Terza domenica di Avvento – Le profezie adempiute
Conto alla rovescia
Il termine “Avvento”, con l’acquisto e la partenza del famoso calendario ricco di cioccolatini e con l’accensione della prima candela sulle quattro previste, determina quasi un conto alla rovescia verso il giorno di Natale con i suoi riti e le sue luci.
Nel rito romano (a mio parere) avere solo quattro domeniche “schiaccia” il tempo di l’Avvento soprattutto nella attesa della festa del 25 dicembre per cui, nel clima culturale in cui viviamo, ci si allena ai preparativi culinari, turistici e vacanziere oltre che religiosi. L’inizio del mese di dicembre (quest’anno non abbiamo il ponte dell’Immacolata) avvicina la festa sopra ricordata. Ci potrebbe così essere il pericolo di mettere tra parentesi l’aspetto “escatologico” (usiamo un termine difficile ma un vocabolo cristiano), quello che riporta “in azione il futuro” come ritorno del nostro Signore Gesù Cristo. Lui si può permettere di ritornare glorioso perché ha superato il vincolo del tempo e dello spazio creato dalla morte: è risorto infatti.
Ma c’è solo da aspettare? Ecco allora l’invenzione di un Dio che accompagna i suoi nel mondo attraverso la sua costante presenza nella liturgia, nel pane e nella carità che si fa concreta. In fondo siamo molto più agevolati rispetto all’antico popolo di Israele che aspettava, aspettava, aspettava, potendo solo confidare sulla parola del profeta di turno. Per noi invece è un tuffo nel passato perché “si sono lì compiute le promesse” (ecco il 25 dicembre) ma aperti a quel futuro che lui ha garantito di “riempire con il suo ritorno” (ecco “nell’attesa della tua venuta”) mentre già da ora “proviamo la sua presenza” (ecco il trovarci nella liturgia).
Mentre scrivo è giovedì 28 novembre e, guarda caso c’è sempre qualcuno che vuole iniziare prima l’Avvento: il “black friday” un evento che vuole imporsi come preparazione concreta, “che muove il mercato”, in vista proprio del 25 dicembre (sono tra chi non sapeva di cosa si trattasse e che non usufruisce di questa iniziativa).
Sarebbe il caso che noi cristiani spostassimo la data della nascita di Cristo: faccio il tifo per quello studioso o archeologo che scoprirà (con un documento sicuro) che Gesù nacque il 3 gennaio, per esempio. In questo caso basterà correggere il nostro calendario, adattandolo alla scoperta e continuando con più forza e gioia nella vita cristiana. Lasceremmo ad altri di festeggiare il 25 dicembre a modo loro.
Sarebbe bello ma, per ora, è solo nella fantasia di chi scrive!
Don Norberto
In anticipo su Natale
Siamo reduci da giorni intensi e partecipati che hanno toccato le nostre parrocchie per la presenza delle reliquie di santa Teresa e dei suoi santi genitori Luigi e Zelia. Visto il clima prenatalizio vale la pena riportare il celebre racconto che Teresa fa della sua “conversione” da bambina egoista e viziata a piccola che inizia una via nuova. Così si esprime in “Storia di un’anima” al paragrafo 133 quando ricorda la notte di natale del 1886. Papà Luigi (chiamato re) provoca una delusione in lei, mentre la sorella Celina cerca di consolarla.
Ecco le sue parole.
«Bisognò che il buon Dio facesse un piccolo miracolo per farmi crescere in un momento, e questo miracolo lo compì nel giorno indimenticabile di Natale; in quella notte luminosa che rischiara le delizie della Trinità Santa, Gesù, il Bambino piccolo e dolce di un’ora, trasformò la notte dell’anima mia in torrenti di luce… In quella notte nella quale egli si fece debole e sofferente per amor mio, mi rese forte e coraggiosa, mi rivesti delle sue armi, e da quella notte benedetta in poi, non fui vinta in alcuna battaglia, anzi, camminai di vittoria in vittoria, e cominciai, per così dire, una «corsa da gigante». La sorgente delle mie lacrime fu asciugata e non si apri se non raramente e difficilmente, e ciò giustificò la parola che mi era stata detta: «Piangi tanto nella tua infanzia, ché più tardi non avrai più lacrime da versare!». Fu il 25 dicembre 1886 che ricevetti la grazia di uscire dall’infanzia, in una parola la grazia della mia conversione completa.
