12 settembre 2021

II domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore

UNA CHIESA CHE RIPRENDE A CAMMINARE
Primi passi della nostra Chiesa ambrosiana e della nostra chiesa di santo Stefano. Diamo qualche spunto leggibile di quella lettera che il Vescovo Delpini ha scritto per la Diocesi. Sarebbe bello poi poterla leggerla per intero!  Già il titolo è un programma: “Chiesa unità, libera e lieta”. Un titolo che vuole mettere in sintesi ciò che il Vescovo vede per la sua Chiesa. Perché non approfittare di chi ci sta avanti come guida e ci aiuta a muoverci come discepoli del Signore?
Per realizzare questa “Chiesa unita, libera e gioiosa” ci sono dei paletti chiari che troviamo nel primo riquadro; ci sono poi dei luoghi in cui si cresce insieme ed è il motivo del “primo” e “secondo” momento, riportati negli gli altri due riquadri. Iniziamo a “digerire” questi primi spunti della lettera.


COME ATTRAVERSARE IL TEMPO CHE VIVIAMO DA DISCEPOLI?
La situazione difficile in cui ci siamo trovati a vivere non può essere solo una circostanza spiacevole e drammatica da subire. Con la grazia dello Spirito Santo possiamo vivere questo tempo come occasione per praticare la speranza, testimoniare la carità, restare saldi nella fede.
Imparare a pregare: alla presenza del Signore, docili allo Spirito di Gesù, praticando in forme inedite la celebrazione comunitaria, la preghiera familiare, la preghiera personale.
Imparare a pensare: in un contesto di slogan obbligatori e di notizie selezionate per gli interessi di chi sa chi, esercitando un pensiero critico, che si interroga sul senso di quello che capita e sulle responsabilità che ci chiamano.
Imparare a sperare oltre la morte: affermando la fede nella risurrezione di Gesù e nella nostra risurrezione, per contrastare la visione disperata di una mentalità diffusa arrendevole di fronte alla morte, che ritiene saggezza la rassegnazione e cura palliativa la distrazione.
Imparare a prendersi cura: apprezzando le molte forme di solidarietà che in tanti ambiti professionali ed ecclesiali sono sovrabbondate, fino all’eroismo, mettere a frutto quello che si è sperimentato sull’importanza del prendersi cura della persona e non solo dell’incremento tecnico della cura.
In questo tempo di prova e di grazia la proposta pastorale intende convocare la comunità cristiana perché non si sottragga alla missione di essere un segno che aiuta la fede e la speranza, proponendo il volto di una Chiesa unita, libera e lieta come la vuole il nostro Signore e Maestro Gesù, che è vivo, presente in mezzo a noi come l’unico pastore e che vogliamo seguire fino alla fine, fino a vedere Dio così come egli è.


PRIMO MOMENTO: L’anno liturgico, percorso di conversione e di comunione
La proposta pastorale è l’anno liturgico: la celebrazione del mistero di Cristo, che si distende nel tempo che viviamo, rinnova la grazia della presenza della Pasqua di Gesù, il dono dello Spirito. Le situazioni sempre diverse e imprevedibili diventano, per il discepolo e per tutta la comunità cristiana, occasioni propizie per ascoltare ancora la Parola del Signore, ricevere luce per interpretare il cammino da compiere e forza per dare testimonianza.
Le celebrazioni liturgiche possono radunare la comunità perché sia un cuore solo e un’anima sola, invitano ciascuno a conformarsi al Signore Gesù, a vivere nella sua gloria, a perseverare nella missione ricevuta. Celebrare non è solo imparare, non è solo motivare l’impegno, non è solo rito, non è solo raduno. È grazia, è opera di Cristo che dona lo Spirito, che insegna, che si fa cibo per la vita, gioia per i cuori.
Non possiamo evitare la domanda: come celebriamo i santi misteri? Quale comunità, quale Chiesa si “forma” nella celebrazione? Rendersi disponibile alla grazia che viene offerta dalla celebrazione può essere il frutto della proposta pastorale.
La mia intenzione è di ripercorrere alcuni tratti di quel frutto della celebrazione che è la Chiesa, insistendo sulla relazione personale e comunitaria con Gesù che nelle celebrazioni si rende presente e ancora parla, prega, offre amicizia e salvezza, irradia la sua gloria.


