27 giugno 2021

V domenica dopo Pentecoste

Il patrimonio delle figurine

Con il passare degli anni molte persone incontrate non ci sono più. La morte per anzianità o per malattia ti stacca da affetti e dai volti. Poi c’è anche la morte improvvisa dei piccoli o la morte segnata da un incidente o da una fatalità. Questo è ciò che si sperimenta mentre gli anni avanzano e  il tempo scorre.
Il più delle volte, dopo il funerale, si riesce ad avere in mano una immagine, stampata appositamente, di chi non c’è più. Altre volte capita di vedere, su fotografie antiche che ti passano di mani, molte persone che ora non ci sono più ma che ricordi con affetto.
Sono figlio di genitori che mi hanno fatto amare il cimitero. Pur nativo di Monza non ho nessun legame con quel camposanto. Ma visitare i parenti prendendo il treno (quando non si aveva la macchina), diventava un modo per incontrare tutti i parenti quelli vivi (nonni, zii e cugini) e quelli morti ma legati da un cognome che unisce.
Da Monza con il treno erano solo sei stazioni da superare eppure sembrava tantissimo e il viaggio era una festa. I ricordi più belli sono uniti soprattutto con mio papà Giovanni (scrivo il 24 giugno nel giorno di Giovanni Battista!) morto ormai da 32 anni. Era lui che mi portava nel cimitero di famiglia e… “mi raccontava” di quello e di quell’altro, di quel parente collegato con l’altro parente, di quel soprannome o della corte dove abitava ecc…
Soprattutto mi portava sulla tomba del “suo” parroco e sulla tomba del “suo” amico Samuele morto in giovane età.
Anche con la mamma era lo stesso ma… tra uomini era diverso. Così quando passo nei due cimiteri di riferimento ripeto gli stessi gesti e gli stessi “Requiem” tra le tombe e i loculi e avverto con me “le antiche guide” che mi accompagnano.
Ora ti rimane, di molta gente conosciuta, l’immagine che metto nel messalino per la celebrazione dei santi. Un libro che è “deformato” per il numero di immagini che ci sono. Mi sono detto che forse è il luogo adatto dove volti di amici e di parenti devono stare. Il dono di essere prete permette legami profondi e, quando una famiglia vive un lutto mi offre l’immaginetta con il volto del proprio defunto, lo ritengo sempre una cosa bella e ne sono onorato. Credo che le persone che mi offrono quelle immagini colgano come sia vero per me il valore di quella… figurina. Diamo anche un tocco di simpatia a queste righe che scrivo riconoscendo a questa “raccolta” una preziosità maggiore rispetto a quella che si faceva con i calciatori.
Se qualcuno dovesse passare nel mio studio troverà un libro “non più libro” ma “sformato” dalla presenza di nomi e di volti. È vero che siamo in una epoca virtuale e migliaia sono le immagini nei nostri cellulari, eppure quella immaginetta ora plastificata ha un peso e un valore fuori commercio.
Chi vive di più deve conservare più volti e nomi, ricordi e persone. Quando mi capita di sfogliare lo “sformato” messalino mi viene da dire: “In quella comunione in cui siete, datemi un occhio e mettete una mano sulla mia testa”. Forse anche loro partecipano al grande libro della storia fatta di nome e di volti e… intercedono, aiutano, sostengono.
Le immaginette dei morti sono un “patrimonio dell’umanità”, senza scomodare nessuna organizzazione internazionale!

