1º novembre 2026

Seconda domenica dopo la Dedicazione


Un ricordo del cimitero

Quest’anno non abbiamo il “ponte dei Santi e dei morti”, un’occasione che spesso diventava motivo di viaggio per ritrovare le radici della propria famiglia andando nei vari cimiteri in cui riposano i nostri cari. Era anche un’occasione per tornare “ai propri paesi di origine” visitando, oltre ai familiari, anche amici che non ci sono più. Si va al camposanto portando fiori o piante da mettere sulle tombe. Così i cimiteri (capita anche al nostro di Segrate) si riempiono di margherite, crisantemi e altri fiori.

Ogni 1° novembre mi ritorna in mente una tradizione che c’era a Legnanello, nella parrocchia dove ho seguito l’oratorio per quasi sei anni. Quest’anno il ricordo si è fatto ancora è più vivo perché mi è capitato tra le mani una cartelletta contenente un giornalino che avevamo creato in oratorio in quegli anni, inizialmente come inserto nel bollettino parrocchiale, e poi in veste autonoma. Il “Testata” – era il titolo che scelto per un motivo che riporto dal numero zero del dicembre 1993 – “È il titolo scelto per questo inserto dell’oratorio. Parola che possiede un duplice significato: il primo sta nel fatto che… “è senza titolo”. Infatti, si intende testata… “riquadro superiore della prima pagina di un giornale, contenente il titolo”. In secondo luogo, testata nel senso di “colpo dato con la testa”, ovvero possibilità di picchiare la testa contro le cose, i problemi, le idee”.

Mi scuso per questo richiamo biografico emerso casualmente.  In quell’oratorio, la sera del 1° novembre, si andava a piedi al cimitero cittadino, distante più o meno come da Santo Stefano alla chiesa di Lavanderie: eravamo quasi un centinaio tra giovani e adolescenti, con la presenza di qualche adulto. Si percorrevano i viali del cimitero recitando il rosario e ci si fermava soprattutto davanti alle tombe di giovani e ragazzi che avevano frequentato l’oratorio. Quattro in particolare erano ragazzi che ricordavamo. Tra loro c’era Ilaria, una bambina di prima elementare, che accompagnai al cimitero il 21 giugno – giorno di san Luigi G – festa del santo di cui l’oratorio portava il nome. Era il mio primo anno di permanenza a Legnano e fu intenso quell’accompagnamento di lei e del dolore della famiglia. Poi, certo, alla fine c’era il passaggio alle numerose giostre che si stabilizzavano nei dintorni del cimitero, perché a Legnano si festeggia il patrono san Magno il 5 novembre.

Così, in senso generale, il camminare da casa al cimitero, a piedi o in macchina, è “bello di suo”. Perché al cimitero non si va “perché sei nei paraggi” ma ci si va volutamente. Si entra così prima ancora che fisicamente, con la mente. È la mente che decide “oggi vado al cimitero perché è giusto, perché mi sento attratto, perché sono in debito, perché sento la mancanza, perché c’è lui, perché c’è lei…”. Senza il ponte dei morti, ci si arrangia comunque perché c’è un pensiero che viene prima di tutto: “Devo andare al cimitero”. Un pensiero che commuove ma che, allo stesso tempo, ci ricorda quanto siamo umani.  E in questo tempo, così veloce e distratto, non guasta ricordarlo.


Non ci sono due Messe

Come già accennato, una volta ogni sei o sette anni, la “Solennità di Tutti i Santi” cade di domenica. Mi sembra allora utile ricordare una caratteristica del rito ambrosiano che, pur riconoscendo l’importanza della festa dei Santi, è quella di previlegiare il valore del percorso domenicale, celebrando così “la seconda domenica dopo la Dedicazione del duomo”. L’unico vantaggio pratico è che c’è… solo un giorno “di precetto con la Messa” anziché due!

Noi credenti abbiamo un bel rapporto con i santi, un rapporto di amicizia che si crea con loro e che la Chiesa ci aiuta a coltivare. Grazie alla loro vita e ai loro scritti, possiamo respirare un bel clima, che richiama il numero dei centoquarantaquattro mila dell’Apocalisse: un numero simbolico, ottenuto moltiplicando il numero dodici altrettanto simbolico.

Nella Messa ritroviamo più volte questo richiamo: già nel “Confesso a Dio onnipotente” diciamo: “E supplico la beata sempre vergine Maria, gli angeli, i santi e voi fratelli e sorelle, di pregare per me il Signore Dio nostro”. Anche nel Credo richiamiamo la comunione dei santi. Nel prefazio si accenna spesso agli angeli e ai santi, uniti ai quali, innalziamo il canto del Santo. Nella preghiera eucaristica tutto è più evidente quando si aggiunge anche il nome di sant’Ambrogio o dei santi protettori.

