4 ottobre 2026

Sesta domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore


Aria fresca

Potenti, belle e intense le parole del Papa a Metz, città di Robert Schuman, nell’ultimo giorno del suo viaggio in Francia. Sono rimasto colpito da parole che sembrano aria fresca, capaci di far sospirare e rialzare la testa! Lascio a ciascuno la lettura della prima parte del discorso del Papa, limitandomi a riportarne qui la seconda parte. Tralascio anche altre considerazioni su quanto è accaduto a Parigi richiamando soltanto una frase significativa di Leone XIV pronunciata nell’udienza di mercoledì 30 settembre: “Proprio Notre-Dame, con il dramma che ha vissuto, può simbolicamente illuminare tutto questo viaggio apostolico, offrendo una chiave di lettura che riassumerei in una parola: rinascita”. Ecco “l’aria fresca”…

Robert Schuman, che ha conosciuto confini in continua evoluzione, ha contribuito a gettare le basi di un’Europa consapevole dell’urgenza di abbattere i muri che la laceravano. La sua formazione cristiana gli ha trasmesso il valore dell’uguaglianza, senza distinzione di razza o classe sociale, e gli ha insegnato la dignità del lavoro. La successione di diverse sovranità nazionali gli ha impresso l’importanza del diritto internazionale e il valore della parola data. Cresciuto in un contesto in cui l’orgoglio e lo spirito di vendetta sembravano prevalere, Schuman si è impegnato per la pace e la fratellanza tra i popoli che, dopo essersi a lungo combattuti, riconoscevano finalmente di aver bisogno l’uno dell’altro.

Quali sono dunque gli insegnamenti di Robert Schuman per l’Europa e il mondo di oggi? Innanzitutto, un profondo desiderio di pace. Purtroppo, oggi la guerra è riapparsa, anche in Europa: una nuova «inutile strage», che ogni giorno causa innumerevoli vittime civili. E ancora oggi, come nel 1950, le parole contenute nella Dichiarazione Schuman rimangono attuali: «Il contributo che un’Europa organizzata e vivente può dare alla civiltà è indispensabile per mantenere relazioni pacifiche». È necessario impegnarsi in un dialogo paziente, mostrare coraggio nella negoziazione ed essere pronti a sacrificare alcune posizioni per il bene superiore della pace.

Certamente la ricerca della pace in Europa, così come nel resto del mondo, non deve essere confusa con un ingenuo irenismo. Al contrario, le parole di Schuman sono quanto mai attuali: «La pace mondiale non può essere salvaguardata senza sforzi creativi proporzionati ai pericoli che la minacciano». Tuttavia, bisogna guardarsi dall’illusione del riarmo. «Non a caso, i ripetuti appelli a incrementare le spese militari e le scelte che ne conseguono sono presentati da molti governanti con la giustificazione della pericolosità altrui» (Giornata della Pace, 1° gennaio 2026). Favorire la pace è un’opera attiva. Oggi bisogna chiedersi se stiamo realmente facendo “sforzi creativi” per promuovere la pace mondiale, o se stiamo semplicemente cercando di “arginare l’emorragia della guerra” e prepararci meglio a quelle che presumiamo debbano ancora venire.

L’Europa secondo Schuman è un continente dove si preferisce dialogare piuttosto che affrontarsi con le armi; dove si mettono in comune le risorse per fare in modo che «ogni guerra […] diventi non solo impensabile, ma materialmente impossibile».

L’Europa secondo Schuman si basa sul rispetto del diritto internazionale che, a differenza dei diritti nazionali, non può essere imposto con la forza da uno Stato, ma si fonda sul principio universalmente riconosciuto secondo cui pacta sunt servanda. Questo principio è gelosamente conservato dalla legislazione particolare di questa regione, che copre anche i rapporti tra lo Stato e la Chiesa cattolica sulla base del Concordato del 1801 tra la Santa Sede e la Francia, ancora in vigore.

