16 maggio 2021 – tempo pasquale

Alla domenica cambiamo

Un semplice richiamo ad un dono dello Spirito Santo tra i sette che invochiamo.
Lo facciamo attraverso le chiare e incisive parole di Papa Francesco

* con l’inno commentato da don Norberto su Youtube ogni sera

(nb i mosaici sono stati fotografati dal vivo nel santuario di Ta Pinu a Malta)

Domenica 16 maggio: Il dono della PIETA’

Bisogna chiarire subito che questo dono non si identifica con l’avere compassione di qualcuno, avere pietà del prossimo, ma indica la nostra appartenenza a Dio e il nostro legame profondo con Lui, un legame che dà senso a tutta la nostra vita e che ci mantiene saldi, in comunione con Lui, anche nei momenti più difficili e travagliati.

  1. Questo legame col Signore non va inteso come un dovere o un’imposizione. È un legame che viene da dentro. Si tratta di una relazione vissuta col cuore: è la nostra amicizia con Dio, donataci da Gesù, un’amicizia che cambia la nostra vita e ci riempie di entusiasmo, di gioia. Per questo, il dono della pietà suscita in noi innanzitutto la gratitudine e la lode. È questo, infatti, il motivo e il senso più autentico del nostro culto e della nostra adorazione. Quando lo Spirito Santo ci fa percepire la presenza del Signore e tutto il suo amore per noi, ci riscalda il cuore e ci muove quasi naturalmente alla preghiera e alla celebrazione. Pietà, dunque, è sinonimo di autentico spirito religioso, di confidenza filiale con Dio, di quella capacità di pregarlo con amore e semplicità che è propria delle persone umili di cuore.
  2. il dono della pietà ci aiuta a riversare questo amore anche sugli altri e a riconoscerli come fratelli. E allora sì che saremo mossi da sentimenti di pietà – non di pietismo! – nei confronti di chi ci sta accanto e di coloro che incontriamo ogni giorno. Perché dico non di pietismo? Perché alcuni pensano che avere pietà è chiudere gli occhi, fare una faccia da immaginetta, far finta di essere come un santo. Il dono della pietà significa essere davvero capaci di gioire con chi è nella gioia, di piangere con chi piange, di stare vicini a chi è solo o angosciato, di correggere chi è nell’errore, di consolare chi è afflitto, di accogliere e soccorrere chi è nel bisogno. C’è un rapporto molto stretto fra il dono della pietà e la mitezza. Il dono della pietà che ci dà lo Spirito Santo ci fa miti, ci fa tranquilli, pazienti, in pace con Dio, al servizio degli altri con mitezza.

Chiediamo al Signore che il dono del suo Spirito possa vincere il nostro timore, le nostre incertezze, anche il nostro spirito inquieto, impaziente, e possa renderci testimoni gioiosi di Dio e del suo amore. Che lo Spirito Santo dia a tutti noi questo dono di pietà.


Santa Madre di Dio
Figlia prediletta del Padre
Madre del Verbo incarnato
Tempio dello Spirito Santo
Vergine scelta da tutta l’eternità
Novella Eva prega
Figlia di Adamo
Figlia di Sion
Vergine immacolata
Vergine di Nazaret
Vergine adombrata dallo Spirito
Madre del Signore
Madre dell’Emmanuele
Madre di Cristo
Madre di Gesù
Madre del Salvatore
Socia del Redentore
Tu che hai accolto la Parola
Tu che hai dato al mondo la Vita
Tu che hai presentato Gesù al Tempio
Tu che hai mostrato Gesù ai Magi
Tu che hai allietato la mensa di Cana
Tu che hai collaborato all’opera di salvezza
Tu che hai sofferto presso la Croce
Tu che hai implorato il dono dello Spirito
Madre dei viventi
Madre dei fedeli
Madre di tutti gli uomini
Eletta tra i poveri del Signore
Umile ancella del Signore
Serva della Redenzione
Pellegrina nel cammino della fede
Vergine dell’obbedienza
Vergine della speranza
Vergine dell’amore
Modello di santità
Membro eminente nella Chiesa
Immagine della Chiesa
Madre della Chiesa
Avvocata nostra
Aiuto dei cristiani
Soccorso dei poveri
Mediatrice di grazia
Assunta alla gloria celeste
Glorificata nel corpo e nell’anima
Esaltata sopra gli angeli e i santi
Regina dell’universo
Segno di consolazione
Segno di sicura speranza
Segno della gloria futura


