Commemorazione di tutti i fedeli defunti
Meno uno
1
Siamo arrivati! Fra meno di una settimana avremo in città il nostro vescovo che, in giorni diversi, incontrerà le sette chiese di Segrate. Verrà per un momento semplice ma simbolico, entrando nel nostro cimitero domenica 9 novembre alle 9.30. Sarebbe bello se un numero di persone fosse presente con me e con le autorità civiche per un breve tempo di raccoglimento in quel luogo così importante.
A piedi poi ci incammineremo, passando da via Turati, per raggiungere la parrocchia di santo Stefano con i momenti previsti, in particolare la messa solenne delle 10.30 animata dai coristi della chiesa. I manifesti, affissi alle porte delle tre nostre chiese, riportano i momenti e gli orari della presenza del vescovo tra di noi. Lo accoglieremo con gioia di ritorno, con tutti i vescovi della Lombardia, dal pellegrinaggio in Terra Santa.
Dopo quella messa
Cosa diventerà la messa che celebriamo ogni anno a ottobre, con le sette parrocchie di Segrate, annullando tutte le messe vespertine?
Dopo l’esperienza fatta alla fiera di Novegro nel marzo 2022, poi l’anno successivo a Santo Stefano, lo scorso ottobre al Villaggio Ambrosiano e il 26 ottobre 2025 a Milano Due, che senso dare a questo momento liturgico che mette insieme tutti i preti e cristiani della città?
Sicuramente non dovrà essere la ripetizione della pur simpatica iniziativa “Mission Segrate”, perché pian piano quel ricordo ingiallirà. Non potrà avere una connotazione organizzativa per lanciare proposte cittadine o pretendere che diventi la messa solenne con il prevosto, pure con la ferula liturgica (cercare il significato del termine, sic). Non potrà essere un appuntamento da dove si misurerà la riuscita della celebrazione contando le persone e rimarcando le assenze.
Certo la domanda previa diventa questa: “Perché sono andato questo anno? Oppure: perché, pur avendo il pomeriggio libero, ho scelto di non andare? Antipatia per un parroco, noia per un momento che non sento mio, inutile proposta, stucchevole iniziativa, allergia ad uscire dalla propria chiesa, inutilità di una iniziativa, velleità di una liturgia?”. Mi piacerebbe che questa domanda non arrivasse genericamente a chi abita a Segrate, ma specificamente ai credenti, quelli che vengono a messa ogni domenica e, guarda caso, leggono pure il Ponte degli specchietti.
E qui arrivo al bello
Avendo presieduto la liturgia non mi sono soffermato a contare i partecipanti né a valutarne il numero. La celebrazione mi è sembrata intensa e mi sono sentito parte di una realtà cittadina, unito a confratelli con cui nutro stima, anche se le nostre idee non sempre collimano. Mi sono sentito sacerdote che pregava con chi era lì e anche per chi non vedevo; solo pochi minuti prima dell’inizio della messa notavo assenze per il solo fatto di dover dare incarichi rappresentativi delle comunità.
Ho celebrato cantando bene con le persone che hanno scelto di trovarsi una volta o due per predisporre meglio i canti conosciuti anche perché molti sono impegnati nella preparazione della messa con il vescovo. Una “corale anomala” che si trova solo per eventi cittadini. Sono contento che il vescovo per la visita pastorale scelga di passare parrocchia per parrocchia e non preveda un momento unico in città. Sarebbe risultato pesante e poco significativo.
Sono contento di quella messa perché si pregava, riconoscendo nel silenzio e nello sguardo verso una immagine o verso il tabernacolo il fatto che il Signore era presente e ci convocava allo stesso modo di quei discepoli che aspettavano sul monte “che Gesù aveva loro indicato”.
Nei giorni precedenti, pensando alla omelia che avrei tenuto, mi dava fastidio fare riferimento alle sette chiese o anche solo dover richiamare le iniziative che faremo o che dovremmo fare: in una parola mi infastidiva pensare… “alle sette chiese”. Nessun riferimento quindi a tutto ciò durante la predica, con solo qualche avviso al termine della messa. Non volevo neppure cimentarmi in una spiegazione articolata delle letture, sapendo che i confratelli non mi avrebbero ascoltato o che avrebbero fatto confronti con quello detto da loro al mattino. Neppure volevo precisare, e precisare ancora, il termine “missione, “missionarietà”, “sinodalità”, “essere testimoni” ecc.