Tornavamo dalla Messa di mezzanotte durante la quale avevo avuto la felicità di ricevere il Dio forte e potente. Arrivando ai Buissonnets (la nuova casa di Lisieux) mi rallegravo di andare a prendere le mie scarpette nel camino, quest’antica usanza ci aveva dato tante gioie nella nostra infanzia, che Celina voleva continuare a trattarmi come una piccolina, essendo io la più piccola della famiglia…
A Papà piaceva vedere la mia felicità, udire i miei gridi di gioia mentre tiravo fuori sorpresa su sorpresa dalle «scarpe incantate» e la gaiezza del mio Re caro aumentava molto la mia contentezza; ma Gesù, volendomi mostrare che dovevo liberarmi dai difetti dell’infanzia, mi tolse anche le gioie innocenti di essa; permise che Papà, stanco dalla Messa di mezzanotte, provasse un senso di noia vedendo le mie scarpe nel camino, e dicesse delle parole che mi ferirono il cuore: «Bene, per fortuna che è l’ultimo anno!…». Io salivo in quel momento la scala per togliermi il cappello; Celina, conoscendo la mia sensibilità, e vedendo le lacrime nei miei occhi, ebbe voglia di piangere anche lei, perché mi amava molto, e capiva il mio dispiacere. «Oh, Teresa! – disse -, non discendere, ti farebbe troppa pena guardare subito nelle tue scarpe». Ma Teresa non era più la stessa, Gesù le aveva cambiato il cuore! Reprimendo le lacrime, discesi rapidamente la scala, e comprimendo i battiti del cuore presi le scarpe, le posai dinanzi a Papà, e tirai fuori gioiosamente tutti gli oggetti, con l’aria beata di una regina. Papà rideva, era ridiventato gaio anche lui, e Celina credeva di sognare! Fortunatamente era una dolce realtà, la piccola Teresa aveva ritrovato la forza d’animo che aveva perduta a quattro anni e mezzo, e da ora in poi l’avrebbe conservata per sempre!
In quella notte di luce cominciò il terzo periodo della mia vita, più bello degli altri, più colmo di grazie del Cielo. In un istante l’opera che non avevo potuto compiere in dieci anni, Gesù la fece contentandosi della mia buona volontà che non mi mancò mai»
(santa Teresina)
Sabato 7 dicembre s. Ambrogio
Messa concelebrata in orario straordinario a San Felice, alle ore 9 (a Santo Stefano è previsto un matrimonio alle 10.30).
Messa domenica all’8 dicembre
Riportiamo il decreto del vescovo a proposito della liturgia della VI domenica di Avvento che coincide con l’8 dicembre.
«Per la sua particolare importanza la domenica cede la sua celebrazione soltanto alle solennità e alle feste del Signore. Le solennità dei Santi che cadono in domenica si spostano di norma il lunedì»: così stabiliscono le Norme generali per l’Ordinamento dell’Anno liturgico e del Calendario secondo il Rito ambrosiano. Di conseguenza, “il prossimo 8 dicembre 2024 è prevista la celebrazione della IV Domenica di Avvento e la Solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria è stabilita per il giorno 9 dicembre 2024”.
Ci atteniamo a questa indicazione del vescovo anche perché non abbiamo particolari motivi pastorale per fare diversamente.
Daremo importanza alla festa della Immacolata in due modi: la novena e comunque il richiamo a Maria nella Messa dell’8 dicembre nelle preghiere e nel canto. Avremo modo poi di ritrovare la presenza della Vergine domenica 22 dicembre, festa della sua divina maternità.
Da domenica 1 dicembre suggeriamo “la novena della Immacolata” con la cura personale del rosario. Si potrà recitare il rosario al termine di ogni Messa feriale o mettersi insieme con amici per pregare Maria.
Lunedì 9 dicembre
Festa dell’Immacolata
Celebreremo la festa liturgica lunedì. Possibilità di celebrare la messa al mattino e alla sera: Santo Stefano: alle ore 8.30 e anche alle ore 18
A San Felice: alle ore 18.30
Esercizi per i giovani
L’Arcivescovo predicherà ciascuna delle tre serate nella Zona VI.
Il Vangelo di Marco si legge con i catecumeni per prepararsi al battesimo. Quest’anno desideriamo che la sua lettura continua possa accompagnare i giovani perché possano riscoprire la grazia del battesimo, cogliendo così una delle opportunità legate al Giubileo indetto da papa Francesco.
ZONA VI. Abbazia dei SS. Pietro e Paolo in Viboldone, via dell’Abbazia 6 a San Giuliano Milanese (Milano); predicatore mons. Mario Delpini (arcivescovo di Milano).
Diretta su:
www.chiesadimilano.it e youtube.com/chiesadimilano
ZONA VII. Chiesa di San Carlo Borromeo, via Giovanni Boccaccio 384 a Sesto San Giovanni (Milano); predicatore don Pier Paolo Zannini (cappellano della Rettoria San Ferdinando presso l’Università Bocconi di Milano).