15 maggio 2021 – tempo pasquale

Testi della messa: Ct 5,9-14.15.16; Sal 18(19); 1Cor 15,53-58; Gv 15,18

“Una riga”: La morte è stata inghiottita nella vittoria (Paolo)
Paolo mette insieme una citazione di Osea e di Isaia e precisa questa sconfitta della morte, questo richiamo al pungiglione mortifero ormai rotto. La “Signora Morte è morta”. Il peccato e la legge possono essere superati con uno nuovo sguardo di misericordia e una esperienza di liberazione, grande regalo di Dio.
Cosa fare se non ringraziare e riconoscere che il vero grimaldello di un Dio ladro che scassina la porta degli inferi è un Amore ancora più grande.

* Essere uomini liberi, pieni dell’Amore, riempiti dello Spirito Santo e così…la morte viene continuamente uccisa.

Trentaseiesimo: Rimanere

Nella messa: Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: “Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da sé stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato come il tralcio che secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimante in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli”. (Gv 15,18)

Preghiera di chiusura
I cieli narrano la gloria di Dio,
l’opera delle sue mani annuncia il firmamento.
Il giorno al giorno ne affida il racconto
e la notte alla notte ne trasmette notizia


AKATHISTOS – dodicesima stanza

  1. Inneggiando al tuo parto l’universo ti canta qual tempio vivente, o Regina! Ponendo in tuo grembo dimora. Chi tutto in sua mano contiene, il Signore, tutta santa ti fece e gloriosa e ci insegna a lodarti:

Ave, o «tenda» del Verbo di Dio,
Ave, più grande del «Santo dei Santi».
Ave, Tu «Arca» da Spirito aurata,
Ave, «tesoro» inesausto di vita.
Ave, diadema prezioso dei santi sovrani,
Ave, dei pii sacerdoti Tu nobile vanto.
Ave, Tu sei per la Chiesa qual torre possente,
Ave, Tu sei per l’Impero qual forte muraglia.
Ave, per Te innalziamo trofei,
Ave, per Te cadon vinti i nemici.
Ave, Tu farmaco delle mie membra,
Ave, salvezza dell’anima mia.
            Ave, Vergine e Sposa!

  1. Grande ed inclita Madre, Genitrice del sommo fra i Santi, Santissimo Verbo, or degnati accogliere il canto! Preservaci da ogni sventura, tutti! Dal castigo che incombe Tu libera noi che gridiamo: Alleluia!

AKATHISTOS RIASCOLTARE

https://www.youtube.com/watch?v=gksxljk_aHE

https://www.youtube.com/watch?v=VaByq4FG52o


14 maggio 2021 – tempo pasquale

Testi della messa: At 1,15-26; Sal 112(113); Ef 1,3-14; Mt 19,27-29

“Una riga”: Rivolgesti un singolo sguardo d’amore su Mattia, iniziati alla sequela e ai misteri del tuo Cristo (prefazio)
Bello che si dica di Mattia che fu un “iniziato” senza essere stato chiamato in prima persona da Gesù e che questo è avvenuto perché… il Padre, (addirittura il Padre!) ha avuto uno sguardo su di Lui. In fondo Mattia ha avuto al fortuna di conoscere i Dodici ed essere stato “nei paraggi del maestro”. Si fa in fretta a notare come noi stiamo sulla stessa linea di Mattia, nel senso che lo sguardo del Padre è su noi…perché figli: Scelti dal Padre! Certo poi c’è lo zampino dei Gesù e dello Spirito, ma questo è un altro discorso.

*        Un santo che ci protegga e che segua la Chiesa mentre sta “riposizionarsi” dal momento che siamo in una epoca di trasformazione.

Trentacinquesimo: Benedizione

Nella messa: Fratelli, benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. (Ef 1,3-14)

Preghiera di chiusura
O Dio,
che dopo il tradimento di Giuda,
perché il numero sacro degli apostoli non restasse incompleto,
lo integrasti con l’elezione di san Mattia,
fa che siamo protetti dai suoi meriti noi che ogni anno ne facciamo devota memoria.
Per Cristo nostro Signore.


