25 aprile 2021

Quarta domenica di Pasqua

La Madonna del lago

È stata partecipata, con Istituzioni e un bel numero di persone, l’inaugurazione della cappella dedicata alla Madonna del lago all’idroscalo. La decisione della direzione di rimettere in ordine la cappella e la richiesta fatta a noi preti di utilizzarla apre una porta nuova per le nostre chiese, al fine di svolgere bene un servizio “fuori casa”. Non sappiamo come andrà il futuro…però vedremo!

Per ora noi ci siamo dati il primo appuntamento sabato 1° maggio alle ore 16, per la recita del rosario all’inizio del mese. Chi vorrà partecipare si trovi lì a quell’ora: sarà un modo per molti di vedere la cappella messa in ordine.

Nel mese di luglio prevediamo una celebrazione domenicale, sperimentando un servizio liturgico “stile vacanza”. La cappella potrà essere usata da gruppi parrocchiali e ragazzi dell’oratorio che la richiederanno. In questo periodo travagliato, questo nuovo spazio potrebbe diventare una occasione di annuncio del vangelo. Se poi sono rose…

Mese di maggio

Iniziamo la recita del rosario in presenza presso la cappella della Madonna in oratorio. Fino al 23 maggio, domenica di Pentecoste, proseguirà il momento di preghiera sul canale YouTube alle ore 20.55, sperando che la qualità del video migliori.


Oggi “Giornata delle vocazioni”

Riprendiamo parte del messaggio del Papa collegato con san Giuseppe, nell’anno a lui dedicato.

Dio vede il cuore e in San Giuseppe ha riconosciuto un cuore di padre, capace di dare e generare vita nella quotidianità. A questo tendono le vocazioni: a generare e rigenerare vite ogni giorno. Il Signore desidera plasmare cuori di padri, cuori di madri: cuori aperti, capaci di grandi slanci, generosi nel donarsi, compassionevoli nel consolare le angosce e saldi per rafforzare le speranze. Di questo hanno bisogno il sacerdozio e la vita consacrata, oggi in modo particolare, in tempi segnati da fragilità e sofferenze dovute anche alla pandemia, che ha originato incertezze e paure circa il futuro e il senso stesso della vita. S. Giuseppe ci viene incontro e ci suggerisce tre parole-chiave per la vocazione di ciascuno.

La prima è sogno. Tutti nella vita sognano di realizzarsi. Ed è giusto nutrire grandi attese, aspettative alte. In effetti, se chiedessimo alle persone di esprimere in una sola parola il sogno della vita, non sarebbe difficile immaginare la risposta: “amore”. È l’amore a dare senso alla vita, perché ne rivela il mistero. La vita, infatti, si ha solo se si dà, si possiede davvero solo se si dona pienamente. San Giuseppe ha molto da dirci in proposito, perché, attraverso i sogni che Dio gli ha ispirato, ha fatto della sua esistenza un dono.

I Vangeli narrano quattro sogni. Erano chiamate divine, ma non furono facili da accogliere. Dopo ciascun sogno Giuseppe dovette cambiare i suoi piani e mettersi in gioco, sacrificando i propri progetti per assecondare quelli misteriosi di Dio. Egli si fidò fino in fondo.  Possiamo però chiederci: “Che cos’era un sogno notturno per riporvi tanta fiducia?”. Per quanto anticamente vi si prestasse parecchia attenzione, era pur sempre poca cosa di fronte alla realtà concreta della vita. Eppure, San Giuseppe si lasciò guidare dai sogni senza esitare. Perché? Perché il suo cuore era orientato a Dio, era già disposto verso di Lui. Al suo vigile “orecchio interiore” bastava un piccolo cenno per riconoscerne la voce. Ciò vale anche per le nostre chiamate: Dio non ama rivelarsi in modo spettacolare, forzando la nostra libertà. Egli ci trasmette i suoi progetti con mitezza; non ci folgora con visioni splendenti, ma si rivolge con delicatezza alla nostra interiorità, facendosi intimo a noi e parlandoci attraverso i nostri pensieri e i nostri sentimenti. E così, come fece con San Giuseppe, ci propone traguardi alti e sorprendenti.

In tutti questi stravolgimenti il coraggio di seguire la volontà di Dio si rivelò dunque vincente. Così accade nella vocazione: la chiamata divina spinge sempre a uscire, a donarsi, ad andare oltre. Non c’è fede senza rischio. Solo abbandonandosi fiduciosamente alla grazia, mettendo da parte i propri programmi e le proprie comodità, si dice davvero “sì” a Dio. E ogni “sì” porta frutto, perché aderisce a un disegno più grande, di cui scorgiamo solo dei particolari, ma che l’Artista divino conosce e porta avanti, per fare di ogni vita un capolavoro. In questo senso San Giuseppe rappresenta un’icona esemplare dell’accoglienza dei progetti di Dio. La sua è però un’accoglienza attiva: mai rinunciatario o arrendevole, egli «non è un uomo rassegnato passivamente. Il suo è un coraggioso e forte protagonismo». Possa egli aiutare tutti, soprattutto i giovani in discernimento, a realizzare i sogni di Dio per loro; possa egli ispirare l’intraprendenza coraggiosa di dire “sì” al Signore, che sorprende e mai delude!

Una seconda parola segna l’itinerario di San Giuseppe e della vocazione: servizio. Dai Vangeli emerge come egli visse in tutto per gli altri e mai per se stesso. Il Popolo santo di Dio lo chiama castissimo sposo, svelando con ciò la sua capacità di amare senza trattenere nulla per sé. Liberando l’amore da ogni possesso, si aprì infatti a un servizio ancora più fecondo. È anche patrono della buona morte, lui che ha saputo incarnare il senso oblativo della vita. Il suo servizio e i suoi sacrifici sono stati possibili, però, solo perché sostenuti da un amore più grande.

