Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe
Con gli occhi del vecchio
Noi celebriamo la festa della famiglia di Nazareth l’ultima domenica di gennaio, mentre nel rito romano si celebra la domenica dopo Natale.
Il vangelo di quest’anno è lo stesso che ascolteremo il prossimo 2 febbraio, festa della Presentazione al tempio di Gesù a quaranta giorni dopo il Natale: bella occasione! È una piccola annotazione che si può fare ogni tre anni e che ci permette di stare negli occhi di Simeone, nelle parole del vecchio, nelle orecchie di chi attendeva, nelle mani di colui che avrebbe tenuto in braccio il Figlio dell’Altissimo.
Potrebbe essere utile lasciarci accompagnare, in questa settimana, proprio da questo visionario. Non perché fosse “fuori di testa”, ma perché aveva scelto di credere fino in fondo alla promessa ricevuta dallo Spirito Santo, quella di “poter vedere il Messia prima di incontrare la morte”. Sarà bene ricordare che, dopo la resurrezione del Signore, anche noi – in un senso reale – teniamo tra le mani lo stesso Amore. Non più nella fragilità di un bambino, ma nella povertà di un po’ di farina e acqua, dove si nasconde la luminosità di questa esperienza.
La prossima domenica, nella festa che la tradizione chiama “candelora”, verrà consegnato un lume da portare a casa e lasciare acceso per tutta la giornata di lunedì 2 febbraio.
La nostra visione dell’uomo
Di alto spessore è stata la riflessione tenuta lo scorso mercoledì, da padre Roberto Pasolini nell’ambito degli incontri mensili su “Salute, malattia, fine vita”, proposti a Milano Due.
Di che uomo stiamo parlando? È la domanda su cui vale la pena soffermarsi per evitare di affrontare il tema del fine vita unicamente dal punto di vista delle leggi o delle norme. Approfondire ciò che la fede cristiana dice sull’antropologia mi pare un aspetto più che evidente, eppure può accadere che questo non venga tenuto presente a sufficienza. In fondo la questione è semplice: siamo chiamati ad assomigliare all’uomo Gesù che aveva un particolare e unico legame con Dio, tanto da dirsi figlio.
All’inizio della creazione ci fu una Parola (“e Dio disse”) a cui seguì, vedendo ciò che aveva fatto, il compiacimento di Dio perché “era cosa buona”. Noi così ci riconosciamo dentro quel gesto creativo per cui possiamo percepire la traccia bella di Dio, perché si è immagine sua. Questo apre ad un panorama promettente perché “si è fatti”, “si è voluti”, “si è divini”, c’è un affetto che ci precede, un amore che ci raggiunge a prescindere, come diremmo oggi.
Se ci percepiamo così, scatta il desiderio di rispondere con la lode e la riconoscenza. Un po’ quello che diremmo quando uno ci offre un pranzo, un biglietto per uno spettacolo, la disponibilità di uno specialista per un consulto gratuito: “Non so come ringraziarti!”. Addirittura quello che diciamo quando qualcuno ci toglie dal rischio di cadere in una scelta disastrosa: “Meno male che c’eri tu a salvarmi!”.
A fronte di questo dono, non possiamo negare la forza rapace che nasce dall’ego, lo stesso che ci fa rubare il valore della vita che in noi era presente, perché Dio ce lo aveva già dato fin dall’inizio. Così quel peccato dell’origine, che spinge a nascondersi perché denudati, diventa il simbolo della situazione in cui ci si trova, quando si perde di vista la relazione con Dio. Quel racconto “sapienziale” ha ancora oggi il potere di descrivere ciò che succede quando l’uomo, invece di riconoscersi nel legame, si appropria della vita credendo di esserne il padrone.
Ripartire dal tesoro che si ha tra le mani: “l’essere di Dio, immagine” è il primo passo. A questo si aggiunge il secondo che proprio Gesù ci ha permesso di completare: “Diventare di Dio, figli”. Nasce per forza la libera scelta di assomigliare a questo Gesù che fa della propria vita un dono totale di sé e, nello stesso tempo, si ritrae per lasciare spazio allo Spirito Santo affinché si compia l’opera con le nostre decisioni e le nostre scelte.
Ci fermiamo qui. Si voleva solo comunicare una sintesi di quell’incontro che ci ha portato a riflettere sulla visione cristiana dell’uomo e della donna.
Don Norberto
In marzo, 3 giorni di esercizi
Vale sempre la pena di ripulire lo sguardo e precisare la novità dell’evento cristiano.
Per questo desideriamo ricordare l’iniziativa che si svolgerà a San Felice, nell’ambito delle celebrazioni per il 50esimo anniversario di fondazione della parrocchia: tre giorni di esercizi spirituali serali che si terranno lunedì 2, martedì 3 e mercoledì 4 marzo, dalle 20.45 alle 22.15.
A guidare l’esperienza spirituale sarà don Luca Castiglioni, teologo e docente del seminario diocesano.
Alcuni lo hanno già incontrato lo scorso anno, quando aveva guidato tre giorni analoghi a Santo Stefano.
Giorno della memoria
27 gennaio 2026.
Giorno da salvaguardare con attenzione perché riguarda un evento della storia: l’anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau nel 1945, che rivelò al mondo gli orrori del genocidio nazista.
L’obiettivo di questo giorno è ricordare la Shoah, le leggi razziali, la persecuzione dei cittadini ebrei e tutti coloro che hanno subito la deportazione, la prigionia e la morte, nonché coloro che hanno rischiato la propria vita per salvare altre persone e proteggere i perseguitati.
Bisogna proprio salvaguardare questo giorno perché si rischia, a causa di una sciagurata politica israeliana, di produrre sentimenti di cattiveria e di durezza verso il mondo ebraico. Basta un attimo per diventare il Caino di turno, non guardando in faccia nessuno pur di portare avanti progetti di potere dove vige la legge del più forte.
Utile rileggere il testo di Primo Levi:
Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
considerate se questo è un uomo,
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi:
ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.
(10 gennaio 1946)
Riprende il cineforum
A partire da giovedì 29 gennaio, alle ore 20.45, riprende il Cineforum al cinema San Felice, con la seconda parte del programma che prevede la proiezione del film “Fino alle montagne” (2024).
Un nutrito numero di persone ha aderito a questa iniziativa che, con buona probabilità, dovremo riproporre. Per i possessori della tessera è garantito uno sconto sul biglietto, mentre per chi si aggiunge ora la tariffa rimane quella consueta per le normali proiezioni.
Un pomeriggio a Monza
Mercoledì 25 marzo, festa dell’Annunciazione, trascorreremo un pomeriggio al Duomo di Monza con particolare attenzione alla Corona Ferrea; a seguire visiteremo il santuario francescano della Madonna delle Grazie.
L’iniziativa vuole anche essere un primo richiamo all’800° anniversario della morte di san Francesco. Nulla vieta che, il prossimo anno, che si possa organizzare un pellegrinaggio di due giorni ad Assisi.
Costo dell’uscita a Monza (pullman e ingressi): € 20. Iscrizioni da Enza (tel. 3357571786).
Avvisi
- Lunedì 26 gennaio: incontro con Costanza Miriano
Dialogo con Costanza Miriano, giornalista e saggista, impegnata in ambito cattolico con interessanti iniziative, a partire dalla recente pubblicazione del libro “Non desiderare la vita d’altri”.
Incontro nel salone dell’oratorio di Santo Stefano alle ore 21 - Domenica 1 febbraio
– ore 15, a Santo Stefano: battesimi
– ore 19, a Santo Stefano: “Gruppo 35-50”
