21 novembre 2021

Seconda domenica di Avvento – I figli del Regno

Sperare, ma cosa?

“Andrà tutto bene” era un auspicio che ha aperto i nostri balconi, ha colorato i nostri disegni davanti ad un nemico conosciuto. Abbiamo scoperto la solidarietà anche se ora si precisa in modo negativo l’espressione: “Avevamo forse scoperto la vicinanza”.
C’è sempre però bisogno di partire bene anche su un futuro incerto e negativo. “Devi crederci”, si dice, altrimenti non si parte più in una iniziativa o non ci si solleva da una situazione faticosa.
È utile in fondo per non scoraggiarsi seguire la legge del meteo per cui: “Domani è un altro giorno” oppure “Dopo la pioggia viene il sereno”.
È nell’animo umano aprirsi ad un auspicio buono per il domani incerto e meno male! Detto questo vorrei immaginare, immaginare…

Un racconto

Ci fu una volta la vicenda di cinque persone che, in un tour organizzato dall’agenzia “Viaggi estremi”, si persero durante un trekking in una impervia e montuosa zona. Il crollo del sentiero che li aveva portati su quei monti, a causa di una frana, chiuse la possibilità di tornare indietro. Dietro loro c’era il ricordo del capanno dove avevano pernottato e dove già venivano a galla le prime crepe nella relazione di gruppo: emergeva la pesantezza di quello che si lamentava, di quella coppia che raccontava le proprie avventure…
La traccia sulla cartina non indicava una particolare difficoltà ma fino a quando è sulla carta e nessuno ha frequentato quel tracciato, non si ha la certezza della prova. Non c’erano i moderni GPS.
Iniziò così a nascere un senso di panico e di sgomento dopo quel crollo, come una sensazione di disagio dal momento che la via di fuga e di ritorno non sarebbe stata possibile. Il programma prevedeva la certezza dell’arrivo, eppure quel non poter tornare indietro immetteva un sentimento strano.
Camminiamo – si racconta – per un po’ di ore finché non arriviamo ad un punto morto dove le rocce impediscono il movimento e dove tutto è a strapiombo. Non ci avevano indicato il rischio di trovare rocce così alte dove, senza dovute attrezzature, non si sarebbe potuto procedere. D’altra parte, avevamo scelto liberamente quel tipo di “vacanze limite”. Era inutile pensare di tornare indietro o chiamare qualcuno in aiuto: la situazione si faceva pesante non potendo aggirare la parete o trovare un passaggio.
“Occorre che qualcuno tenti qualcosa, se no siamo spacciati” – dice uno – “provo a muovermi in quella direzione”. Si muove, notiamo la sua agilità e bravura mentre pian piano lo perdiamo di vista. Solo dopo qualche minuti sentiamo un urlo e un tonfo. Il dolore, il silenzio, mentre l’ansia cresce.
“Non dovevamo lasciarlo andare da solo, bisognava essere in due” pensiamo tutti. Il giovane allora con la sua compagna decidono di provare, anche perché qualcosa bisogna pur fare. Così si fanno coraggio e iniziano l’impresa. Proviamo a rinfrancarci ma il tempo passa, l’ansia aumenta, il freddo comincia a farsi sentire, il calare del buio chiude noi due rimasti nel silenzio. Il panico cresce e l’ansia, questo doloroso sentimento, aumenta ancora di più! Nel buio cerchiamo di parlare e raccontiamo le nostre storie, mentre cadiamo nel sonno che attutisce il momento.
La luce del giorno ci ricorda la situazione in cui siamo e la preoccupazione e il panico iniziano a pesare su di noi. “Vado io” dice l’altro “ho qualche nozione di montagna, altrimenti per noi è la fine, bisogna tentare il tutto per tutto”. Passano i minuti che sembrano eterni mentre mi accorgo di pregare raccomandando l’anima ad un Dio a cui non penso da tempo.
Ma ecco all’improvviso si sente una voce: “Ci sono! Ho trovato la via di uscita”!  Non lo vedo ma quel grido è una gioia immensa e una liberazione. Cerco di immaginare, cerco di capire da dove arriva la voce ma mi rimane solo quella.
“Si può passare“, sento la voce: “Stai attento perché da una parte c’è un appoggio, sull’altra parete si può mettere il piede e fare forza; c’è un passaggio buio ma rimani sulla sinistra”. Non lo vedo ma il silenzio del posto mi permette di ascoltare e così di avanzare a strattoni con tremore. Fatico, prendo colpi, sento male ma la voce mi rincuora, il cuore batte forte.  Passano minuti che sembrano sempre eterni e finalmente intravedo uno spiraglio di luce, sento e non vedo fin quando una mano si allunga e mi prende il braccio.
Sono tirato fuori! Ora lo vedo, crollo e piango, piangiamo insieme, siamo salvi! Potrò rivedere la mia casa: sono vivo! Come potrò dimenticare quella voce, quella mano, quello sguardo, quell’abbraccio? Avrà la mia eterna riconoscenza!

