8 maggio 2022

Quarta domenica di Pasqua

Dopo il saluto a don Gianni

L’inizio di questo numero del “Verso Emmaus” non può che tener conto del funerale celebrato a don Gianni Pravettoni mercoledì 4 maggio alle ore 15.
La maggior parte di voi ha conosciuto e apprezzato questa figura di prete che ha accompagnato per quasi quarant’anni la nostra parrocchia, prima come coadiutore e poi come parroco. Nato nel 1930 è stato ordinato sacerdote nel 1955. Ultimamente risiedeva presso la struttura per anziani a san Felice.
L’affetto di molti si è sentito attraverso messaggi sui social e la presenza corale al funerale, in un clima di raccoglimento, di silenzio e di preghiera. La presenza di mons. Erminio De Scalzi, con il vicario di zona don Antonio Novazzi, ha portato l’affetto del vescovo Delpini. La registrazione del funerale è sul canale YouTube della parrocchia.
Molte parole su di lui si sono scambiate nel dialogo con le persone sia alla notizia della sua morte sia dopo il funerale. Molti che hanno collaborato o hanno solo ricevuto da lui una parola, un aiuto spirituale hanno espresso gratitudine affettuosa.
Certo lui potrebbe essere rappresentato dalle opere fatte nell’abbellimento della chiesa e nella costruzione dell’oratorio ma ci è sembrato bello dare a lui la parola andando a ripescare un suo scritto. Si è scelto, in un clima pasquale e tenendo conto del foglio che state leggendo, un articolo del 1° settembre 1990. Ecco le sue parole.

Don Gianni scriveva…

Il neonato giornalino della nostra parrocchia ha finalmente un nome: “Verso Emmaus” e appare oggi in una nuova veste tipografica. Quel nome è nato nel clima pasquale delle passate domeniche di aprile: chi ce l’ha suggerito è stato certamente affascinato da quel racconto al centro di una delle più straordinarie pagine del vangelo di Luca. Due discepoli delusi e scoraggiati dopo la morte di Cristo, se ne ritornano al loro villaggio, Emmaus appunto. I due discutono tra loro con il volto triste ma si accede una piccola luce: c’è un altro uomo con cui parlare. L’estraneo, attraverso un viaggio nelle Scritture, ripropone il credo cristiano. A quelle parole il cuore dei due discepoli ritorna ad ardere. La meta spaziale è raggiunta: Emmaus; ma è raggiunta anche la meta spirituale. Luca, ai gesti di quella cena in una modesta casa palestinese, sostituirà quasi in dissolvenza i gesti di un’altra cena, quella dell’ultima sera di Cristo: “Egli prese il pane disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro”.
Davanti al pane eucaristico spezzato “i loro occhi si aprirono e lo riconobbero” e il “riconoscere” nella Bibbia è il verbo della fede. La scintilla che era iniziata ad ardere durante il viaggio ora è come se fosse un incendio. Essi non possono tenere nel chiuso l’esperienza vissuta ed allora partono senza indugio per annunziare anche a Gerusalemme la loro grazia. Quel balzare in piedi, quel lasciare la mensa, quel correre nel buio della notte con la fiaccola in mano, non finiscono mai di affascinare.
Sì, quando Cristo che ti si è rivelato sarebbe anche bello restasse lì, gustare quell’intimità di luce dopo tanto buio e incertezza, ansie e sofferenze. Invece occorre partire senza indugi, con entusiasmo e fede, non dai nostri progetti, dalle nostre capacità organizzative ma sollecitati e nutriti della Sua parola e del Suo pane: forti della sua presenza in noi e accanto a noi per essere missionari. Come ogni prete penso con sofferenze ai lontani e a chi in chiesa non ci viene mai o non ci viene più.
Come possiamo dire che siamo Chiesa se non viviamo la missionarietà a cominciare dalla nostra parrocchia? E ci si chiede se non sia venuto il tempo di abbandonare le novantanove pecore del gregge al sicuro nell’ovile e correre fuori a cercare quella smarrita; con la constatazione amara che sono più le pecore fuori che non quelle che con tanta fatica noi sacerdoti seguiamo nell’azione pastorale. Su questi pensieri il nostro Arcivescovo scrisse sei anni fa una lettera pastorale del titolo “Partenza da Emmaus” la lettera meno capita del cardinal Martini.
Ma forse molti ad Emmaus ancora non sono arrivati e vivono la situazione dei due discepoli prima della loro esperienza con Cristo risorto: Comunità frantumata, fede assopita della mediocrità, gruppi chiusi ad ogni novità, scarso entusiasmo, disimpegno, scoraggiamento, delusione e stanchezza. Lo stupendo viaggio dei due discepoli di Emmaus può diventare la storia di un viaggio spirituale attraverso le strade del dubbio, in mezzo alla terra oscura della crisi di fede. Il cammino che da Gerusalemme porta ad Emmaus è il cammino dell’uomo di ogni tempo.
“Verso Emmaus” – il nostro giornalino – vuol diventare la storia scritta e del cammino della nostra comunità parrocchiale: dei nostri progetti, del nostro lavoro, dei nostri sforzi, dei nostri successi e insuccessi, delle nostre soddisfazioni e delle nostre delusioni, delle nostre conquiste e delle nostre sconfitte.
“Verso Emmaus” può diventare un magnifico strumento per questa avventura missionaria, giungendo puntuale in tutte le case ogni due mesi a sollecitare il nostro cammino, a rafforzare la nostra fede, ad animare la nostra speranza, incoraggiare i passi incerti e a dare una risposta sicura ai nostri dubbi. Gli studiosi non si sono mai accordarti sull’identità del villaggio di Emmaus, forse ci sarà sempre ignota.  C’è invece un Emmaus spirituale in cui entriamo ogni domenica per ascoltare il Cristo che parla, per spezzare con Lui il suo pane e per poterlo riconoscere nella fede e nell’amore.
Un grazie ed un augurio cordiale ai redattori, un saluto affettuoso a tutti i lettori.
Don Gianni

