23 gennaio 2022

Terza domenica dopo l’Epifania

“Mission Segrate”

Domenica 16 gennaio cinque parrocchie di Segrate hanno accolto un gruppo di missionari provenienti da esperienze fatte in altre Chiese del mondo (domenica 6 febbraio sarà la volta di Redecesio e della parrocchia di Lavanderie). E’ stata una bella occasione e un simpatico momento!  Con loro si è deciso di organizzare una “Mission Segrate”.

Di cosa stiamo parlando

Nel marzo 2023, tra un anno (ma è un attimo arrivarci!), si vuole dare un segno ai credenti di Segrate per un risveglio della fede nel Signore Gesù, in questo tempo storico caratterizzato dalla Pandemia. Sarà un evento che però… prepareremo insieme perché non sia catapultato dall’alto. Vogliamo fermarci e prendere coscienza di come altre chiese nel mondo vivono una fede gioiosa pur nelle difficoltà, una fede tenace pur nella persecuzione, una fede nel Signore risorto pur in minoranza, una fede contagiosa ma nel bene (non nel virus!). È un arricchirsi reciprocamente, sostenersi e soprattutto stare in ascolto dello Spirito.

Non da soli

Noi credenti di Segrate e i missionari di diversi Istituti presenti in Lombardia come i missionari del Pime, della Consolata, i Comboniani, i Saveriani, i Padri Bianchi e i Missionari di Villa Regia, le Missionarie Laiche e dell’Immacolata uniti dalla sigla SUAM (Servizio Unitario Azione Missionaria), ci mettiamo insieme! Camminiamo e questo sarà bello di suo. Gli stessi Istituti missionari sperimenteranno, per la prima volta, il lavorare tra di loro dentro una realtà cittadina come la nostra. L’incontro permetterà l’ascolto e il rinnovamento della nostra Chiesa.
Non si tratta di organizzare, fare e poi fare ancora: si tratta di prendere atto del nostro battesimo e da esso riattivare e comunicare quella che il Signore ci ha fatto dono. Poi, in seconda battuta, cercheremo vie nuove per le nostre comunità un po’ stanche, ma lo faremo insieme, rinnovandoci. Coinvolto è il popolo di Dio fatto di giovani e anziani, ragazzi e adulti, genitori e single, laici e consacrati, italiani e stranieri. Ognuno potrà sentirsi parte di questo movimento. A breve un Logo accompagnerà questa iniziativa.
Domenica 16 gennaio abbiamo avuto il “lancio” ufficiale di questa avventura che avrà delle tappe per ora solo abbozzate perché si preciseranno strada facendo.

Le tappe

Si partirà con una assemblea pubblica venerdì 11 febbraio alle ore 21 nella chiesa di Lavanderie. Seguirà un appuntamento mensile fino a giugno, un tempo per formarsi insieme sulla sostanza della fede e su cosa c’è da cambiare in noi per vedere il futuro. Avremo una occasione unica, quella di inserirci nel Festival nazionale della Missione che si svolgerà a Milano nel prossimo ottobre. Un evento della Chiesa italiana che ha già preso il via con un tempo di “pre-festival”. Il festival vero e proprio sarà dal 29 settembre al 2 ottobre 2022. Poi si avvierà il “post-festival” raccogliendo tutto quello che verrà seminato. Noi da novembre fino a febbraio del successivo anno, metteremo a punto le nostre idee cosicché, indicativamente dal 19 al 31 marzo 2023, vivremo l’evento che vuole coinvolgere la città. Ecco il senso e le tappe del prossimo futuro.
Ci muoveremo verso una meta che non sappiamo (al modo di Abramo) ma che certamente ci sarà! Basterà alzare gli occhi all’orizzonte e incrociare quelli del nostro Signore e Maestro Gesù. E poi sarà quel che Dio vorrà.

