25 ottobre 2026

Prima domenica dopo la Dedicazione – il mandato missionario


Siamo a Milano

Ci stiamo avvicinando alla solennità dei santi e dei morti. Le logiche commerciali e del mondo ci propongono un’altra festività che proviene da tradizioni estranee, non propriamente italiane ed europee.

Mentre si scrive non si può non tener conto di ciò che è accaduto nei pressi della cattedrale, proprio nel giorno in cui si celebrava la festa del Duomo. Molto si è scritto, molto si è visto, molte parole pronunciate… davvero tanto, forse troppo. Sullo sfondo restano il silenzio, la preoccupazione, uno smacco evidente nel confronto con generazioni, segnato da episodi di violenza e saccheggi.

Lasciamo allora spazio a poche parole, nette e chiare, del vescovo Mario Delpini pronunciate in un’intervista ad Avvenire. Merita attenzione anche un significativo passaggio del presidente Mattarella: «Alle forze dell’ordine — in particolare ai quasi 200 loro feriti nei giorni scorsi — va la piena solidarietà della comunità nazionale. Occorre poi mettere in atto un’analisi intelligente e approfondita e a elaborare una attenta vigilanza in grado di contrastare violenze che sembrano esplodere in modo inatteso da soggetti inediti. Condizione, quest’ultima, che pone interrogativi su cui riflettere sotto diversi profili».


Giornalista: Eccellenza, a Milano sabato e domenica si sono viste scene di violenza e devastazione come non accadeva da decenni. Sorpresa e paura tra molti: lei come spiega questa esplosione di rabbia?
Da quali deserti dell’anima può venire quell’aridità che non soffre nel far soffrire? Da quale mondo virtuale può venire il far paura senza provare paura? Da quale indifferenza può venire l’aggredire senza timore di essere aggrediti, cioè senza pensare né temere le conseguenze? Io non so spiegarmi questa esplosione di rabbia. Io non so attribuire colpe e indicare colpevoli. Forse altri sapranno farlo.

Che cosa si sente di dire a una città sotto choc?
La società, i negozianti, i cittadini devono cercare di difendersi e non so come si possa fare per contenere minorenni incontenibili. Le forze dell’ordine hanno regole che i teppisti minorenni non osservano. Si dovranno quindi definire strategie legali ed efficaci. Io di questo non so niente. A me piacerebbe azzardarmi a stabilire rapporti, a condividere ore di scuola, partite di calcio, passeggiate in montagna. Ecco, per capire o almeno per tendere una mano.

I protagonisti di questi assalti sono, nella grande maggioranza, dei ragazzini minorenni. Un motivo di sconcerto in più. Quale rabbia li attraversa? Dicono di non sentirsi neppure “visti” dal mondo dei grandi. Quale sfida pongono al mondo degli adulti?
Molti ripetono il luogo comune che i genitori sono i responsabili di tutto. Non mi piacciono le generalizzazioni e non sono giuste. Qualche cosa di vero c’è. Ma non c’è un manuale per fare il papà e la mamma, l’educazione non è un procedimento deterministico. Forse ci sono adulti che non sono contenti di essere adulti e i ragazzi si convincono che non valga la pena di diventare adulti. Quindi – si chiederanno – perché siamo al mondo? Forse la grammatica fondamentale del vivere, che distingue bene e male, è diventata troppo difficile e il riferimento a Dio è diventato fumoso e addirittura antipatico. Perciò quale ragione ci sarebbe per fare il bene ed evitare il male? Ha un fondamento serio la tragica interpretazione della storia che dice: se Dio non esiste, allora tutto è possibile!

E ancora una volta balza agli occhi il tema dell’educazione: gli oratori sono in prima linea e operano in maniera silenziosa ma concreta. Quale aiuto ulteriore possono dare?
La comunità cristiana non ha la ricetta dell’educazione, ma piuttosto dovrebbe creare le condizioni perché il Maestro interiore, con il dono dello Spirito Santo, possa insegnare le vie del bene. Gli oratori possono aiutare chi li frequenta. Ma credo che chi frequenta gli oratori debba essere incoraggiato ad aiutare chi non li frequenta. Una volta forse si consigliava di buttare fuori la mela marcia perché il marciume non contagiasse le mele sane del cesto. Credo che invece che di mele, si dovrebbe parlare di lampade: chi accoglie Gesù diventa come una lampada che può regalare luce per tutti e indicare la meta che merita di essere desiderata, cioè il compimento della vocazione di ciascuno, e la via che è possibile percorrere.

Di fronte a tale violenza, il rischio è di fermarsi alla condanna, trascurando una risposta educativa che resta necessaria…
La Chiesa ha una verità promettente da annunciare, una sapienza educativa ricca di millenni di esperienza. E crede in Dio. Perciò ha fiducia. È perciò necessario che si facciano avanti uomini e donne di ogni età e condizione, in ogni ruolo e professione, si facciano avanti per mettere mano all’impresa di aggiustare il mondo.


Là, dove i fratelli stanno insieme

«Ecco, com’è bello e com’è dolce che i fratelli vivano insieme!» (Salmo 133,1). Questo salmo, attribuito a Davide, è uno dei «Canti delle salite»: li cantavano i pellegrini che salivano a Gerusalemme per le grandi feste. Con un piccolo sforzo di immaginazione riusciamo quasi a vederli, questi pellegrini, mentre partono, ciascuno dal proprio villaggio e per una strada diversa. Ed è facile pensare che ad un certo punto queste strade siano confluite in una sola e i pellegrini abbiano cominciato a salire insieme verso Gerusalemme, mescolando le loro voci in un unico canto.