Raccogliere le offerte in chiesa

Con l’avvento del Covid non si è potuto raccogliere le offerte durante la messa. A dire il vero… non si è potuto neppure celebrare le messe! Poi quando fu possibile, fummo pochi e con distanziamento chilometrico…
Abbiamo potuto solo fare la raccolta con qualche volontario (costante è stato l’impegno del  sacrestano!) alle porte della chiesa. Piuttosto che niente – si dice nella battuta – “Piuttosto…”. Di fatto l’offerta fatta in quel modo non è molto significativa ed elegante.
Vorremmo, con domenica prossima, introdurre un gesto nuovo all’interno della messa, collegando la raccolta del denaro con il pane e il vino che verranno portati all’altare per l’Eucarestia. Con un po’ di pazienza cercheremo di abituarci ad un gesto che ha un valore simbolico (contribuire alla vita della propria comunità). Come faremo:

  1. Dopo il segno della pace quattro persone si muoveranno insieme a partire dai gradini dell’altare, mentre tutti sederanno.
  2. Gireranno con una certa logica passando per i corridoi raccogliendo le offerte, trovandosi tutti poi al centro della chiesa. Lì sarà preparato un tavolino con il calice e con la patena.
  3. Due incaricati prenderanno il calice e la patena iniziando la processione mentre, dietro a loro ci saranno le 4 persone con le offerte.
  4. Il sacerdote, che durante la raccolta sarà seduto cantando con tutta l’assembla, a quel punto si alzerà a benedire il pane e il vino che saranno messi sull’altare e accoglierà le offerte che rimarranno ai piedi dell’altare.
  5. Il sacerdote pronuncerà o canterà la bellissima preghiera di benedizione (daremo ad essa la giusta importanza): “Benedetto sei tu o Signore, Dio dell’universo…”. E poi la messa procederà il suo corso.

Annotazioni conclusive
Per fare questo “tutti potremo dare una mano”! Non deve risultare questo servizio a carico solamente del sacrestano o di un incaricato che, magari assente, creerebbe del disagio. Non dovrà esser solo per “addetti ai lavori”.
Chi non legge, chi non ha altri incarichi in parrocchia perché non potrebbe portare il pane e il vino oppure raccogliere le offerte? Non c’è bisogno di avere fatto l’università!
L’assembla così dovrà pian piano rallentare il gesto della raccolta del denaro attraverso il canto e soprattutto collegando la sua offerta in denaro per la chiesa a quel pane e quel vino “frutto della terra e del nostro lavoro”.
Infine, ancora più bello, si potrà proclamare il Credo senza il passaggio di chi raccoglie il denaro.

Domenica 22 maggio: ultimo momento con i missionari

Come è accaduto domenica 1 maggio (a dire il vero non c’è  stata molta partecipazione…) proseguiamo l’ultima tappa del percorso che coinvolge preti e laici, missionari partiti per l’annuncio del vangelo e noi chiamati ad annunciare il vangelo qui a Segrate. Facciamo solo un aggiustamento di orario rispetto al precedente incontro e proposta di concludere anche con il pranzo insieme.
Orario:
– ore 9: introduzione dell’ultima tematica e divisione a gruppi secondo il metodo che stiamo sperimentando e che risulta utile e fruttuoso
– ore 11.30: momento assembleare a cui segue la celebrazione eucaristica; bello poter chiudere con la condivisione del pranzo.
Aspetti pratici, soprattutto per il pranzo, verranno dati nella prossima settimana.
Si stanno precisando gli ambiti dove proporre l’annuncio del vangelo (già si è avuto contatti con le scuole), come coinvolgere i giovani e il mondo della economia.


Oratorio estivo 2022

Aperte le iscrizione per partecipare alla proposta dell’oratorio estivo: notizie e indicazioni pratiche sono nel sito.