AKATHISTOS – undicesima stanza

  1. Come fiaccola ardente per che giace nell’ombre contempliamo la Vergine santa, che accese la luce divina e guida alla scienza di Dio tutti, splendendo alle menti e da ognuno è lodata col canto:

Ave, o raggio di Sole divino,
Ave, o fascio di Luce perenne.
Ave, rischiari qual lampo le menti,
Ave, qual tuono i nemici spaventi.
Ave, per noi sei la fonte dei sacri Misteri,
Ave, Tu sei la sorgente dell’Acque abbondanti.
Ave, in Te raffiguri l’antica piscina,
Ave, le macchie detergi dei nostri peccati.
Ave, o fonte che l’anime mondi,
Ave, o coppa che versi letizia.
Ave, o fragranza del crisma di Cristo,
Ave, Tu vita del sacro banchetto.
Ave, Vergine e Sposa!

  1. Condonare volendo ogni debito antico fra noi, il Redentore dell’uomo discese e abitò di persona: fra noi che avevamo perduto la grazia. Distrusse lo scritto del debito, e tutti l’acclamano: Alleluia!

13 maggio 2021 – tempo pasquale

Ascensione del Signore

Testi della messa: Atti 1,6-13; Sal 46(47); Ef 4,7-13; Lc 24,36-53

“Una riga”: Nello slancio della sua ascensione nell’alto dei cieli (orazione)
Mi è sempre piaciuto il termine “slancio” detta da questa orazione che chiude la celebrazione.  Che slancio per tornare al Padre e, nello stesso tempo, per slanciarsi nel cuore della Chiesa in eterno. Che atleta diremmo, che amore con “un fisico spettacolare”: certo con quelle ferite e quel costato aperto può essere benissimo un “atleta” nel senso divino del termine.
Contemplazione e desiderio di “stare nella stesso team”: questo è il nostro punto e desiderio. Ci troveremo così ad essere anche noi degli “slanciati” in una logica di offerta di noi al Padre e a fratelli.

*        Grande festa!

Trentaquattresimo passo: Grazie
Fratelli, a ciascuno di noi è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo. Per questo è detto: “Asceso in alto, ha portato con sé prigionieri, ha distribuito doni agli uomini”. Ma cosa significa che ascese, se non che prima era disceso quaggiù sulla terra? Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per essere pienezza di tutte le cose. (Ef 4,7-13)

Preghiera di chiusura
E’ veramente cosa buona e giusta che tutte le creature si uniscano nella tua lode,
o Dio di infinita potenza.
Gesù tuo Figlio, re dell’universo,
vincitore del peccato e della morte,
oggi è salito al di sopra dei cieli tra il coro festoso degli angeli.
Mediatore tra Dio e gli uomini,
giudice del mondo e Signore dell’universo,
non ci ha abbandonato nella povertà della nostra condizione umana,
ma ci ha preceduto nella dimora eterna per darci sicura speranza che dove è lui,
capo e primogenito, saremo anche noi sue membra, uniti nella stessa gloria.


AKATHISTOS – decima stanza

  1. Tu difesa di vergini, Madre Vergine sei, e di quanti ricorrono a Te: che tale ti fece il Signore di tutta la terra e del cielo, o illibata, abitando il tuo grembo e invitando noi tutti a cantare:

Ave, colonna di sacra purezza,
Ave, Tu porta d’eterna salvezza.
Ave, inizio di nuova progenie,
Ave, datrice di beni divini.
Ave, Tu vita hai ridato ai nati nell’onta,
Ave, hai reso saggezza ai privi di senno.
Ave, o Tu che annientasti il gran seduttore,
Ave, o Tu che dei casti ci doni l’autore.
Ave, Tu grembo di nozze divine,
Ave, che unisci i fedeli al Signore.
Ave, di vergini alma nutrice,
Ave, che l’anime porti allo Sposo.
            Ave, Vergine e Sposa!

  1. Cede invero ogni canto che presuma eguagliare le tue innumerevoli grazie. Se pure ti offrissimo inni per quanti granelli di sabbia, Signore, mai pari saremmo ai tuoi doni che desti a chi canta: Alleluia!

Sapere per ultimo

Mi capita spesso di venire a sapere le cose per ultimo. In molti, direi moltissimi casi, mi è capitato di “cadere dalle nuvole”, per dirla con una frase popolare, davanti ad una circostanza, un evento o una questione riguardante le persone. Si crede che il prete sappia tutto e subito ma, nel mio caso, succede spesso che si sappia… dopo.

