Domenica di Pasqua
Anche il Signore Gesù fa gli auguri di buona Pasqua
Mi permetto di farvi i miei auguri perché non appartengo ai libri di storia. Se così fosse invierei gli “auguri possi”. Di per sè non è una forma italiana corretta perché, nel dialetto lombardo, “poss” significa “raffermo”, come il classico “pan poss”. Invierei, quindi, auguri triti e ritriti.
I miei auguri non vengono dal freezer del passato. Se così fosse li potreste usare solo una volta e poi, come succede per gli alimenti, non potreste gustarli una seconda volta, proprio come succede per il cibo scongelato: si deve buttare via tutto.
I miei auguri arrivano perché sono vivente e posso farli giungere a te… e anche a te; a te che mi guardi spesso… e a te che non mi rivolgi più una parola; a te che ascolti… e a te che non presti attenzione; a te che … e a te: a tutti, ma proprio a tutti!
Io parlo da vivo ai vivi, parlo a voi che siete miei discepoli in questa epoca, voi che vivete tra gli appartamenti dei quartieri di Segrate. A voi i miei auguri.
Vi auguro di stare nella luce! Dal mio punto di osservazione vi posso indicare la via per uscire da ogni tunnel, quando tutto diventa buio e non si sa da che parte sbattere la testa. Io faccio luce nel buio, perché la luce del mio amore per voi l’ho messa nel buio della morte e da quella volta il buio ha smesso di essere buio.
Vi auguro di passare su quella linea di luce che ho tracciato, da quando incontrai i primi discepoli quel mattino di Pasqua, il primo giorno dopo la festa del sabato, di quell’importante sabato: il mio assoluto primo augurio della storia!
Non abbiate paura la linea luce c’è, l’ho lasciate per tutti gli uomini, da quelli che sono nel buio della morte dove si uccide, a quelli che stanno lottando contro la malattia; da quelli che sono nel buio pesto del male subìto ingiustamente, a quelli che vivono nell’incertezza e nella paura del futuro. Abbiate fede in me, vivo tra voi e in voi.
Fate allora buona Pasqua sul filo di luce che avete riacceso nella Veglia pasquale!
Gesù il Vivente
Noi preti cosa possiamo aggiungere? Possiamo solo accompagnare i Suoi auguri che ci vengono quest’anno e per tutti i secoli dei secoli.
Don Norberto, don Mauro, don Saturnino, diacono Dario
Una piccola perla
Ci può essere di aiuto un testo (un po’ accorciato!) di una antica omelia del sabato santo, per ripensare la Pasqua celebrata.
“Cristo è morto per noi. Per te io, tuo Dio, son divenuto tuo figlio; per te io, il Signore, ho preso la tua natura di servo; per te io, che sto al di sopra dei cieli, sono venuto sulla terra e sotto terra; per te uomo, sono divenuto come un uomo senza aiuto, libero tra i morti; per te, che hai lasciato il giardino, sono stato tradito e dato in mano ai Giudei in un giardino; e in un giardino sono stato crocifisso.
Guarda gli sputi sulla mia faccia, che io ho ricevuto per te, per restaurare in te quel primo soffio vitale. Guarda gli schiaffi sulle mie guance, che ho accettato per riplasmare a mia immagine la tua forma rovinata. Guarda i segni della flagellazione sul mio dorso, che ho accettato per disperdere il carico dei tuoi peccati, che era messo sulle tue spalle. Guarda le mie mani inchiodate all’albero della croce, per te che avevi steso la tua mano all’albero per il male.
Ho dormito sulla croce e una lancia entrò nel mio costato, per te che ti sei addormentato nel paradiso e hai fatto uscire dal tuo fianco Eva. Il mio costato sanò il dolore del tuo fianco. Il mio sonno ti libererà dal sonno dell’inferno. La mia lancia trattenne la lancia che si era rivolta contro di te. Sorgi, allontaniamoci di qui.
Il nemico ti fece uscire dalla terra del paradiso. Io invece non ti rimetto più in quel giardino, ma ti colloco sul trono celeste. Ti fu proibito di toccare la pianta simbolica della vita, ma io, che sono la vita, ti comunico quello che sono. Ho posto dei cherubini che come servi ti custodissero. Ora faccio sì che i cherubini ti adorino quasi come Dio, anche se non sei Dio. Il trono celeste è pronto, pronti e agli ordini sono i portatori, la sala è allestita, la mensa apparecchiata, l’eterna dimora è addobbata, i forzieri aperti. In altre parole, è preparato per te dai secoli eterni il regno dei cieli”.
Il tempo Pasquale: in serie C
Dopo la lunga corsa della Quaresima e la forza respirata nel Triduo inizia un settimana bella. Dal punto di vista liturgico abbiamo una settimana che potrebbe tradursi in: “L’è semper festa”! Una settimana chiamata “in Albis” perché i catecumeni tenevano la veste bianca nella settimana fino alla domenica che porta questo titolo: “Domenica, deposto le vesti battesimali”. La Messa feriale, sempre con tre letture, il Gloria, il Credo e con testi impregnati della gioia pasquale, dicono che “è sempre festa”, è il dilatarsi della Pasqua.
Poi ecco il tempo pasquale che, in 50 giorni, ci porta alla Pentecoste, periodo importante anche se rischia di essere un tempo “da serie C”, poco valorizzato e sentito a causa di molte incombenze: la festa di Prima Comunione, la Cresima, la verifica di fine anno, l’organizzazione dell’oratorio estivo e delle vacanze. La liturgia, che modella la vita del singolo credente e quella della comunità, rischia (dico rischia) di non alimentarci.
Si potrebbe dire: “Se debole è il Triduo pasquale, debole sarà il tempo pasquale e poi… debole tutto”. Invece, alla riscoperta personale e comunitaria della centralità della Pasqua, seguirà la creatività spirituale per trovare modi giusti e riscoprire il tempo pasquale come “esperienza di vita nuova”, proiettata verso una rinnovata missionarietà.
Proponiamo di nuovo una traccia giornaliera legata alla liturgia, “facile facile”, con il richiamo ad un inno ambrosiano, “bello bello”. Non prevediamo il cartaceo ma pubblicheremo il testo nel sito della parrocchia di santo Stefano.
Il dopo “Mission Segrate”
Con il prezioso tempo della Pasqua, senza volerlo, abbiamo valorizzato la seconda parte dello slogan scelto e cioè “radicati in Cristo”. Senza volerlo siamo stati, nei riti della chiesa, radicati in Lui. Ora il “coraggiosi nella Missione” ci obbliga a metterci insieme e a valorizzare i semi lasciati, perché si obbedisca al Maestro. Ecco allora un primo appuntamento:
Giovedì 13 e venerdì 14 aprile nella chiesa di Lavanderie, alle ore 21. Due sere per permettere a tutti, al di là di impegni, di partecipare. è possibile che in una o nell’altra serata ci siano precedenti impegni: ecco allora la possibilità di scegliere il giorno precedente o quello successivo. è anche il caso di famiglie che hanno bambini piccoli in casa e non potrebbero.
Ci divideremo in piccoli gruppi su due domande: “Cosa ho avvertito in me nel tempo della preparazione o nei giorni della Missione?”. Un primo giro tra le persone per comunicare qualcosa di personale che si è sperimentato, visto, toccato. Un secondo giro poi ripartirà dalla domanda: “Cosa intravedo di promettente nella mia parrocchia e tra le parrocchie della città?”. Occasione ciò di mettere a tema il futuro su cui lo Spirito ci sta ispirando.
Facciamo di queste due serate… una bella occasione!
