Domenica dell’Incarnazione
Piccole sorprese
Inizio a collocare lentamente i volti con le abitazioni dove una famiglia o una persona vive. Mettere insieme cognomi e le persone è un’altra impresa. Infine ricordarsi di tutto è sforzo titanico. Qualcosa però riesco a fare grazie al passaggio tra i palazzi e le abitazioni.
Quando mi è capita di suonare ad un campanello e vedere persone che riconosco presenti in chiesa o che ho avuto modo di incontrare per vari motivi, mi illumino e sono molto contento! Inizio una lenta collocazione delle persone nelle vie della parrocchia tra quelle “antiche” (via Suardi, via Mazzini, via De Amicis…), quelle “recenti” (via Cristei, via Minzoni, vie dei fiumi…) a quelle recentissime” (via san Rocco, via Giotto, via Caravaggio…).
Il fatto di essere invitato e atteso tramite il foglio azzurro, mi permette di trovare un terreno… arato e accogliente. Trovarsi in casa di chi appartiene alla tua comunità cristiana, fa piacere perché i volti cominciano a prendere una storia, evidente nella casa stessa o raccontata dalle fotografie collocate in cornici o appese alle pareti. Spesso sono immagini di familiari che sono morti, ma anche di nipoti e pronipotini che sono i… “miei tesori”.
Certo non ci sono le caramelle per i chierichetti anche perché… non ci sono i chierichetti. Quella forma di benedizione delle case ha fatto il suo tempo e lo abbiamo messo in pensione. Ricordo mio papà Giovanni che, quando ero in quarta e quinta elementare, mi veniva a prendere, con la bicicletta, a casa del prete che accompagnavo nelle benedizioni pasquali (essendo io di Monza seguivamo il rito romano). Certo che fare il giro (ci si divertiva anche) dalle 14.30 alle 21 era… sfruttamento minorile ma così era il mondo degli anni Sessanta. Non c’erano corsi e non frequentavo il doposcuola per cui quella novità primaverile era anche un diversivo in un rione in cui non succedevano fatti eclatanti. Ricordo sempre la volta in cui, al termine del giro nelle numerose case, ricevetti la “mancia” di 16 mila lire che a quei tempi era una cifra importante. Oggi la possibilità di fermarsi per due chiacchiere, per qualche racconto o, capita, per qualche confessione (”Reverendo è già qui mi può confessare?”) rende la presenza dei ragazzi inadeguata.
Ritorno alla bellezza del modo con cui entriamo nelle case perché mi sento più libero ad accettare le offerte per la chiesa. Nella forma precedente della benedizione mi disturbava l’idea che qualcuno pensasse ad un passaggio del prete per raccogliere denaro. Per questo motivo ho sempre chiesto di portare la busta in chiesa se non conoscevo bene la famiglia. Oggi, dal momento che sono i parrocchiani a chiedere l’incontro, il gesto della busta è più significativo.
Quasi un censimento
Il sistema che abbiamo adottato rimanendo nelle restrizioni pandemiche, permette forse di iniziare un censimento interno. Mi viene da sorridere pensando che tra pochi giorni sentiremo: “Ci fu un censimento al tempo dell’imperatore Cesare Augusto…”. Nessuna verifica fiscale o controllo del territorio, ma solo una iniziale precisazione di coloro che, in qualche misura, si sentono parte della comunità o sono in una ricerca spirituale. Per ora bastano queste note.
Don Norberto
Dialogo di Benedetto XVI con Maria
Sappiamo dell’affetto del Papa emerito e delle sue sintesi efficaci e semplici. Ecco la conclusione della sua enciclica “Spe salvi”: un dialogo che facciamo nostro nella festa liturgica ambrosiana della divina maternità della vergine Maria.
Con un inno del VIII/IX secolo, quindi da più di mille anni, la Chiesa saluta Maria, la Madre di Dio, come «stella del mare»: Ave maris stella. La vita umana è un cammino. Verso quale meta? Come ne troviamo la strada? La vita è come un viaggio sul mare della storia, spesso oscuro ed in burrasca, un viaggio nel quale scrutiamo gli astri che ci indicano la rotta. Le vere stelle della nostra vita sono le persone che hanno saputo vivere rettamente. Esse sono luci di speranza. Certo, Gesù Cristo è la luce per antonomasia, il sole sorto sopra tutte le tenebre della storia. Ma per giungere fino a Lui abbiamo bisogno anche di luci vicine – di persone che donano luce traendola dalla Sua luce ed offrono così orientamento per la nostra traversata. E quale persona potrebbe più di Maria essere per noi stella di speranza – lei che con il suo «sì» aprì a Dio stesso la porta del nostro mondo; lei che diventò la vivente Arca dell’Alleanza, in cui Dio si fece carne, divenne uno di noi, piantò la sua tenda in mezzo a noi?
A lei perciò ci rivolgiamo: Santa Maria, tu appartenevi a quelle anime umili e grandi in Israele che, come Simeone, aspettavano «il conforto d’Israele» e attendevano, come Anna, «la redenzione di Gerusalemme». Tu vivevi in intimo contatto con le Sacre Scritture di Israele, che parlavano della speranza, della promessa fatta ad Abramo ed alla sua discendenza. Così comprendiamo il santo timore che ti assalì, quando l’angelo del Signore entrò nella tua camera e ti disse che tu avresti dato alla luce Colui che era la speranza di Israele e l’attesa del mondo. Per mezzo tuo, attraverso il tuo «sì», la speranza dei millenni doveva diventare realtà, entrare in questo mondo e nella sua storia. Tu ti sei inchinata davanti alla grandezza di questo compito e hai detto «sì»: «Eccomi, sono la serva del Signore».