don Norberto


Il Vangelo del 27 di giugno

Sarà perché è l’ultimo numero del “Verso Emmaus” prima di rivederci a settembre, sarà perché l’ho letto qualche giorno fa con quella ventina di adulti che fanno parte del gruppo “35 – 50” (numeri che fanno riferimento ad una fascia di età), sta di fatto che il Vangelo del 27 giugno di quest’anno è proprio bello e interessante!
Sempre intenso il vangelo di Giovanni (ritorna ancora il nome anche se non ha nulla a che vedere con Giovanni Battista!) che richiama un messaggio di luce sulle tenebre arrivando a sigillare una forte espressione nei confronti dei farisei: “Amavano infatti la gloria degli uomini più che la gloria di Dio”.
La seconda parte del capitolo 12 che si leggerà, prosegue sulla stessa melodia inserendo il riferimento al Padre, quello che “mi ha mandato, quello che mi ha ordinato di cosa parlare e cosa dire”. L’aggiunta del richiamo al Padre arricchisce la Parola che risuona nella sua bellezza.
Dicevo intensi versetti in questo caldo estivo dove magari a messa si muovono più i foglietti o i ventagli che la lucidità nel porre attenzione ai testi sacri.
Che Lui sia luce non può essere una espressione della serie: “Questa la so già!”.
È Gesù stesso che si definisce così. Si presenta Lui davanti a quel buio che attraversa i nostri pensieri o i sentimenti, le incertezze del domani, le fatiche di non trovare vie di uscita o le delusioni prodotte dagli altri.
Troppo semplice rimanere sull’immaginario luce e buio anche perché il buio di alta montagna è un bel buio, il buio nel silenzio quando chiudi gli occhi è un bel buio, il buio della propria casa, di notte, è un bel buio. Si è tranquilli perché si ha la situazione sotto controllo.
Mi è capitato qualche anno fa di obbligare alla sosta il Freccia Rossa mentre si andava a Roma (con i “sacramentali” delle persone bloccate nei binari della stazione di Orte) a causa di vertigini posizionali che mi impedivano ogni piccolo movimento mentre non riuscivo a tenere gli occhi aperti. Non poterli aprire ma sapere che c’era qualche presenza amica non mi ha terrorizzato. Diversamente se fossi stato da solo in un luogo buio tra voci sconosciute sarebbe stato molto diverso.
Parlare di buio è forse immaginare le situazioni dove non c’è via di uscita, dove non c’è possibilità di fare qualcosa; si è nel buio pesto appunto!
Che risuoni una voce: “Io sono venuto nel mondo come luce” possiede un effetto grande se si percepisce chi stia parlando. Ancora di più sentire che, credendo, si diventa “figli della luce”. Essere così in una situazione limite è una novità in assoluto.
Riprendo una bella espressione di Christian Bobin, autore citato altre volte: “Forse nessuno ha visto la luce di Cristo quanto i suoi boia, perché in loro essa ha fatto emergere la loro ombra. Per loro essa è stata intollerabile, perché li ha posti davanti alla loro mediocrità e per questo l’hanno ucciso”.
Nessuna spiegazione biblica in queste righe ma solo la cura che il suono della voce, della Sua voce, arrivi. È la novità nel buio di quella morte dove il Signore sentiva cosa si prova a stare nel buio del male mentre poteva solo ascoltare la voce del Padre che gli diceva, sì proprio a Lui: “Io, il Padre, sono la luce”. Da quella parte Gesù poteva “camminare verso la luce”. Signore, questa è una Parola bella e vera: si cammina allora!


orario delle Messe nel mese di luglio

festivo
domenica: 8:30 – 10 – 11:30 – 18
Messa alle ore 12 nella cappella dell’Idroscalo

feriale
lunedì – mercoledì – venerdì: ore 8:30
martedì – giovedì – sabato: ore 18

orario delle Messe nel mese di agosto

festivo
domenica: ore 8:30 – 10:30 – 18

feriale
lunedì – mercoledì – venerdì: ore 8:30
martedì – giovedì – sabato: ore 18

(per altre messe in città: vedi la locandina all’entrata della chiesa)


Verso Emmaus” si mette in pausa per qualche settimana. Riposano i suoi fogli e le sue righe, si ferma l’inchiostro e l’impaginazione, il computer e la carta: buoni giorni di riposo e di vacanza per ognuno di voi!