E la morale del racconto?

  1. 1. Dio perché è uscito dalla morte e “sta dalla parte dei salvati” può parlarmi e indicare come vivere superando il male e ogni forma di morte.
  2. Così la speranza cristiana è più forte del semplice “sperèm” inteso come auspicio per ciò che non so e che non posso governare.
  3. Proprio perché uno ce l’ha fatta “io sto nella speranza”, vivo nella speranza e mi affido a quella voce: non potrò allora andare a sbattere ma ogni umano impedimento, fosse anche il mio peccato o ciò che io non mi perdono, sarà superato dalla sua voce e dalla sua presenza.
  4. L’avvento cristiano è in questo senso partire dalla fine, dalla certezza che uno mi indicherà i passi per stare nella vita e non affossarmi nel male, nel panico, nella morte. Come faccio a “a non rendere grazie” ad uno così?

Neanche terremoti, pestilenze, persecuzioni e chi più ne ha più ne metta (vangelo della scorsa domenica) impediranno alla voce di arrivare a me! Forse occorre solo ravvivare la fede, sapere di stare nella speranza, muoversi nella carità. Siamo così alle famose virtù cardini, dette appunti “cardinali” da sapere, almeno per vincere ai quiz televisivi!
Proprio per questo si darà importanza alla nascita di un personaggio di quel tipo. Come potrei dimenticare la nascita di uno che ci libera da “quel male”? Si festeggia il Natale di un vivente non di un antico!!!

don Norberto


Gli abusi

Giovedì 18 novembre la Chiesa italiana ha indetto una giornata di preghiera per mettere al centro questo dramma che ha toccato molte persone infangando una vocazione, bruciando la fiducia data ai consacrati dai piccoli e dalle loro famiglie, lasciando segni indelebili. Alzare i coperchi e fare pulizia, portare alla luce ed estirpare questa piaga è ciò che si vuole ora fare. Ecco la preghiera di quel giorno:

Ti consegniamo la nostra vergogna Padre, fonte della vita,
con umiltà e umiliazione ti consegniamo la vergogna  e il rimorso per la sofferenza provocata
ai più piccoli e ai più vulnerabili dell’umanità  e ti chiediamo perdono.
Signore Gesù, Figlio venuto a rivelare la misericordia del Padre,
ti affidiamo tutti coloro che hanno subito
abusi di potere, spirituali e di coscienza, fisici e sessuali,
le loro ferite siano risanate  dal balsamo della tua e della nostra compassione,
trovino accoglienza e aiuto fraterno,
i loro cuori siano avvolti di tenerezza e ricolmi di speranza.
Spirito Santo, fuoco di amore,  ti preghiamo per le nostre comunità ecclesiali,
chiamate ad impegnarsi in un discernimento profondo sulle proprie omissioni e inadempienze,
siano case accoglienti e sicure  e si rafforzi l’impegno di tutti per tutelare i più piccoli e vulnerabili.
Trinità Santa, fonte di comunione e di tenerezza,
aiutaci a spezzare le catene della violenza e della colpa,
squarcia i nostri silenzi  e facci ascoltare le grida di dolore
delle vittime di abusi e delle loro famiglie,
aiutaci ad accompagnarli facendo verità fino in fondo
nel cammino della giustizia e della riparazione,
affinché anche dal buio della terra,
minacciata dal peccato, ma avvolta dalla luce della Pasqua,
germoglino semi di guarigione e di rinascita.
Perché la vita del Regno si manifesti in noi. Amen.


Presepio a Segrate

L’associazione Santa Gianna Beretta Molla propone l’allestimento di una mostra presepi invitando tutti a partecipare con i propri lavori e le proprie capacità.
Aspetti organizzativi si trovano sul manifesto in chiesa.

Benedizione con il corriere…

Abbiamo iniziato le benedizioni delle famiglie (al mattino, nel tardo pomeriggio o prima di sera) nelle tre fasce di orario che abbiamo indicato.
Senza bisogno di conferme con il cellulare, senza codici vari, sembra di entrare nelle case come fanno ora i corrieri delle varie ditte di spedizione che, citofonando, dicono: “C’è un pacco per lei”.
Fa un po’ sorridere ma è bello essere attesi per una benedizione che viene dall’alto e giunge a destinazione con la mano e la voce di un prete…corriere!