Il diritto internazionale e il multilateralismo sottolineano l’eguaglianza effettiva degli Stati nelle loro relazioni reciproche e costituiscono il miglior antidoto alla volontà di dominio, che è all’origine di ogni conflitto. Oggi, le relazioni umane e tra gli Stati si fanno sempre più barbare. Il valore della parola data è disprezzato; ci si vanta piuttosto della menzogna e dell’inganno. L’Europa può porre fine a questa spirale grazie al rispetto per l’altro che ha saputo coltivare e preservare, poiché ha ampiamente dimostrato negli ultimi ottant’anni che è possibile far valere opinioni, rivendicazioni e interessi divergenti, incontrandosi invece di scontrarsi.

Schuman ci ricorda che bisogna sempre dimostrare realismo e coraggio: «L’Europa – affermava – non si farà in un colpo solo, né in una costruzione complessiva: si farà attraverso realizzazioni concrete che creano prima di tutto una solidarietà di fatto». Non bisogna mai perdere fiducia nella nostra capacità di progredire, anche se i passi compiuti sono a volte piccoli e quasi impercettibili. La pretesa moderna di “avere tutto, subito” non corrisponde alla storia e alla cultura europee che, al contrario, insegnano il valore del tempo e della pazienza. È con piccoli passi che si può dare vita a questa solidarietà concreta, che implica che nessuno si senta abbandonato o dimenticato.

Condividendo queste riflessioni, penso prima di tutto ai giovani, chiamati a costruire l’Europa di oggi e di domani. Come già osservava Schuman: «Che questa idea di un’Europa riconciliata, unita e forte diventi d’ora in poi il motto per le giovani generazioni, desiderose di servire un’umanità finalmente liberata dall’odio e dalla paura, che reimpara, dopo troppo tempo di divisioni, la fratellanza cristiana».

Ai giovani dico: abbiate il coraggio di vivere in modo responsabile la missione di costruire la pace, nel vostro cuore, nelle vostre relazioni, nella vostra famiglia, nelle scuole e nelle università, nella vita delle vostre città, dei vostri paesi e di tutta l’Europa. Non sottomettetevi alla logica della violenza e dell’oppressione. Amate la vita in ogni momento e non abbiate paura del futuro! Non abbiate paura di formare una famiglia, di generare figli, di difendere la dignità di ogni persona, dal primo istante nel seno della madre fino all’ultimo respiro. Non abbiate paura di lavorare instancabilmente al servizio del bene delle vostre comunità, anche attraverso l’impegno politico. Siate costruttori di comunità! E con voi, l’Europa, saldamente radicata, continuerà a fiorire e a ispirare il mondo intero. Che Dio vi sostenga in queste decisioni e che benedica e protegga tutta l’Europa!

Leone XIV


Carlo Acutis

Lo scorso anno abbiamo accolto le reliquie di santa Teresa di Lisieux che proprio il 1° ottobre la Chiesa ricorda e dei suoi genitori Louis e Zelia Martin. Il loro pellegrinaggio nelle diverse chiese è iniziato da tempo e continua ancora oggi a suscitare devozione. Qualcuno potrebbe considerarlo un fastidio o una prassi di altri tempi. Perché pregare davanti a una reliquia? Perché sostare in silenzio davanti a una teca che custodisce una parte del corpo di un santo o un tessuto? Cosa c’entra con l’Eucarestia, la Parola, i Sacramenti?