Quando piena di santa gioia attraversasti in fretta i monti della Giudea per raggiungere la tua parente Elisabetta, diventasti l’immagine della futura Chiesa che, nel suo seno, porta la speranza del mondo attraverso i monti della storia. Ma accanto alla gioia che, nel tuo Magnificat, con le parole e col canto hai diffuso nei secoli, conoscevi pure le affermazioni oscure dei profeti sulla sofferenza del servo di Dio in questo mondo. Sulla nascita nella stalla di Betlemme brillò lo splendore degli angeli che portavano la buona novella ai pastori, ma al tempo stesso la povertà di Dio in questo mondo fu fin troppo sperimentabile.
Il vecchio Simeone ti parlò della spada che avrebbe trafitto il tuo cuore, del segno di contraddizione che il tuo Figlio sarebbe stato in questo mondo. Quando poi cominciò l’attività pubblica di Gesù, dovesti farti da parte, affinché potesse crescere la nuova famiglia, per la cui costituzione Egli era venuto e che avrebbe dovuto svilupparsi con l’apporto di coloro che avrebbero ascoltato e osservato la sua parola. Nonostante tutta la grandezza e la gioia del primo avvio dell’attività di Gesù tu, già nella sinagoga di Nazaret, dovesti sperimentare la verità della parola sul «segno di contraddizione». Così hai visto il crescente potere dell’ostilità e del rifiuto che progressivamente andava affermandosi intorno a Gesù fino all’ora della croce, in cui dovesti vedere il Salvatore del mondo, l’erede di Davide, il Figlio di Dio morire come un fallito, esposto allo scherno, tra i delinquenti. Accogliesti allora la parola: «Donna, ecco il tuo figlio!».
Dalla croce ricevesti una nuova missione. A partire dalla croce diventasti madre in una maniera nuova: madre di tutti coloro che vogliono credere nel tuo Figlio Gesù e seguirlo. La spada del dolore trafisse il tuo cuore. Era morta la speranza? Il mondo era rimasto definitivamente senza luce, la vita senza meta? In quell’ora, probabilmente, nel tuo intimo avrai ascoltato nuovamente la parola dell’angelo, con cui aveva risposto al tuo timore nel momento dell’annunciazione: «Non temere, Maria!». Quante volte il Signore, il tuo Figlio, aveva detto la stessa cosa ai suoi discepoli: Non temete! Nella notte del Golgota, tu sentisti nuovamente questa parola. Ai suoi discepoli, prima dell’ora del tradimento, Egli aveva detto: «Abbiate coraggio! Io ho vinto il mondo». «Non sia turbato il vostro cuore». «Non temere, Maria!».
Nell’ora di Nazaret l’angelo ti aveva detto anche: «Il suo regno non avrà fine». Era forse finito prima di cominciare? No, presso la croce, in base alla parola stessa di Gesù, tu eri diventata madre dei credenti. In questa fede, che anche nel buio del Sabato Santo era certezza della speranza, sei andata incontro al mattino di Pasqua. La gioia della risurrezione ha toccato il tuo cuore e ti ha unito in modo nuovo ai discepoli, destinati a diventare famiglia di Gesù mediante la fede. Così tu fosti in mezzo alla comunità dei credenti, che nei giorni dopo l’Ascensione pregavano unanimemente per il dono dello Spirito Santo e lo ricevettero nel giorno di Pentecoste. Il «regno» di Gesù era diverso da come gli uomini avevano potuto immaginarlo. Questo «regno» iniziava in quell’ora e non avrebbe avuto mai fine. Così tu rimani in mezzo ai discepoli come la loro Madre, come Madre della speranza. Santa Maria, Madre di Dio, Madre nostra, insegnaci a credere, sperare ed amare con te. Indicaci la via verso il suo regno! Stella del mare, brilla su di noi e guidaci nel nostro cammino!
Benedetto XVI
Orari e celebrazioni
Giorno del sacramento della Riconciliazione
Mercoledì 22 dicembre: Confessioni
– dalle 7.30 alle 11.30 (due confessori) – dalle 15 alle 19 (due confessori) – dalle 20.30 alle 22.30 (quattro confessori)
Venerdì 24 dicembre: Confessioni
– dalle 8.30 alle 12; dalle 15.30 alle 17.30 (due confessori)
Giorno della festività di Natale
– Messa della vigilia: ore 18 a santo Stefano
– Messa della notte: ore 22 a Novegro
– a santo Stefano, alle ore 23.30: inizio veglia e alle ore 24: Santa Messa
Sabato 25 dicembre – giorno di Natale
Orario festivo: ore 8.30, ore 10, ore 11.30 e ore 18
Domenica 26 dicembre – santo Stefano, patrono
Orario festivo: ore 8.30, ore 10, ore 11.30 con accensione del “Faro” o pallone, ore 18
Dopo Natale
Dal 27 dicembre al 30 dicembre – 3 e 4 gennaio: Messa: ore 8.30 (sospese le altre Messe)
