo: pellegrinaggio aperto ad altre parrocchie.
Quota di iscrizione: euro 250,00 entro il 20 marzo.


Notizia bella

I ragazzi di quinta A e quinta B della scuola Enrico Fermi hanno discusso su come usare la cifra di euro 50 trovata da alcuni di loro. E’ stato deciso di devolvere la cifra trovato alla Caritas parrocchiale con queste parole: “Un pensiero dalla 5A e 5B peri bambini meno fortunati”. Il bel gesto merita un plauso.


Appuntamenti

Lunedì 14 febbraio, su TV 2000: film sulla figura di Padre Claret fondatore dei “Clarettiani”
Giovedì 17 febbraio, alle ore 15.30: lettura di Giovanni 6


Muoversi nel Sinodo anche noi: risposte

Qualche settimana fa abbiamo pubblicato la traccia delle 10 tematiche che la Chiesa italiana ha proposto nel Sinodo che Papa Francesco ha voluto (cfr Verso Emmaus del 21 gennaio).
Quattro gruppi si sono trovati: un gruppo di adulti anziani vivaci, un gruppo di adulti tra i 35-50 anni, un gruppo di catechiste e un gruppo di giovani. Lasciamo la traccia di quello detto sperando di aver colti lo spirito degli interventi. Ecco i punti emersi di cui, alcuni, convergenti.

Risposta tematica n. 1

La dimensione individualistica della parrocchia è purtroppo chiara ed è vista in modo negativo anche dai giovani, ed è lì che va attuandosi una possibilità nuova nell’educarci a camminare insieme: la “Mission Segrate” diventa una occasione provvidenziale.
Occorre, per superare questo elemento, aver cura della qualità delle relazioni, nella capacità di ascolto senza il pregiudizio, la cui presenza impedisce l’azione dello Spirito. Va messo in atto un ripensamento sulle tappe educative della formazione che si attua in parrocchia (passaggio dal momento battesimale a quello della iniziazione, da quest’ultimo alla fase adolescenziale e giovanile).
La Chiesa, pur ispirata al Concilio Vaticano II di cui alcuni hanno sentito la “ventata”, si è ultimamente fermata. Nonostante molti passi di rinnovamento realizzati rispetto a ciò che si viveva nel periodo preconciliare, si riconosce una situazione difficile per l’incapacità anche degli adulti e anziani a trasmettere la fede in casa, tra i figli e i nipoti. È sulla credibilità della fede viva che si giocherà il futuro. Muoversi nello stile sinodale è visto bene.

Risposta tematica n. 2

Nella Chiesa si è accentuata troppo la forma organizzativa: occorre invece recuperare piuttosto la forma del “lavorare insieme”, nella praticità. Inventare momenti in cui, lavorando insieme, si possa alimentare e scambiare la vita spirituale tra i credenti. Si deve superare la logica del “abbiamo fatto sempre così” anche se spaventa ogni forma di cambiamento, con il rischio di rimanere chiusi all’interno della parrocchia. Va sempre attuato ogni sforzo per superare il clericalismo dove noi ci sentiamo più degli altri, noi più bravi, più buoni e più capaci.
Si ritiene importante certamente la figura del parroco (e dei preti) ma questo non è più sufficiente se non nasce una comunità, valorizzando quel senso di popolo, fatto da uomini e donne, che si trova, dialoga, supera le diversità, diventa corresponsabile. La virtù dell’umiltà coltivata predispone all’ascolto dell’altro.
Il lavoro fatto in questi anni dal Centro di Ascolto cittadino ha favorito una conoscenza e stima degli operatori della Caritas, oltre al fatto di rendere più adeguata la risposta ai bisogni dei deboli.

Risposta tematica n.3

Ci sono situazioni in cui le persone si autoescludono da un contatto ecclesiale: vuoi il coniuge non credente, vuoi i figli che si allontanano dalla fede… Rimane la domanda di come agganciarli e renderli parte della vita di fede. Essenziale è comunque la vivacità della vita di fede, fatta di Parola, preghiera e di vita sacramentale da parte di ogni credente.
Si registra il desiderio di aprirsi alle altre parrocchie per conoscere nuove figure che siano di riferimento soprattutto per il mondo giovanile. Maggiore attenzione va data alle istituzione civiche e ai vari Enti che operano nel territorio per offrire un proprio contributo ed essere così presenti là dove molte persone si riconoscono. Si crede importante anche una “rinnovata” attenzione ai momenti diocesani e decanali.

Risposta tematica n. 4

La cura della liturgia va proseguita nelle varie forme e modalità, insieme con la centralità della Parola che deve risuonare forte e annunciata bene. La centralità dell’Eucarestia domenicale va attuata nella pratica e non solo evocata. Occorre curare a questo riguardo la curiosità di ciò che si celebra insieme alla corresponsabilità liturgica.

Risposta tematica n. 6

La fatica di trovare interlocutori impedisce quel contatto nella comunicazione della fede. Si riscontra una distanza tra la comunità e le famiglie “obbligate” a inviare i ragazzi per l’iniziazione cristiana. Occorre creare una forma nuova di contatto e dialogo con loro. Vanno cercati momenti in cui incontrare persone che portino una testimonianze di vita evangelica.