SECONDO MOMENTO: «Vi ho chiamato amici» (Gv 15,15)
Quale via si percorre per entrare nel mistero, nella verità di Dio?
Per alcuni forse è stata utile la via dello studio, della riflessione, l’impegno per conoscere la storia del popolo di Israele, il tempo e la vicenda di Gesù, la testimonianza che gli hanno reso gli apostoli.
Per altri forse è stata l’attrattiva degli insegnamenti di Gesù e del suo comandamento, una sapienza che è venuta dall’alto per insegnare un modo di vivere veramente straordinario, paradossale come dice lo scritto A Diogneto.
Per alcuni forse è stata la via del dolore, il soffrire, lo strazio: l’annuncio che il Figlio di Dio ha attraversato la drammatica passione e la tragica morte è stata la parola che ha aperto gli occhi. Gli afflitti, i tormentati, gli scarti della vita hanno riconosciuto in Gesù colui che è stato tormentato e scartato, che è sceso fino agli inferi per abbattere l’oppressione della disperazione.
Per tutti è offerta la via dell’amicizia. Tutti sono chiamati a intervenire a quella cena che rende partecipi delle confidenze di Gesù. Chi accoglie l’invito a percorrere la via dell’amicizia sperimenta che la fede è un rapporto personale con lui: in questo rapporto, nel dialogo che ascolta tutto quello che il Signore rivela e che formula le domande e confida gli smarrimenti, il comandamento e la verità si rivelano come il dimorare del tralcio nella vite, piuttosto che come l’indicazione di adempimenti e la consegna di una dottrina. L’amicizia che Gesù offre e chiede non si riduce a un legame affettuoso di simpatia e compagnia: è la scelta di vivere condividendo la sua vita, praticando il suo stile, entrando nella comunione con il Padre che Gesù rende possibile.
La lampada per illuminare i nostri passi è la Parola di Dio che la Sacra Scrittura rende accessibile a chi ascolta con animo semplice e grato. Propongo che per questo anno pastorale 2021/2022 ascoltiamo, leggiamo, meditiamo i capitoli 13–17 del Vangelo secondo Giovanni. Si tratta di testi di straordinaria ricchezza di rivelazione. Tutti abbiamo bisogno di essere aiutati perché la Parola di Gesù, offerta nella testimonianza apostolica, ci illumini, ci purifichi, ci raduni in unità.
Nelle nostre comunità ci sono molte persone che hanno consuetudine con le Scritture, persone che sono capaci di spiegarle, esperti che sanno chiarire i passi oscuri e approfondire i contenuti. È un servizio importante di cui ognuno di noi ha bisogno.
Non è chiesto di diventare “specialisti” della Bibbia. Farà bene a tutti, però, quella familiarità con le pagine ispirate che fa ardere il cuore, che purifica la mente da pregiudizi e luoghi comuni a proposito di Dio, offre orientamento per le grandi scelte che definiscono la vita e per le piccole scelte che qualificano lo stile quotidiano. La Parola di Dio non è, infatti, anzitutto, un libro antico che trasmette una sapienza che fa pensare e norme che orientano a un comportamento virtuoso. È piuttosto dono dello Spirito che rende accessibile a tutti i popoli in ogni cultura e in ogni terra di entrare nella rivelazione di Gesù.
La metodologia della lectio e la strumentazione scientifica dell’esegesi devono essere di aiuto alla conoscenza del mistero di Cristo. Il rischio da evitare è che i percorsi per lo studio della Bibbia siano così impegnativi e complessi da esaurire lo slancio e spegnere il desiderio dell’incontro.
Nel discernimento personale ed ecclesiale abbiamo bisogno di ascoltare Gesù, non nell’ingenua pratica delle citazioni delle parole, ma nella docilità allo Spirito che permette di conoscere il pensiero di Cristo. «La Parola di Dio è viva e si rivolge a ciascuno nel presente della nostra vita» (Verbum Domini, 37).


“LIBRO CHE VA, LIBRO CHE VIENE”
Scambiare le ricchezze scoperte

In tempo di Pandemia, soprattutto nei giorni più faticosi, si sono letti più libri e forse abbiamo scoperto autori nuovi e belli. Proposta: “SCAMBIAMO I LIBRI”
Un modo nuovo di condividere la bellezza che ciascuno ha scoperto fra le pagine di un libro, una ricchezza reciproca che potrebbe contagiare…

Come?
– Regala un libro che ti è piaciuto (basta che sia in buono stato, non deve essere necessariamente nuovo)
– Scrivi su un biglietto il motivo per cui consigli quel libro
– Ricevi un “buono” per poter prendere il libro di un altro
– Ritira il libro che qualcun altro avrà donato.

Quando?

– Dal 19 settembre al 2 ottobre: RACCOGLIAMO I LIBRI. Al termine di ogni Messa troverai degli incaricati che ritireranno i libri offerti e ti consegneranno un “buono”.
– Domenica 3 ottobre: REGALIAMO I LIBRI. In occasione della Festa dell’Oratorio, dalle ore 15 alle ore 18, presentando il “buono” potrai scegliere uno dei libri consegnati e portarlo a casa.


Dopo la “bella serata” con PizzAut: nella consumazione di martedì 7 settembre abbiamo    raccolto ,€. 2.530 (oltre a €. 500 per Food Truck).  Con il nostro ringraziamento e augurio.
Domenica 3 ottobre per la festa dell’Oratorio riprenderemo il banco della Pesca di beneficenza.