6 giugno 2021

II Domenica dopo Pentecoste

Riprendiamo il filo

Riprendiamo, con qualche altro spunto, la riflessione iniziata la scorsa settimana. “Come mai pochi si accostano alla Eucarestia?”, era la domanda di partenza osservando con più attenzione il momento liturgico in questo tempo di Covid.
Avevamo espresso quattro punti, segnalando che forse molti rimangono lontani a causa di una formazione religiosa rigida che non vede mai una persona “degna” o forse non si percepisce bene quanto quel pane cambi la vita del singolo inserendolo in un corpo vivente che è la comunità dei credenti in Gesù. Sono dei “forse” a cui aggiungiamo altro.

5. Forse si andava “alla garibaldina” ?

È un modo di dire per esprimere un comportamento baldanzoso e senza regole che talvolta si notava durante le messe. Un andare a “fare la Comunione” come se niente fosse, senza serietà, senza consapevolezza. Anche questo comportamento si inserisce in questo discorso proprio sulla consapevolezza di ciò che accade con quel pane. Succedeva soprattutto per ragazzi che imitavano l’uscita di altri ragazzi oppure per qualche adulto preso dall’improvviso fervore anche se non preparato e predisposto. Evidentemente nessun richiamo alla Confessione, cosa che infastidiva in modo forse esagerato coloro che furono formati all’obbligo della Confessione. Questo aspetto mi pare sia un po’ rientrato… perché mancano “i garibaldini” nel senso che sono assenti dalla liturgia molti ragazzi, giovani e famiglie.

6. Forse siamo davanti all’ignoranza?

E se forse sia ignorata la portata di questo pane?  Molti si sono fermati alla preparazione della Prima Comunione e poi, di fatto nulla più. Nessuno ipotizza corsi di teologia ma solo l’approfondimento da ragazzo, giovane o adulti del “valore di quel pane per la vita delle persone”.  A quando risale una lettura, un dialogo, una riflessione? Superando le frasi preadolescenziali e giovanili (tipo: “Che barba la messa, perché bisogna andare e poi è noiosa…”) quando c’è stato un preciso “voglio capire meglio?” o una seria riflessione da adulto o da giovane?

Ipotesi di lavoro

Forse il tagliando significa non accontentarsi della piccola e parziale modalità catechista da “calzoni corti”. Forse è tempo di mettere a tema sul la bellezza e la preziosità della Eucarestia. Credo che potremmo sfruttare meglio le opportunità che la liturgia ci mette davanti per una corretta prassi cristiana.
Per esempio i giorni che ruotano attorno al giovedì del Corpus Domini potrebbero essere ripensati. Sarà difficile riprendere la pratica della processione eucaristica ma… pensare ad altro, perché no? Ci sono altri momenti: In gennaio succede una liturgia sulla moltiplicazione dei pani e dei pesci; a Pasqua Gesù si trova a mangiare insieme ai discepoli; la sera dell’ultima Cena nel Giovedì Santo. Perché non sviluppare in queste occasioni una attenzione alla Eucarestia? E se si potesse, perché no?
Arrivare un giorno a notare che “l’andare alla Messa” corrisponda al “fare la Comunione” diventa il segno di una vita nello Spirito vivace e in movimento.  Ricevere il Pane e uscire dalla chiesa diventa un ottimo incentivo per recuperare la condizione di battezzato che, se non si nutre della Eucarestia, come può combattere contro “i dardi avvelenati del nemico”? Sempre con quella corretta parola: “Forse”.

don Norberto


Sabato 12 giugno: dieci nuovi preti

Accompagniamo in questa settimana di esercizi spirituali i giovani i cui volti sono sul manifesto messo alle porte della chiesa. Sentano il nostro calore e l’affetto nel consacrare la propria vita al Vangelo in questo tempo particolare.

Oratorio estivo: pronti e via!

Da lunedì 7 a mercoledì 9 dalle ore 16.30 alle 19 iscrizioni in oratorio, secondo il modulo e il programma pubblicato. Con l’augurio che possa essere un bel momento per i ragazzi e per gli animatori dopo tanto silenzio e tanta chiusura!