Mi piace molto segnalare la loro presenza – la presenza di tutti – nel momento del battesimo di un bambino. Familiare è anche il richiamo ai santi durante la celebrazione delle esequie. Ma altrettanto bella è la loro presenza ad un matrimonio. Un momento ancora più intenso è infine quello dell’ordinazione sacerdotale: mentre si è distesi a terra e si invoca l’intercessione dei santi, la loro presenza diventa fortissima, invocata dal popolo di Dio su coloro che diventeranno ministri dell’altare.

Ecco perché il legame con i santi rimane vivo e si rinnova continuamente soprattutto nella liturgia, ma anche nei vari pellegrinaggi là dove sono custodite le loro reliquie, riconoscendo in loro persone che semplicemente hanno integrato la loro vita a quella di Cristo. È bello essere immersi nella santità.


Fede da santi

Sempre sfogliando il giornalino dell’oratorio di Legnanello, ho trovato questo racconto di Anthony de Mello (autore letto in quel tempo), commentato da un ragazzo. Visto il periodo dell’anno, lo pubblichiamo.

Il saggio indù Narada intraprese un pellegrinaggio al tempio del Signore Visnu. Una notte si fermò in un villaggio e fu ospitato nella capanna di una coppia di povera gente. La mattina dopo, prima di ripartire, l’uomo disse al Narada: “Tu stai andando dal Signore Visnu. Chiedigli di dare a me e a mia moglie un figlio perché sono ormai molti anni che siamo senza figli”.

Quando Narada giunse al tempio disse al Signore: “Quell’uomo e sua moglie sono stati molto gentili con me. Sii misericordioso con loro e dà loro un figlio”. Il Signore rispose in modo definitivo: “Non è destino di quell’uomo avere figli”. Così Narada fece le sue devozioni e tornò a casa.

Cinque anni dopo intraprese lo stesso pellegrinaggio e si fermò nello stesso villaggio e fu ospite ancora una volta della stessa coppia. Questa volta c’erano due bambini che giocavano sulla porta della capanna. “Di chi sono questi bambini?”, chiese Narata. “Miei”, disse l’uomo. Narada era perplesso.

L’uomo proseguì: “Subito dopo che ci hai lasciato, cinque anni fa, un santo mendicante è venuto nel nostro villaggio. Noi lo abbiamo ospitato per la notte.

La mattina dopo, prima di partire, lui ha benedetto mia moglie e me e… il Signore ci ha fatto dono di questi due bambini “. Quando Narada udì questo, si recò immediatamente al tempio del Signore Visnu. Non appena vi giunse gridò proprio all’entrata del tempio: “Non mi avevi detto che non era destino di quell’uomo avere figli? Ora ne ha due”. Quando il Signore udì le sue parole, scoppiò in una sonora risata e disse: “Dev’essere stata opera di un santo. I santi hanno il potere di cambiare il destino”.


A proposto di san Carlo

Abbinato ultimamente ad Acutis, il nome Carlo si riferisce a san Carlo Borromeo compatrono della nostra diocesi. La reliquia del santo è custodita nella cripta del duomo. Figura significativa di un tempo difficile della Chiesa, segnato dalla nascita del protestantesimo e dal Concilio di Trento. Toccato dalla Grazia di Dio, il nostro santo, nipote del papa Pio IV, si impegnò – secondo le indicazioni del Concilio –  affinché il vescovo risiedesse in diocesi, allontanandosi dalla vita di corte papale e dagli interessi mondani. Diamo voce alla sua figura attraverso l’inno nella Liturgia delle Ore per il 4 novembre.

Con amore di figli a te cantiamo:
ti sei levato tra i santi pastori
la nostra notte vincendo
quasi fulgente sole.

Già la beata tua nascita
fu gioioso presagio della luce
che poi su tutte rifulse
dall’alto della cattedra.

Tu di quel secolo fastoso e sordido
la corruzione vincesti:
contro ogni avverso potere
l’animo forte non cede.

La rabbia dei malvagi
arma la mano vile del sicario,
ma la bontà del Signore
non abbandona il suo servo.

La peste infuria
e devasta la misera Milano,
dolce e animoso come madre,
resti e gli sventurati soccorri.

Così tra noi benedetto passasti,
norma del clero, speranza del gregge,
vivida fiamma nel gelo del mondo,
rifugio e conforto dei poveri.


Avvisi

Lunedì 2 novembre le messe al cimitero

  • ore 9: animata dalle parrocchie di Redecesio e Lavanderie
  • ore 11: animata dalla parrocchia di Milano Due
  • ore 15: animata dalla parrocchia del Villaggio
  • ore 16: animata dalle parrocchie di Santo Stefano, San Felice e Novegro
    • (Normale orario delle messe nelle chiese: a Santo Stefano ore 8.30 e a San Felice ore 18.30)

Mercoledì 4 novembre: il ricordo dei caduti al cimitero

Il 4 novembre è la festa di san Carlo Borromeo: si celebrerà anche la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze armate che ricorda la conclusione della tragica Prima guerra mondiale.
Ritrovo nel “piazzale Caduti e reduci della Russia” presso il cimitero, dove alle 10.30 si terrà la celebrazione. Si proseguirà poi con i momenti commemorativi, che si concluderanno in piazza della Repubblica.