Don Norberto


Sinodo non è una parolaccia

Abbiamo preso dal sito della diocesi qualche semplice chiarimento su quello che chiede Papa Francesco. Il Papa non vuole un convegno spesso inconcludente ma stimola ogni credente a muoversi, dire la sua, partecipare alla vita della comunità secondo le proprie possibilità, mossi dal vento di Dio.
Per chi ha 70 e più anni è forse un clima che ricorda l’aria del Concilio?
Per chi ha meno anni è forse una prospettiva nuova dopo tanto impegnarsi?
Per chi è giovane si tratta forse di un’apertura promettente? Ecco dal sito.

Che cosa si intende con i termini  “Sinodo” e “cammino sinodale”?

La parola greca “synodus” è composta da due termini (“syn” e “odos”) che significano “con” e “strada”: da qui deriva l’accezione “camminare insieme”. Nel gergo comune si utilizza per indicare una forma di convegno.
Nel linguaggio ecclesiale indica un’assemblea che può essere a livello diocesano, nazionale o universale e che può coinvolgere sacerdoti, religiosi e laici. “Cammino sinodale”, nel caso del Sinodo ora in fase di avvio, vuole indicare un percorso che, più che in un evento, si concretizzerà in uno stile.

Che cosa è, in generale, il Sinodo dei vescovi e quando si svolge?

È un’assemblea in cui i Vescovi sono chiamati a fornire consigli al Papa per aiutarlo nel suo ministero nel governo della Chiesa universale..  Fu istituito da Paolo VI per mantenere viva l’esperienza del Concilio Vaticano II.
Può essere convocato su un determinato argomento, oppure per area territoriale. In forma ordinaria viene convocato ogni tre anni, in forma straordinaria in base alle esigenze.

Che cosa è, in particolare, il Sinodo dei vescovi sulla sinodalità?

Il tema è «Per una Chiesa sinodale: Comunione, partecipazione e missione».
Con questa convocazione papa Francesco invita tutta la Chiesa a interrogarsi sulla sinodalità, un tema decisivo per la vita e la missione della Chiesa. La sinodalità non è tanto un evento o uno slogan, quanto uno stile e un modo di essere con cui la Chiesa vive la sua missione nel mondo.
Il Sinodo si è aperto a ottobre 2021, prima a Roma e poi in ogni Chiesa particolare, eseguirà un cronoprogramma ben definito che, dopo un tempo di consultazione del popolo di Dio (fase diocesana, novembre 2021-aprile 2022), passerà alle assemblee internazionali delle Conferenze Episcopali per la realizzazione dell’Instrumentum laboris (fase continentale, settembre 2022-marzo 2023), per approdare alla celebrazione della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi (fase universale, ottobre 2023) e, a seguire, alla fase attuativa (ritorno al popolo di Dio, fino al 2025, anno del Giubileo).


Il nostro lavoro prima dell’11 febbraio

  • Sulle domande riportate di seguito, proponiamo di trovarci prima dell’8 febbraio, in quattro gruppi: giovani, catechiste, gruppo “35-50”, gruppo del giovedì pomeriggio. Ognuno poi potrà far avere in parrocchia un proprio contributo, in forma breve.
  • Chiederemo al Consiglio Pastorale di tirare le fila per consegnare questo lavoro al “gruppo Barnaba” che opera nel nostro decanato, entro il 10 febbraio.
  • Cammineremo poi insieme a partire dalla convocazione cittadina dell’11 febbraio a Lavanderie. Il percorso proposto dai missionari diventa per noi un laboratorio di sinodalità, legato certamente a Segrate ma dentro un orizzonte più grande.

N.B. Aderendo poi a questa esperienza, consegnando cioè il proprio nominativo, non si prende l’impegno a fare o ad organizzare chissà cosa, sapendo che ognuno ha incombenze di casa, di lavoro o d’altro. Questo input ha lo scopo di risvegliare in ognuno “lo spirito missionario assopito”, attenti a quello che nascerà e a quel clima che si svilupperà ritornando al Signore, insieme.