Un po’ perché non sono in tanti gruppi WhatsApp, piuttosto che su Facebook, luoghi moderni di una comunicazione veloce o non percepisco pettegolezzi ed affini. Sta di fatto che mi trovo imbarazzato quando qualcuno mi dice: “Ma non sai cosa è capitato a quella o a quello?”.

Ho amici sacerdoti che sanno prima ciò che il vescovo dirà o sono al corrente di trasferimenti (in un caso anche nel mio, anni fa) prima ancora che lo sappia l’interessato o si sappia in giro. Alcuni di loro potrebbe stare nella famosa “Stasi” (per chi non lo sapesse cerchi su Internet oppure veda il bel film “La vita degli altri”).

Da prete che sta in confessionale mi viene però da dire che, anche in questo caso, vengo a sapere le cose per ultimo, a… peccato fatto. La confessione non è ahimè preventiva ma il momento in cui si arriva a comunicare a Dio, nella Chiesa, quel peccato che si è combinato, quel tradimento, quella scelta sbagliata: a cose fatte! Da questo punto di vista il prete viene a sapere una cosa per ultimo.

In fondo anche il Padreterno viene a conoscere per ultimo, “a cose fatte”, perché viene a saperle direttamente dall’interessato, se lui lo vuole. Rimane così in mano sua anche l’ultima risposta quella che chiude finalmente una storia sbagliata non con uno sberlone, come spesso ci meriteremmo ma con un perdono che colpisce proprio perché… immeritato. Che abbia in mano lui l’ultima parola ci riempie di speranza ma… tanta!

don Norberto

12 maggio 2021 – tempo pasquale

Testi della messa: At 20,17-38; Sal 26(27); Gv 14, 7-14

“Una riga”: Si è più beati nel dare che nel ricevere (atti)
Come ci dicono gli esperti questa è una “ipsissima verba Iesu”, cioè una parola espressamente detta da Gesù che però non è riportata dal vangelo ma da san Paolo in quel bellissimo discorso di Mileto prima di lasciare per sempre quella comunità. Gesù in fondo è la beatitudine fatta persona! Chi più di lui non si è messo su questa prospettiva? Credo poi che sia esperienza di tutti il senso di gioia per aver dato nella vita. Invece talvolta rischiamo di essere “con il braccino corto” nel momento che ci è chiesto di dare o di darci! Più comodo ricevere o essere riveriti.

*        Possa essere e diventare questa frase una “ipsissima verba nostra”.

Trentatreesimo passo: Conoscere

Nella messa: Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: “Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fan da ora lo conoscete e lo avete veduto”.
Gli disse Filippo: “Signore, mostraci il Padre e ci basta”. Gli ripose Gesù: “Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre (Gv 14,7-14)

Preghiera di chiusura
Dio onnipotente e misericordioso,
guidaci al possesso della gioia eterna
perché l’umile gregge dei credenti
giunga con sicurezza nella tua casa,
dove lo ha preceduto Cristo,
suo pastore glorioso,
che vive e regna con te,
nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.


AKATHISTOS – nona stanza

  1. Gli oratori brillanti come pesci son muti per Te, Genitrice di Dio: del tutto incapaci di dire il modo in cui Vergine e Madre Tu sei. Ma noi che ammiriamo il mistero cantiamo con fede:

Ave, sacrario d’eterna Sapienza,
Ave, tesoro di sua Provvidenza.
Ave, Tu i dotti riveli ignoranti,
Ave, Tu ai retori imponi il silenzio.
Ave, per Te sono stolti sottili dottori,
Ave, per Te vengon meno autori di miti.
Ave, di tutti i sofisti disgreghi le trame,
Ave, Tu dei Pescatori riempi le reti.
Ave, ci innalzi da fonda ignoranza,
Ave, per tutti sei faro di scienza.
Ave, Tu barca di chi ama salvarsi,
Ave, Tu porto a chi salpa alla Vita.
Ave, Vergine e Sposa!
18. Per salvare il creato, il Signore del mondo, volentieri discese quaggiù. Qual Dio era nostro Pastore, ma volle apparire tra noi come Agnello: con l’umano attraeva gli umani, qual Dio l’acclamiamo: Alleluia