Il servizio, espressione concreta del dono di sé, non fu per San Giuseppe solo un alto ideale, ma divenne regola di vita quotidiana. Si adattò alle varie circostanze con l’atteggiamento di chi non si perde d’animo se la vita non va come vuole: con la disponibilità di chi vive per servire. Con questo spirito Giuseppe accolse i numerosi e spesso imprevisti viaggi della vita: da Nazaret a Betlemme per il censimento, poi in Egitto e ancora a Nazaret, e ogni anno a Gerusalemme, ben disposto ogni volta a venire incontro a circostanze nuove, senza lamentarsi di quel che capitava, pronto a dare una mano per aggiustare le situazioni. Si può dire che sia stato la mano protesa del Padre celeste verso il suo Figlio in terra. Non può dunque che essere modello per tutte le vocazioni, che a questo sono chiamate: a essere le mani operose del Padre per i suoi figli.

Mi piace pensare allora a San Giuseppe, custode di Gesù e della Chiesa, come custode delle vocazioni. Dalla sua disponibilità a servire deriva infatti la sua cura nel custodire. Non perse tempo ad arrovellarsi su ciò che non andava, per non sottrarne a chi gli era affidato. Questa cura attenta e premurosa è il segno di una vocazione riuscita. È la testimonianza di una vita toccata dall’amore di Dio. Che bell’esempio di vita cristiana offriamo quando non inseguiamo ostinatamente le nostre ambizioni e non ci lasciamo paralizzare dalle nostre nostalgie, ma ci prendiamo cura di quello che il Signore, mediante la Chiesa, ci affida!

C’è un terzo aspetto che attraversa la vita di San Giuseppe e la vocazione cristiana, scandendone la quotidianità: la fedeltà. Giuseppe è l’«uomo giusto», che nel silenzio operoso di ogni giorno persevera nell’adesione a Dio e ai suoi piani. In un momento particolarmente difficile si mette a “considerare tutte le cose”. Medita, pondera: non si lascia dominare dalla fretta, non cede alla tentazione di prendere decisioni avventate, non asseconda l’istinto e non vive all’istante. Sa che l’esistenza si edifica solo su una continua adesione alle grandi scelte. Ciò corrisponde alla laboriosità mansueta e costante con cui svolse l’umile mestiere di falegname, per il quale non ispirò le cronache del tempo, ma la quotidianità di ogni padre, di ogni lavoratore, di ogni cristiano nei secoli. Perché la vocazione, come la vita, matura solo attraverso la fedeltà di ogni giorno.

Come si alimenta questa fedeltà? Alla luce della fedeltà di Dio. Le prime parole che San Giuseppe si sentì rivolgere in sogno furono «Non temere». Non temere: sono le parole che il Signore rivolge anche a te, cara sorella, e a te, caro fratello, quando, pur tra incertezze e titubanze, avverti come non più rimandabile il desiderio di donare la vita a Lui. Sono le parole che ti ripete quando, lì dove ti trovi, magari in mezzo a prove e incomprensioni, lotti per seguire ogni giorno la sua volontà. Sono le parole che riscopri quando, lungo il cammino della chiamata, ritorni al primo amore. Sono le parole che, come un ritornello, accompagnano chi dice sì a Dio con la vita come San Giuseppe: nella fedeltà di ogni giorno. Questa fedeltà è il segreto della gioia. Come sarebbe bello se la stessa atmosfera semplice e radiosa, sobria e speranzosa, permeasse i nostri seminari, i nostri istituti religiosi, le nostre case parrocchiali! È la gioia che auguro a voi. San Giuseppe, custode delle vocazioni, vi accompagni con cuore di padre!

Papa Francesco


Resoconto economico dell’oratorio – anno 2020

entrate
affitto ambienti: 3.581,00 €
offerte catechismo: 8.600,00 €
offerte varie: 135,00 €
bar: 2.685,00 €
pranzi: 738,09 €
totale entrate: 15.739,09 €

uscite
spese bancarie: 336,92 €
bollette: 11.978,71 €
pulmino: 3.123,05 €
manutenzione ordinaria: 9.775,00 €
manutenzione straordinaria: 2.970,00 €
spesa bar: 1.467,31 €
catechismi/libreria/riviste: 2.444,90 €
cartoleria/stampe: 570,00 €
arredamento vita comune: 1.280,00 €
altre spese: 2.005,05 €
totale uscite: 35.980,94 €

Saldo dell’anno 2020: – 20.241,85 € –
Al 31 dicembre 2020, sul conto corrente: 20.939,69

Mentre le spese fisse dovute alle manutenzioni ordinarie e straordinarie restano all’incirca uguali ogni anno, le mancate entrate sono dovute soprattutto alla chiusura del bar, alla non organizzazione dell’oratorio estivo, al non affitto dei campi da calcetto e delle salette dopo la celebrazione dei sacramenti e sale riunioni, alla non organizzazione di pranzi e cene in occasione delle feste (fine anno, festa oratorio, festa san Rocco). Da notare che non ci sono state particolari spese straordinarie come lavori edili, elettrici o relativi al giardino.
E’ l’occasione per ringraziare quanti si prestano per le attività in oratorio e nei vari bisogni concreti!

Conto intestato a parrocchia s. Stefano
IBAN Banca di Asti – oratorio
IT49W0608520600000000020493

Nuovo IBAN Banca Intesa
chiesa di santo stefano – parrocchia
IT81J0306933590100000062301


Giovedì 29 aprile: incontro con il vangelo di Luca

ore 15.30 in chiesa; ore 21 su piattaforma zoom 3693691955 “parola”

Domenica 2 maggio

ore 19.00 Incontro gruppo “35– 50”