Appuntamenti nella settimana

  • Lunedì 24 gennaio, ore 21: Consiglio Pastorale
  • Giovedì 27 gennaio, ore 15.30: assemblea sulle 10 domande
  • Venerdì 28 gennaio, ore 21: Consiglio Affari Economici
  • Domenica 30 gennaio, ore 19: Gruppo “35-50” sulle 10 domande

Muoversi nel Sinodo, anche noi

Per aiutare a far emergere le esperienze, contribuendo in maniera più ricca alla consultazione, sono stati indicati dai vescovi dieci nuclei tematici con una serie di domande.
La domanda fondamentale che questo Sinodo pone a ciascuna Chiesa locale è questa: come sta avvenendo questo “camminare insieme” oggi nella nostra Chiesa locale? Quali passi lo Spirito ci invita a fare per crescere nel nostro “camminare insieme”?
Lasciamo le domande come sono riportate dal testo base e mettiamo in evidenza una nostra domanda specifica in grassetto, solo per aiutare la riflessione di ognuno ed eventualmente per uno scambio reciproco.

1. I compagni di viaggio: nella Chiesa e nella società siamo sulla stessa strada fianco a fianco.

Nella vostra Chiesa locale, chi sono coloro che “camminano insieme”? Quando diciamo “la nostra Chiesa”, chi ne fa parte? Chi ci chiede di camminare insieme? Quali sono i compagni di viaggio, anche al di fuori del perimetro ecclesiale? Quali persone o gruppi sono lasciati ai margini, espressamente o di fatto?
La parrocchia oggi sa ancora esprimere che siamo un popolo che cammina insieme oppure è un luogo individualistico, separato anche per età e condizione sociale?

2. Ascoltare: l’ascolto è il primo passo, ma richiede di avere mente e cuore aperti, senza pregiudizi.

Verso chi la nostra Chiesa particolare è “in debito di ascolto”? Come vengono ascoltati i Laici, in particolare giovani e donne? Che spazio ha la voce delle minoranze, degli scartati e degli esclusi? Riusciamo a identificare pregiudizi e stereotipi che ostacolano il nostro ascolto? Come ascoltiamo il contesto sociale e culturale in cui viviamo?
Ci siamo forse fermati nella Chiesa credendo che, con il fatto che “si è sempre fatto così”, si poteva ancora proseguire senza avvertire il cambiamento in corso?

3. Prendere la parola: tutti sono invitati a parlare con coraggio (parresia), cioè integrando libertà, verità e carità.

Come promuoviamo all’interno della comunità e dei suoi organismi uno stile comunicativo libero e autentico, senza doppiezze e opportunismi? E nei confronti della società di cui facciamo parte? Quando e come riusciamo a dire quello che ci sta a cuore? Come funziona il rapporto con il sistema dei media (non solo quelli cattolici)? Chi parla a nome della comunità cristiana e come viene scelto?
Sembra che siamo fuori da dibattiti sociali, politici, culturale, perché paurosi o incapaci di confronto: lo avverti anche tu?

4. Celebrare: “camminare insieme” è possibile solo se si fonda sull’ascolto comunitario della Parola e sulla celebrazione dell’Eucaristia.

In che modo la preghiera e la celebrazione liturgica ispirano e orientano effettivamente il nostro “camminare insieme”? Come ispirano le decisioni più importanti? Come promuoviamo la partecipazione attiva di tutti i Fedeli alla liturgia e l’esercizio della funzione di santificare?
Ci sembra che la liturgia stia diventando importante per avere una nuova mentalità che mostri la ricchezza del camminare insieme?

5. Corresponsabili nella missione: la sinodalità è a servizio della missione della Chiesa, a cui tutti i suoi membri sono chiamati a partecipare.