Simbolo detto «Atanasio»

Confesso di non aver mai letto e approfondito questo testo, forse a causa della lunghezza ma non solo. Dopo la festa della Trinità una occasione per una attenzione in più.
Lo scrive sant’Atanasio, una delle menti più fini del IV secolo.

Chi vuol arrivare a salvezza
prima di tutto bisogna
che possieda la fede cattolica.
Chi non l’avrà conservata integra e inviolata
senza alcun dubbio perirà in eterno.

Per la fede cattolica noi adoriamo
l’unico Dio nella Trinità
e la Trinità nell’Unità,
senza confondere le persone,
senza separare la sostanza.

Altra è la persona del Padre,
altra quella del Figlio,
altra quella dello Spirito santo.
Ma una è la divinità del Padre,
del Figlio, dello Spirito santo,
coeterna là maestà, uguale la gloria.

Quale il Padre, tale il Figlio,
tale lo Spirito santo.
Increato il Padre, increato il Figlio,
increato lo Spirito santo.
Immenso il Padre, immenso il Figlio,
immenso lo Spirito santo.

Eterno il Padre, eterno il Figlio,
eterno lo Spirito santo.
E tuttavia non sono tre eterni,
ma un unico eterno.
Né sono tre increati o tre immensi,
ma un unico increato e un unico immenso.

Allo stesso modo, onnipotente è il Padre,
onnipotente il Figlio;
onnipotente lo Spirito santo,
e tuttavia non sono tre onnipotenti,
ma un unico onnipotente.

Dio è il Padre, Dio il Figlio,
Dio lo Spirito santo;
e tuttavia non sono tre Dèi, ma un unico Dio.
Signore il Padre, Signore il Figlio,
Signore lo Spirito santo;
e tuttavia non sono tre Signori,
ma un solo Signore.

Come la verità cristiana ci obbliga a credere
ciascuna persona come Dio e Signore,
così la fede cattolica ci proibisce di asserire
l’esistenza di tre Dèi o di tre Signori.

Il Padre non è stato fatto né creato da nessuno,
né da nessuno è stato generato.
Il Figlio dal Padre solo
è generato, non fatto né creato.

Lo Spirito santo è dal Padre e dal Figlio:
non è né fatto né creato né generato,
ma solamente procede.

Uno solo è il Padre, non ci sono tre Padri;
uno solo è il Figlio, non ci sono tre Figli;
uno solo lo Spirito santo,
non ci sono tre Spiriti santi.

E in questa Trinità
non c’è niente che sia prima o dopo,
che sia maggiore o minore:
tutte e tre le Persone
sono coeterne ed eguali tra loro.

Sicché, per ogni aspetto noi adoriamo
l’Unità nella trinità e la Trinità nell’Unità.
Così dunque ritenga
chi vuol essere salvo.

Ma per la salvezza è necessario anche credere
l’incarnazione del Signore nostro Gesù Cristo.
Questa è la nostra fede: credere e proclamare
che il Signore nostro Gesù Cristo,
Figlio di Dio è Dio e uomo.

Dio dalla sostanza del Padre,
generato prima di tutti i secoli;
uomo dalla sostanza della Madre,
nato nel tempo.

Dio perfetto, uomo perfetto,
composto di umana carne e di anima spirituale.
Uguale al Padre secondo la divinità,
minore del Padre secondo l’umanità;
e, benché sia Dio e uomo,
non ci sono due, ma c’è un unico Cristo.

Uno non per la mutazione
della divinità nella carne,
ma per l’assunzione dell’umanità
da parte di Dio.
Uno non per confusione di sostanze,
ma per l’unità della persona.
Come l’anima spirituale e la carne
costituiscono un unico uomo,
così, unico è Cristo, Dio e uomo.

Egli patì per la nostra salvezza,
discese agli inferi,
il terzo giorno risuscitò da morte.
Alla sua venuta tutti gli uomini risorgeranno
coi loro propri corpi
e renderanno conto delle loro azioni.

Coloro che avranno fatto il bene
andranno nella vita eterna.
Coloro che avranno fatto il male
andranno nel fuoco eterno.

Questa è la fede cattolica:
solo chi crederà con perseveranza e fermezza potrà essere salvo.