Dall’omelia in avanti
Mi sono permesso semplicemente di riconoscere, senza dare per scontato, la presenza del Maestro: era lì con noi convocati, mentre si riconosceva un legame che ognuno aveva con Lui.
Ho solo suggerito di immaginare la predica da lunedì in avanti chiedendo: “Tu Signore, presente domenica in quella liturgia, cosa volevi dirmi? Quale parola indirizzavi a me e non ad altri?”. Riflessione da farsi sulla metro, evitando di guardare il cellulare quasi mosca bianca, invitavo a ripensare a quella parola detta da Gesù. Immaginare una predica senza…preti!
Mentre proseguiva il ritmo solito della liturgia si suggeriva poi di provare a muoversi dalle panche per cercare chi non si conosceva, chi non apparteneva alla stessa comunità, o chi magari era lì per caso, per scambiare un segno di pace. Si chiedeva di superare i corridoi, che si formano proprio per la collocazione delle panche, in modo da potersi unire e, con le mani rivolte in alto a quel “Padre che ci ha resi degni di stare alla sua presenza”, restituire e compiere il “servizio sacerdotale”. E’ stato naturale poi “rompere le file” e trovarsi a chiacchierare in chiesa e poi passare al piano inferiore dove, tra un piatto e un bicchiere, si è proseguito ciò che si era potuto sperimentare al piano superiore.
La domanda ritorna
Rimane, al termine di questo racconto nel quale ho espresso ciò che ho vissuto domenica 26 ottobre, l’iniziale domanda posta durante quella messa e che ora arriva a più persone: “Cosa ne sarà di una domenica di ottobre, dove unica è la messa vespertina in città? Che senso potrebbe avere?”. La mia riposta: “Non lo so”!
Mi rimane però un’ immagine, quella “del monte che il Signore aveva loro indicato”. Così, sapere che il Signore ci attende quando ci si mette insieme, mi fa immaginare già a domenica 25 ottobre 2026. Non so in che chiesa andremo, però il Signore certamente verrà. Mi piace pensare che mi aspetta, ci aspetta.
Don Norberto
Corsi di italiano
Mercoledì 22 ottobre è suonata la campanella per gli studenti del corso di italiano per stranieri organizzato dalla Caritas di Segrate. Un’opportunità gratuita per imparare la lingua italiana che offre anche un momento di incontro per favorire lo scambio di culture diverse.
I corsi, ospitati nell’oratorio parrocchiale di Santo Stefano, si tengono al mercoledì pomeriggio dalle 14.30 alle 16, oltre al corso serale, sempre di mercoledì dalle 20.30 alle 22. Una doppia possibilità per chi lavora su turni o nelle ore serali.
A tenere le lezioni sono dieci docenti, tutti volontari; a motivarli è soltanto la passione per l’insegnamento e la solidarietà verso chi si trova in un paese straniero, spesso senza conoscere nessuno. Il corso, oltre alla parte formativa, si propone anche come occasione di incontro interculturale tra italiani e persone che vengono da altri Paesi e culture. Volontari storici e nuovi arrivati si alternano con dedizione per garantire gli incontri che si terranno fino a maggio 2026.
Il progetto della scuola di italiano ha una lunga storia che affonda le sue radici nel lontano 1998. In quegli anni Segrate iniziava a popolarsi di persone provenienti da altri paesi e si sentì il bisogno di dare aiuto a queste persone. Nel corso degli anni diversi episodi hanno rispecchiato lo spirito della scuola.
Enza
Avvisi
Domenica 2 novembre – liturgia dei defunti
- ore 15: Preghiera dei sacerdoti di Segrate sulle tombe dei preti e suore sepolti al cimitero
Lunedì 3 novembre
- ore 9: s. Messa animata dalla parrocchia di Redecesio e Lavanderie
- ore 11: s. Messa animata dalla parrocchia Dio Padre a Milano 2
- ore 15: s. Messa animata dalla parrocchia del Villaggio Ambrosiano
- ore 16: s. Messa animata dalle parrocchie di Santo Stefano, Novegro e San Felice
Sospesa la Messa delle ore 8.30 nella chiesa di santo Stefano
Martedì 4 novembre
- ore 10.30: Messa al cimitero in ricordo dei caduti soprattutto della Prima guerra mondiale
Sabato 8 novembre
- ore 16, all’oratorio di Lavanderie: Scuola della Parola per ricomincianti
Domenica 9 novembre: VISTA PASTORALE DEL VESCOVO DELPINI
Lunedì 3 novembre iniziano le visite nelle case della parrocchia di Santo Stefano, previa telefonata