Poiché siamo tutti discepoli missionari, in che modo ogni Battezzato è convocato per essere protagonista della missione? Come la comunità sostiene i propri membri impegnati in un servizio nella società (impegno sociale e politico, nella ricerca scientifica e nell’insegnamento, nella promozione della giustizia sociale, nella tutela dei diritti umani e nella cura della Casa comune, ecc.)? Come li aiuta a vivere questi impegni in una logica di missione? Come avviene il discernimento sulle scelte relative alla missione e chi vi partecipa? Come sono state integrate e adattate le diverse tradizioni in materia di stile sinodale che costituiscono il patrimonio di molte Chiese, in particolare quelle orientali, in vista di una efficace testimonianza cristiana?
È risuonato positivo l’invito fatto (anche se in modo semplice) da parte dei missionari lo scorso 16 gennaio? Cosa ne pensi?

6. Dialogare nella Chiesa e nella società: il dialogo è un cammino di perseveranza, che comprende anche silenzi e sofferenze, ma capace di raccogliere l’esperienza delle persone e dei popoli.

Quali sono i luoghi e le modalità di dialogo all’interno della nostra Chiesa particolare? Come vengono affrontate le divergenze di visione, i conflitti, le difficoltà? Quali esperienze di dialogo e di impegno condiviso portiamo avanti con credenti di altre religioni e con chi non crede? Come la Chiesa dialoga e impara da altre istanze della società: il mondo della politica, dell’economia, della cultura, la società civile, i poveri…?
Sappiamo dialogare tra di noi o con chi non la pensa come noi, oppure ci sentiamo in difficoltà perché paurosi o non preparati?

7. Con le altre confessioni cristiane: il dialogo tra cristiani di diversa confessione, uniti da un solo Battesimo, ha un posto particolare nel cammino sinodale.

Quali rapporti intratteniamo con i fratelli e le sorelle delle altre Confessioni cristiane? Quali ambiti riguardano? Quali frutti abbiamo tratto da questo “camminare insieme”? Quali le difficoltà?
Con i colleghi cristiani, ma di altre confessioni (ortodossi, protestanti…), o con i parenti che non sono cattolici romani, come ci si comporta?

8. Autorità e partecipazione: una Chiesa sinodale è una Chiesa partecipativa e corresponsabile.

Come si identificano gli obiettivi da perseguire, la strada per raggiungerli e i passi da compiere? Come viene esercitata l’autorità all’interno della nostra Chiesa particolare? Quali sono le pratiche di lavoro in équipe e di corresponsabilità? Come si promuovono i ministeri laicali e l’assunzione di responsabilità da parte dei Fedeli? Come funzionano gli organismi di sinodalità a livello della Chiesa particolare? Sono una esperienza feconda?
Come mai sono pochi i luoghi dove si dibatte, si discute, ci si confronta nella Chiesa? Cosa ne pensi del Consiglio Pastorale di una parrocchia?

9. Discernere e decidere: in uno stile sinodale si decide per discernimento, sulla base di un consenso che scaturisce dalla comune obbedienza allo Spirito.

Con quali procedure e con quali metodi discerniamo insieme e prendiamo decisioni? Come si possono migliorare? Come promuoviamo la partecipazione alle decisioni in seno a comunità gerarchicamente strutturate?
Forse va promosso il desiderio di trovarsi (proprio in tempo di pandemia!): quali luoghi o momenti potresti immaginare. Che ne pensi?

10. Formarsi alla sinodalità: la spiritualità del camminare insieme è chiamata a diventare principio educativo per la formazione della persona umana e del cristiano, delle famiglie e delle comunità.

Come formiamo le persone, in particolare quelle che rivestono ruoli di responsabilità all’interno della comunità cristiana, per renderle più capaci di “camminare insieme”, ascoltarsi a vicenda e dialogare? Che formazione offriamo al discernimento e all’esercizio dell’autorità? Quali strumenti ci aiutano a leggere le dinamiche della cultura in cui siamo immersi e il loro impatto sul nostro stile di Chiesa?
Potrebbe essere un modo di formarsi a questo stile la prossima iniziativa chiamata “Mission Segrate”? Cosa ne pensi?