Personalmente mi sento attratto da quei luoghi dove si riconosce la presenza di Dio nel corpo di una persona e sono grato alla Chiesa che me li indica. So che la Chiesa è equilibrata nel segnalare luoghi e persone toccati dalla Grazia, soprattutto perché non obbliga nessuno a credere o a fare pellegrinaggi. È bello pensare che possiamo entrare in contatto con i santi attraverso le loro parole, i loro scritti e la loro testimonianza di vita, ma anche attraverso la materialità di un corpo nel quale la santità di Dio si è rivelata. Col tempo, alcuni santi diventano amici, ci sentiamo particolarmente vicini, mentre altri meno. Per alcuni ci mettiamo in viaggio, a piedi o in aereo desiderosi di raggiungere i luoghi che ne custodiscono la memoria, per altri questa attrazione non nasce. Ed è giusto così. Ora abbiamo l’occasione di accogliere, nella chiesa di Lavanderie, le reliquie di san Carlo Acutis secondo il programma esposto nelle bacheche delle chiese.

Tra gli appuntamenti proposti segnaliamo, giovedì 22 ottobre, alle ore 20.45 presso il cinema di San Felice, la proiezione del nuovo film-documentario “Carlo Acutis il giovane santo” dedicato alla sua figura.

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Ricordo di don Felice

Sono trascorsi tre mesi da quando don Felice è tornato alla casa del Padre. Il tempo passa, ma la sua figura continua a rimanere viva nella memoria della nostra comunità. Arrivato tra noi con quella sua milanesità schietta e sorridente, portava un modo di fare che sapeva mettere a proprio agio: diretto, semplice, mai invadente, sempre attento a cogliere il volto e la storia di chi gli stava davanti. Molti lo ricordano soprattutto nelle domeniche alla messa. Non era un sacerdote che cercava il centro della scena, la sua era una presenza discreta, ma capace di farsi notare nel modo più vero. Bastava il suo modo di celebrare, quel ritmo pacato, lo sguardo che cercava le persone una ad una.

Tra i tanti doni che ci ha lasciato, uno spicca con particolare forza: il suo modo di avvicinarsi alle persone attraverso i video quotidiani. Ogni giorno, con costanza, registrava un pensiero, una riflessione, un incoraggiamento. Non erano semplici comunicazioni, erano porte aperte, piccoli gesti di vicinanza che arrivavano nelle case.

Il tempo che don Felice ha trascorso con noi è stato breve. Eppure, in questi mesi ha saputo lasciare un’impronta chiara, fatta di quella sua fede concreta che non aveva bisogno di grandi discorsi per farsi capire. Chi ha avuto modo di visitare la sua tomba sa che parla di lui. Non ci sono monumenti: c’è la nuda terra che lo accoglie, semplice, essenziale, vera. Quella terra dice molto più di tante parole: racconta la sua umiltà, la sua discrezione, il suo modo di vivere il Vangelo senza rumore. E’ come se anche nel riposo definitivo avesse scelto la via più sobria, quella che lascia spazio al silenzio, alla preghiera, alla memoria.

Oggi nel ricordarlo, non prevale la tristezza per la sua assenza, ma la gratitudine. Gratitudine per ciò che ci ha donato, per il modo in cui ha saputo avvicinarsi, per la semplicità con cui ha vissuto il suo ministero. E con affetto riconoscente diciamo il nostro grazie a don Felice per essere stato parte della nostra vita.  Non ti dimenticheremo. Riposa in pace.

Enza


Avvisi

  • Pellegrinaggio a Fatima: per 25 persone, dal 6 all’8 ottobre
  • Prove per coro cittadino, aperto a tutti, per la messa a Redecesio il 18 ore 18.30: 6 e 13 ottobre (vedi locandina)
  • Festa dell’oratorio di Novegro: sabato 10 e domenica 11 ottobre
  • Gruppo 35-50: domenica 11 ottobre, alle ore 19, nella parrocchia di Santo Stefano
  • Riflessione e preghiera sul battesimo, a Casciago (Va): martedì 13 ottobre (vedi locandina)
  • Inizio del Cineforum: giovedì 15 ottobre, alle ore 20.45, con acquisto della tessera (vedi locandina)
  • Inizio della proposta per le giovani coppie: sabato 17 e domenica 18 ottobre (vedi locandina)