Ecco, domenica a Segrate è successo qualcosa di simile. Seguendo il nostro calendario ambrosiano, abbiamo festeggiato la Dedicazione del Duomo di Milano, «Chiesa madre di tutti i fedeli ambrosiani», e davvero non si poteva immaginare una data più azzeccata per la messa delle Sette Parrocchie di Segrate. Come ogni anno, ho avuto l’onore e l’onere di dirigere il coro straordinario. Straordinario nel senso letterale del termine, perché mette insieme cantori e musicisti di tutte e sette le parrocchie di Segrate, esclusivamente per questa occasione. Persone diverse, abitudini diverse, repertori diversi; chi canta da poco, chi da una vita, chi legge la musica, chi si fida dell’orecchio…

Una bella impresa mettere tutti insieme. Chi dirige però ha un privilegio che gli altri non hanno: vedere i volti di chi canta e suona. Ed è bellissimo vedere tanti sguardi, che rimangono tutti appesi a uno stesso gesto. E poi succede la cosa più straordinaria di tutte: ad un tratto si smette di sentire le singole voci e si sente solo la voce del coro.

Ignazio di Antiochia, all’inizio del II secolo, mentre veniva portato a Roma per il martirio, scrisse sette lettere, una più bella dell’altra. Ai cristiani di Efeso diceva: «Nella vostra concordia e nel vostro amore sinfonico si canta Gesù Cristo. E voi, uno per uno, diventate coro, perché, intonati nella concordia e prendendo nell’unità il tono di Dio, cantiate a una sola voce per mezzo di Gesù Cristo al Padre». Noi lo abbiamo sperimentato: essere Chiesa è diventare coro! Non sentire più le singole voci non vuol dire che spariscano all’interno del mucchio, perché ognuno occupa il posto che solo lui può occupare. Nel coro ognuno ha il suo ruolo, la sua parte, il suo timbro, la sua voce, così come nella Chiesa ognuno ha i suoi carismi: doni dello Spirito per il bene comune. Domenica non c’erano sette parrocchie messe in fila, ma tante voci diverse accordate sulla stessa nota. E il salmo si chiude con una promessa: «là il Signore manda la benedizione, la vita per sempre». Là, dove i fratelli stanno insieme.

Raffaella


Bella preghiera

Trovo molto bello il prefazio che è stato letto nei giorni feriali di questa settimana. Non era quello usato alla domenica perché era solo per la festa della Dedicazione del duomo. Credo sia un prefazio unico, che non mi pare ci sia in altri momenti dell’anno liturgico. Lo riporto qui perché merita di essere letto per la sua intensità e chiarezza.

È veramente cosa buona e giusta lodarti e ringraziarti, Dio onnipotente, per ogni bene elargito dalla tua misericordia. Tutti per nome ci hai chiamati alla vita con amore di Padre, affidando a ciascuno una propria missione.
Incontro, sul nostro cammino, ci hai mandato il tuo Figlio unigenito che a noi mirabilmente si unisse in un vincolo di eterna amicizia. Hai voluto associare il nostro destino alla storia della sua redenzione e ci hai reso figli della Chiesa perché fossimo solerti operatori di pace e coraggiosi annunciatori del Vangelo nel mondo. Grati e riconoscenti, con gli angeli e con i santi, eleviamo a te, o Padre, l’inno di lode: Santo…


Benedizione nelle case

Per Santo Stefano: passeremo dalle vie centrali rispetto alla chiesa, a partire dal 3 novembre
Vie: via Roma, piazza della Repubblica, via Grandi, via Costa, via Gramsci, via Ligabue, via Cellini, via Cesare Battisti, via della Pace, via Suardi, via De Amicis, via Alessandrini, via Curiel, via Turati, via Generale Dalla Chiesa, via Matteotti, via Mazzini, via Martiri della Libertà, via Morandi, via Gobetti, via Mattarella, via Pio La Torre, via XXV aprile, via Garibaldi, via Cristei (solo fino al n. 26 pari e n 31 dispari)

Per San Felice: seguiamo l’analoga modalità iniziata lo scorso anno con don Felice passando a dicembre e, in caso di ritardo, in gennaio.

Per Novegro: sempre su richiesta delle famiglie si andrà in Quaresima.


Celebrazione dei Santi e Messe al cimitero

  • Venerdì 30 ottobre, alle ore 18.30 a San Felice: Messa nella vigilia dei Santi
  • Sabato 31 ottobre, alle ore 9 a Santo Stefano: Messa nella festa dei Santi; prefestiva alle ore 18
  • Domenica 1° novembre: Messe con i testi liturgici della seconda domenica dopo la Dedicazione
  • Lunedì 2 novembre, oltre Messe messe di orario, ecco l’orario delle messe al cimitero:
    • ore 9: animata dalle parrocchie di Redecesio e Lavanderi
    • ore 11: animata dalla parrocchia di Milano Due
    • ore 15: animata dalla parrocchia del Villaggio
    • ore 16: animata dalle parrocchie di Santo Stefano, San Felice, Novegro