17 aprile 2022

Domenica di Pasqua

E se il Signore ci facesse gli auguri di buona Pasqua?

Non vi racconto la mia storia perché, più o meno, la sapete già. Forse non sapete tutto di me, di ciò che ho provato e sperimentato dal giorno in cui nacqui… in un posto insolito, in occasione di un censimento, in una notte fuori dal paese.
Rimarrà nel segreto ciò che ho vissuto da quando mi hanno preso nei pressi di un podere con gli ulivi fino al termine della mia vita. Solo una millesima parte è stata percepita dai miei amici discepoli, scritta dei vangeli, ma va bene che sia così.
Proprio perché ho provato la sofferenza, l’oltraggio gratuito, lo schiaffo volgare, le percosse senza motivo… so. Perché ho provato gli ultimi istanti di un respiro ansimante e poi la morte… so. Poi, nella morte, ho trovato tutti nella morte… ora so! Nessuno dalla morte fa gli auguri. Auguri di cosa poi? Auguri per giungere nel regno degli inferi?
L’Amore che ho messo nella morte mi ha riportato al Padre, inventando una parola che non esiste da voi umani: “Risorgere”. Il verbo “risorgere” dalla morte l’ho inventato io sperimentandolo per primo. Non mi interessa di avere l’esclusiva di questo termine o essere riconosciuto come un pioniere di una terra nuova. Sta di fatto, però, che da risorto posso parlarvi e fare a voi gli auguri, i miei auguri!
Vi auguro allora di passare sulle stesse tracce che vi ho lasciato. Per non finire in trappolati nel regno della morte c’è solo quel tracciato perché, avendolo percorso, è sicuro. Così si potrà essere “persone viventi”.
Vi auguro che possiate fidarvi: non vi inganno! Vi auguro di trovarle quando tante cose non torneranno, tanti affetti si romperanno, tante prove vi butteranno a terra o quando troverete sconfitte. Vi auguro di guardare dalla mia parte: mi farò trovare, non dubitate!
Fate allora una buona Pasqua, un buon passaggio dalla morte alla vita.

Gesù, il vivente


I nostri auguri

Con un augurio come quello riportato sopra, non si può aggiungere nulla se non l’invito a personalizzare tali parole nel modo in cui, una volta, si andava dal sarto o dalla sarta per un vestito “a misura”. L’augurio di noi preti di questa comunità è che tutti possano avere giorni di pacificazione, sperando almeno in una tregua dalle armi. Che si possa passare felicemente qualche giorno di riposo tra amici e parenti. L’augurio che possa arrivare… l’augurio dell’Altro!

Don Norberto, don Gabriele


Un po’ di poesia nella Pasqua

Ritorno alle parole di Christian Bobin che forse ho già citato in qualche predica. Il fatto che richiami il giorno di Pasqua mi spinge a riproporre il suo scritto in questo numero pasquale del Verso Emmaus. Grande, l’amico Bobin! E’ graffiante la sottolineatura di comportamenti e movimenti stanchi ma anche è capace di “scrivere con la luce” un attimo di mistero. A lui la parola.
“Al momento della comunione, durante la messa di Pasqua, la gente si alzava in silenzio, raggiungeva il fondo della chiesa attraverso una corsia laterale, poi tornava a piccoli passi stretti nella corsia centrale, avanzando sino al coro dove riceveva l’ostia da un prete barbuto con gli occhiali cerchiati d’argento, aiutato da due donne con il volto indurito dall’importanza del ruolo, quel genere di donne senza età che cambiano i gladioli sull’altare prima che marciscano e si prendono cura di Dio come di un vecchio marito stanco.
Seduto in fondo alla chiesa, in attesa del mio turno per unirmi al corteo, guardavo le persone, i loro abiti, le loro schiene, le loro nuche, il profilo dei loro visi.
Per un secondo mi si è aperta la vista ed è l’umanità intera, i suoi miliardi di individui, che ho scoperto avvolta in questa colata lenta e silenziosa: vecchi e adolescenti, ricchi e poveri, donne adultere e ragazzine seriose, pazzi, assassini e geni, tutti che raschiavano con le scarpe le lastre fredde e gibbose della chiesa, come morti che uscivano senza impazienza dalla loro notte per andare a mangiare della luce.
Allora ho capito che cosa sarebbe stata la resurrezione e quale sbalorditiva calma l’avrebbe preceduta. Questa visione è durata un secondo soltanto.
Il secondo successivo mi è tornata la visione consueta, quella di una festa religiosa così antica che il suo senso si è attenuato e che sussiste solo per essere vagamente associata alle prime febbri della primavera”.
Christian Bobin


