23 novembre 2025

Seconda domenica di Avvento – i figli del Regno


Giovedì 20 novembre il Papa si è recato ad Assisi per la conclusione della Assemblea generale dei vescovi. Ecco le indicazioni: non si scappa!

Ringrazio vivamente il Cardinale Presidente per le parole di saluto che mi ha rivolto e per l’invito a essere con voi oggi per concludere l’81ª Assemblea Generale.

Guardare a Gesù è la prima cosa a cui anche noi siamo chiamati. La ragione del nostro essere qui, infatti, è la fede in Lui, crocifisso e risorto. Abbiamo più che mai bisogno «di porre Gesù Cristo al centro e, sulla strada indicata da Evangelii gaudium, aiutare le persone a vivere una relazione personale con Lui, per scoprire la gioia del Vangelo. In un tempo di grande frammentarietà è necessario tornare alle fondamenta della nostra fede, al kerygma». E questo vale prima di tutto per noi: ripartire dall’atto di fede che ci fa riconoscere in Cristo il Salvatore e che si declina in tutti gli ambiti della vita quotidiana.

Viviamo un tempo segnato da fratture, nei contesti nazionali e internazionali: si diffondono spesso messaggi e linguaggi intonati a ostilità e violenza; la corsa all’efficienza lascia indietro i più fragili; l’onnipotenza tecnologica comprime la libertà; la solitudine consuma la speranza, mentre numerose incertezze pesano come incognite sul nostro futuro. Eppure, la Parola e lo Spirito ci esortano ancora ad essere artigiani di amicizia, di fraternità, di relazioni autentiche nelle nostre comunità, dove, senza timori, dobbiamo ascoltare e armonizzare le tensioni, sviluppando una cultura dell’incontro e diventando, profezia di pace per il mondo.

Carissimi, nel nostro precedente incontro ho indicato alcune coordinate per essere Chiesa che incarna il Vangelo ed è segno del Regno di Dio: l’annuncio del Messaggio di salvezza, la costruzione della pace, la promozione della dignità umana, la cultura del dialogo, la visione antropologica cristiana. A voi Vescovi spetta adesso tracciare le linee pastorali per i prossimi anni, perciò desidero offrirvi qualche riflessione.

Anzitutto, non dimentichiamo che la sinodalità indica il «camminare insieme dei cristiani con Cristo e verso il Regno di Dio, in unione a tutta l’umanità». Sulla sfida di una comunione effettiva desidero che ci sia l’impegno di tutti, perché prenda forma il volto di una Chiesa collegiale, che condivide passi e scelte comuni. In questo senso, le sfide dell’evangelizzazione e i cambiamenti degli ultimi decenni, ci chiedono di non tornare indietro sul tema degli accorpamenti delle diocesi, soprattutto laddove le esigenze dell’annuncio cristiano ci invitano a superare certi confini territoriali. Al contempo, guardando la fisionomia della Chiesa in Italia, incarnata nei diversi territori, e considerando la fatica e talvolta il disorientamento che tali scelte possono provocare, auspico che i Vescovi di ogni Regione compiano un attento discernimento e, magari, riescano a suggerire proposte realistiche su alcune delle piccole diocesi che hanno poche risorse umane, per valutare se e come potrebbero continuare a offrire il loro servizio.

La sinodalità, che implica un esercizio effettivo di collegialità, richiede non solamente la comunione tra di voi e con me, ma anche un ascolto attento e un serio discernimento delle istanze che provengono dal popolo di Dio. In questo senso, il coordinamento tra il Dicastero per i Vescovi e la Nunziatura Apostolica, ai fini di una comune corresponsabilità, deve poter promuovere una maggiore partecipazione di persone nella consultazione per la nomina di nuovi Vescovi, oltre all’ascolto degli Ordinari in carica presso le Chiese locali e di coloro che si apprestano a terminare il loro servizio. Anche su quest’ultimo aspetto, permettetemi di offrirvi qualche indicazione. Una Chiesa sinodale, che cammina nei solchi della storia affrontando le emergenti sfide dell’evangelizzazione, ha bisogno di rinnovarsi costantemente.

Bisogna evitare che, pur con buone intenzioni, l’inerzia rallenti i necessari cambiamenti. A questo proposito, tutti noi dobbiamo coltivare l’atteggiamento interiore che Papa Francesco ha definito “imparare a congedarsi”, un atteggiamento prezioso quando ci si deve preparare a lasciare il proprio incarico. È bene che si rispetti la norma dei 75 anni per la conclusione del servizio degli Ordinari nelle diocesi e, solo nel caso dei Cardinali, si potrà valutare una continuazione del ministero, eventualmente per altri due anni.

Cari fratelli, vi esorto a preoccuparvi che le vostre Comunità, diocesane e parrocchiali, non perdano la memoria, ma la mantengano viva, perché questo è essenziale nella Chiesa: ricordare il cammino che il Signore ci fa compiere attraverso il tempo nel deserto. In questa prospettiva, la Chiesa in Italia può e deve continuare a promuovere un umanesimo integrale, che aiuta e sostiene i percorsi esistenziali dei singoli e della società; un senso dell’umano che esalta il valore della vita e la cura di ogni creatura, che interviene profeticamente nel dibattito pubblico per diffondere una cultura della legalità e della solidarietà.

