Servitori della Gioia


(dal Ponte degli specchietti)

Servitori della Gioia

Percorso di formazione alla ministerialità

Viviamo tempi convulsi e incerti, in cui tutto sembra traballare. Dopo la pandemia del Covid, che ha provocato tante vittime e dolori, la piaga della guerra continua a fare strage in molti paesi, non più lontani, perché noi stessi sentiamo la sua presenza minacciosa nelle frontiere dell’Europa. I disastri provocati dal cambiamento climatico, l’instabilità politica ed economica, i movimenti migratori volontari o forzati… contribuiscono a generare un clima di crescente tensione e angoscia. I cambiamenti sociali in corso sono tanti e di tale portata che possiamo condividere la diagnosi che fece papa Francesco: quello che stiamo vivendo non è una epoca di cambiamenti, ma piuttosto un cambiamento di epoca.

Anche a livello religioso ed ecclesiale ci sono cambiamenti profondi che vengono da lontano. Ne prendeva atto il Concilio Vaticano II, segnalando la strada che la Chiesa deve percorrere per realizzare la sua missione nel mondo di oggi.

Ogni pontefice ha dato poi il suo contributo a questo processo di rinnovamento, che papa Francesco sin dall’inizio ha assunto e portato avanti con grande decisione. L’ultima tappa viene marcata dal processo sinodale, attraverso il quale si sta generando la Chiesa del futuro. E dovremo accettare che a una gestazione di tale portata non siano risparmiati i dolori del parto.

Come incidono questi cambiamenti nella vita delle nostre comunità parrocchiali? Alcune persone li abbracciano con entusiasmo, altre restano confuse e disorientate, altre ancora stanno a guardare e magari vorrebbero continuare la loro routine di sempre come se non ci fossero…

Come cristiani, nelle cose che ci stanno a cuore, non vogliamo essere spettatori passivi, distratti o indifferenti, ma attivi protagonisti. Guardiamo in faccia i problemi del nostro tempo e ci impegniamo a risolverli coraggiosamente, forti di una speranza che non delude. Ma per riuscirci dobbiamo uscire del nostro guscio [individuale] e formare squadra con gli altri.

Le sfide della fede e le esigenze dell’evangelizzazione nella nostra società pluralista e secolarizzata sono troppo grandi per poterle affrontare da soli: se lo facciamo insieme sarà più facile, e anche più bello. Ma per questo ci vuole una formazione seria, non una patina superficiale, né l’approfondimento di un aspetto parziale, ma qualcosa che attinga alla base e al centro della nostra vita cristiana: per assumere e attivare quello che siamo, per chiarire e portare avanti quello dobbiamo fare.

Nella sua proposta per l’anno pastorale 2025/26, il nostro arcivescovo ci ha chiesto di “portare il Sinodo in casa”, definendolo come un cammino in cui vivono insieme “comunione, missione e partecipazione”, per promuovere la responsabilità di tutti nell’edificazione della comunità, secondo il dono di ciascuno.

Con questo scopo le parrocchie di Segrate propongono un percorso formativo che, come potete vedere nel volantino illustrativo, contempla cinque tappe, una al mese a partire dalla fine di ottobre. Gli incontri si terranno al sabato mattina nella Parrocchia del Villaggio Ambrosiano e avranno la durata di tre ore circa. Sono aperti a tutti, non solo a quelli già impegnati come operatori pastorali. Quindi non richiedono una specifica preparazione, ma solo la volontà di mettersi in gioco per diventare, insieme ad altri vecchi e nuovi amici, Servitori della Gioia. E così, con parole dello stesso Arcivescovo, ci auguriamo che nessuno si “lasci trattenere dalla pigrizia o dal pregiudizio di essere inadeguato”.

Padre Josè Hernandez