Sempre interessante la voce del cardinal Martini

L’evento della Pasqua – che si rinnova in ogni celebrazione eucaristica – chiede ai cristiani di essere persone capaci di dire all’umanità: Non temere, donna, non piangere! Ora sai dove conduce il cammino della vita, ora sai che il tuo Signore è con te. Non dobbiamo tuttavia dimenticare che il Risorto è per sempre il Crocifisso e sta davanti al Padre come colui che è passato per amore attraverso la passione e la morte di croce. Il Risorto, infatti, allorché apparve agli apostoli «mostrò loro le mani e il costato» trafitti, come sappiamo dal vangelo di Giovanni. E tornando da loro dopo otto giorni, all’apostolo Tommaso, che alla prima apparizione di Gesù non era presente e si rifiutava di credere che era ancora vivo, disse: «Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani, stendi la tua mano e mettila nel mio costato, e non essere più incredulo ma credente!».
Il mistero pasquale comprenderà dunque per tutta l’eternità, inscindibilmente, morte e risurrezione perché Dio ha scelto di salvarci così, si è manifestato amico dell’uomo attraverso l’amore crocifisso del Figlio, si è spogliato nel Figlio diventato povero per rendere credibile il suo amore per noi. Alla domanda antica e nuova dell’uomo – che cosa sarà di me dopo la morte? – la fede cristiana non risponde quindi assicurando semplicemente che tutto continuerà dopo la fine del tempo, che tutto ci verrà restituito; sarebbe una risposta incompleta.
La fede cristiana afferma che l’eternità, la vita nuova, vera e definitiva è già entrata con la Pasqua di Cristo nella mia esperienza, è da me vissuta qui e adesso nella indistruttibilità dei gesti che io pongo – di fedeltà, di pace, di amore, di perdono, di amicizia, di onestà, di libertà responsabile.
Sono gesti in cui, nel tempo, l’uomo supera il tempo raggiungendo l’eternità, nella misura in cui si affida alla vita e all’eternità del Crocifisso Risorto che ha vinto la morte. La Risurrezione di Gesù non è soltanto ciò che ci attende dopo la morte; è un fatto pasquale presente, che si attua giorno dopo giorno in colui che crede e che spera, che soffre e che ama, che si lascia guidare dalla Parola nel quotidiano per seguire Gesù il quale, mediante la passione e la morte, compie il passaggio da questo mondo al Padre.
Ogni volta che prendiamo coraggiosamente una decisione buona, eticamente rilevante, noi interiorizziamo l’eternità grazie all’eternità di Gesù entrata in mezzo a noi. Possiamo allora riscattare l’angoscia del tempo sapendo che i nostri atti di dedizione hanno un valore definitivo, depositato nella pienezza del corpo risorto di Cristo. E riusciamo, in qualche modo, a cogliere anche il dramma di comportamenti non etici, perché pure in essi si attua l’irrevocabilità.  Possono essere atti compiuti dall’uomo per leggerezza, per incoscienza e allora vengono riscattati dalle fatiche e dai dolori che ogni vita comporta. Possono essere invece atti che afferrano la persona nella sua totalità, che la “fissano” nel male, nel rifiuto di Dio e degli uomini.
Da tali atteggiamenti globali negativi dell’uomo ci si salva solo per la strapotenza del Crocifisso Risorto. E se ci fossero situazioni di ribellione permanente e ostinata nei riguardi di Dio, il Risorto ci lascia comunque sperare, contro ogni speranza, che la misericordia divina è infinita. Perché Dio è il Padre che ci ama per primo, che si dona a noi in Gesù ancor prima di ogni attesa e speranza umana, che ci perdona gratuitamente; Dio è Colui da cui tutto viene, tutto dipende, a cui tutto tende e tutto ritorna.
Carlo Maria Martini