Non si dimentichi in tale contesto la sfida che ci viene posta dall’universo digitale. La pastorale non può limitarsi a “usare” i media, ma deve educare ad abitare il digitale in modo umano, senza che la verità si perda dietro la moltiplicazione delle connessioni, perché la rete possa essere davvero uno spazio di libertà, di responsabilità e di fraternità. Camminare insieme, camminare con tutti, significa anche essere una Chiesa che vive tra la gente, ne accoglie le domande, ne lenisce le sofferenze, ne condivide le speranze. Continuate a stare vicini alle famiglie, ai giovani, agli anziani, a chi vive nella solitudine. Continuate a spendervi nella cura dei poveri: le comunità cristiane radicate in modo capillare nel territorio, i tanti operatori pastorali e volontari, le Caritas diocesane e parrocchiali fanno già un grande lavoro in questo senso e ve ne sono grato.

Su questa linea della cura, vorrei anche raccomandare l’attenzione ai più piccoli e vulnerabili, perché si sviluppi anche una cultura della prevenzione di ogni forma di abuso. L’accoglienza e l’ascolto delle vittime sono il tratto autentico di una Chiesa che, nella conversione comunitaria, sa riconoscere le ferite e si impegna per lenirle, perché «dove profondo è il dolore, ancora più forte dev’essere la speranza che nasce dalla comunione». Vi ringrazio per quanto avete già fatto e vi incoraggio a portare avanti il vostro impegno nella tutela dei minori e degli adulti vulnerabili. Possa l’esempio di San Francesco dare anche a noi la forza per compiere scelte ispirate da una fede autentica e per essere, come Chiesa, segno e testimonianza del Regno di Dio nel mondo.

Papa Leone XIV


In Sant’Ambrogio

Domenica 16 novembre ho partecipato insieme a un gruppo di adulti battezzati negli ultimi anni e ai loro accompagnatori, ad un momento giubilare nella basilica di Sant’Ambrogio con la presenza del vescovo Mario. L’incontro si è svolto in un piovoso pomeriggio un’ora dopo… la conclusione della visita pastorale a Lavanderie.

Abbiamo iniziato nel portico della basilica, aiutati da parole tratte dalle “Confessioni” e breve invocazioni di preghiera. Siamo poi entrati nella bella basilica. E’ bastato il breve passaggio nella navata centrale perché l’emozione si esprimesse in lacrime. Mi sono immaginato nel futuro, tra cinquant’anni quando, altri come me, sarebbero entrati in chiesa per chiedere il battesimo e poi giungere a viverlo. Come se stessi per un attimo nel futuro. Non sono “sfasato”: mi sembrava di vedere la chiesa del futuro fatta di uomini e donne che, attratti da qualcosa di più grande, si muovevano verso il Signore passando nel battesimo.

Il vescovo poi nella sua sintetica ma efficace omelia ha ricordato le ragioni per cui molti scelgono il battesimo, frutto delle lettere che ogni catecumeno gli scrive. Ha ricordato come Agostino fu attratto dal desiderio di verità nella sua ricerca filosofica trovando in Ambrogio, il portatore della verità che era Cristo. Bene ora, suggeriva il vescovo, non serve più nulla se non seguire Gesù, semplicemente seguire Gesù. Nulla di trascendentale: solo un racconto che mi sembrava giusto comunicare.

Don Norberto


Maggio a Lourdes con la città

La proposta che intendiamo rivolgere, nel mese di maggio, alle sette parrocchie cittadine ha un carattere profondamente spirituale. Giorni dedicati al silenzio e alla preghiera aiutati da quel luogo particolare che è Lourdes. Lo spazio del santuario, soprattutto la grotta, potranno favorire una esperienza dello Spirito. I quattro parroci della città guideranno il gruppo con momenti di riflessione.

Dalla agenzia sono stati riservati 100 posti per vivere insieme questa opportunità spirituale all’interno delle nostre comunità. Saranno tre giorni intensi, un percorso che inizierà lunedì 11 maggio, con partenza da Orio al Serio alle ore 5.30 e culminerà con l’arrivo a Bergamo, mercoledì 13 maggio (ricordo della apparizione di Maria a Fatima!), alle ore 19. Iscrizioni e informazioni, presso le rispettive parrocchie fino esaurimento posti entro il 30 gennaio 2026 con acconto di euro 200.  Vedi locandina.  Per noi le iscrizioni: Enza (335.7571786)


Avvisi

  • Mercoledì 26 novembre, alle ore 21: Consiglio pastorale di Santo Stefano e San Felice insieme
  • Sabato 29 novembre, alle ore 9.30: percorso sulla ministerialità al Villaggio ambrosiano
    • ore 16 Conclusione della scuola della Parola per ricomincianti
  • Domenica 30 novembre, alle ore 17 a san Felice, riprendiamo la visita del Vescovo: laboratorio per ragazzi e scambio su quello che ci ha comunicato; segue messa ore 18.30