Risposta tematica n.8

La funzione del Consiglio pastorale non è chiara. Si intuisce che non può essere solo un luogo organizzativo o un organismo che rappresenti i gruppi parrocchiali con la pesantezza che questo luogo di partecipazione possiede. Dovrà diventare invece luogo vivace dello scambio nella fede a cui apportare la concretezza per la vita comunitaria della parrocchia. Ribadita ancora la opportunità della “Mission Segrate”.

Risposta tematica n. 9

Vanno promosse iniziative al fine di unirsi, di uscire di casa, utilizzando anche le piattaforme digitali che si sono sperimentate in questi periodi.
Il tempo di pandemia ha accentuato la fatica e la stanchezza che ha portato ad una ruggine spirituale. Non si può più essere sicuri del vecchio modo di annunciare il vangelo ma muoversi verso il nuovo con una differente apertura. Il marciume tra cristiani obbliga a riformarsi.

Risposta tematica n.10

Il dialogo con le persone nelle varie forme permetterebbe la scoperta dell’altro senza giudizi preventivi. Si ribadisce l’obbligo di sfruttare tutte le occasioni ma anche inventarne altre per favorire incontro e scambio. Sarà una buona occasione la “Mission Segrate” per camminare insieme, cercare insieme, proporre e inventare insieme. Occorrerà il coinvolgimento dei giovani sapendo offrire a loro una grande libertà di azione.


Una storia meravigliosa: Bakhita

Anni fa fui incuriosito dal libro “Bakhita”, di una scrittrice laica, Véronique Olmi che vinse un rinomato premio francese. Divorai quel libro con molta commozione. Ecco un bel articolo dell’Osservatore Romano, proprio dell’ 8 febbraio.

Il nome è sinonimo d’identità di una persona. È fondamentale averne uno, ma santa Giuseppina Bakhita fu privata anche di questo oltre che della libertà. Bakhita, infatti, non era il suo vero nome, che rimarrà — per sempre — nel mistero: furono i suoi rapitori a chiamarla così, Bakhita, che in arabo vuol dire “fortunata”. Il Diario di questa donna narra la sua via Crucis, vissuta sempre con spirito di abbandono anche quando non conosceva quel Cristo che dice: «Amerai il prossimo tuo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro». La santa scriverà: «Da schiava non mi sono mai disperata perché sentivo dentro di me una forza misteriosa che mi sosteneva». Quella forza era Dio che l’avrebbe chiamata a vestire l’abito religioso e, ancora prima, a entrare nella Chiesa: il 9 gennaio 1890 riceve il battesimo, la cresima e la comunione dal patriarca di Venezia Giuseppe Sarto, futuro Papa Pio X. Ma come era arrivata in Italia la giovane ragazza sudanese? Le vie di Dio sono simili a un telaio dall’ordito non facile da comprendere. La storia di Bakhita ha tutti i tratti di un vero e proprio romanzo.
Nata nel 1869 nella regione del Darfur, all’età di nove anni viene rapita da due arabi: era intenta a raccogliere delle erbe in un campo vicino casa. Riesce a fuggire insieme a una compagna, ma cade nelle mani di altri negrieri per poi essere venduta nuovamente come schiava. A Khartoum viene comprata da un generale turco. Qui avviene il supplizio che non dimenticherà mai: viene incisa nel corpo con un rasoio. E le parole del racconto di questa stazione incidono il cuore del lettore: «Mi pareva di morire ad ogni momento». L’ordito della trama, allora, si fa sempre più complesso: viene riscattata da un console italiano, Callisto Legnani che la porta con sé, al servizio della sua famiglia. Trascorrono più di due anni, esplode la guerra mahdista e il console è costretto a fuggire .
Bakhita, giunta in Italia, sarà affidata poi a una coppia di amici di Legnani: diventerà la governante della loro piccola figlia Mimmina. Dopo tre anni i coniugi Michieli si trasferiscono in Africa a Suakin, ma la giovane Bakhita e la loro piccola figlia rimangono in Italia presso l’Istituto dei Catecumeni a Venezia, retto dalle suore Canossiane. Ed è in questo luogo che avviene l’incontro con un Padre che non è padrone: viene scritto da Dio il capitolo della svolta, del cambiamento, quello più radicale per lei: nel dicembre 1893 entra nel noviziato dell’istituto delle Canossiane e, dopo tre anni, pronuncia i primi voti religiosi.
La luce di Cristo ricorda molto il sole del Sudan, ma non è calura è piuttosto calore del cuore. I suoi raggi penetrano in quelle cicatrici di rasoio rimarginando le ferite: «Se incontrassi quei negrieri che mi hanno rapita e anche quelli che mi hanno torturata, mi inginocchierei a baciar loro le mani, perché se non fosse accaduto ciò, non sarei ora cristiana e religiosa».
“Madre Moretta” — così era chiamata — parlava poco e pregava molto, nel nascondimento e nei lavori più umili del convento a Schio, vicino Vicenza, dove rimase per 45 anni. Era silenziosa, eppure i bambini che accorrevano a farle festa ogni volta che la incontravano volevano ascoltare da lei una storia: «Dai suor Moreta contéme ncora e la storia. No volemo favole, volemo quea dela sciava nereta», domandavano in dialetto veneto. Era davvero una storia meravigliosa.

Antonio Tarallo