19 giugno 2022

Seconda domenica dopo Pentecoste

Il Prete

In questo frangente del mese di giugno, mentre siamo in attesa di conoscere chi prenderà il posto di don Gabriele, vale la pena fermarsi ancora sulla vocazione al sacerdozio. «Ci vuole tempo anche per conoscere la figura del “don” dell’oratorio – nota don Gabriele Catelli, coadiutore a Santo Stefano -. All’inizio è come un maestro, oppure un direttore; o ancora un controllore, quello che fa rispettare le regole. Poi, via via che si cresce, si scopre il sacerdote dell’oratorio sempre più come un compagno di viaggio», così dal sito della diocesi.
Aggiungo che mentre sappiamo cosa era (e in parte cosa è) il prete, sta emergendo pian piano dove questa vocazione troverà i suoi elementi portanti e nuovi.  Segnaliamo l’intervento, di qualche anno fa, di Enrico Medi, famoso astrofisico oltre che politico, morto nel 1974, diventato per la Chiesa “Servo di Dio” nel 2013. Famosa la preghiera ai preti dal titolo:

“Siete grandi… siate santi!”
Sacerdoti, io non sono un prete,
e non sono stato mai degno di poterlo diventare.
Come fate a vivere
dopo aver celebrato la Messa?
Ogni giorno avete
il Figlio di Dio nelle vostre mani.
Ogni giorno avete una potenza
che Michele Arcangelo non ha.
Con la vostra bocca voi trasformate
la sostanza del pane
in quella del Corpo di Cristo;
voi obbligate il Figlio di Dio
a scendere sull’altare.
Siete grandi. Siete creature immense.
Le più potenti che possano esistere.
Sacerdoti, ve ne scongiuriamo, siate Santi!
Se siete santi voi, noi siamo salvi.
Se non siete santi voi, noi siamo perduti.
Sacerdoti, noi vi vogliamo ai piedi dell’altare.
A costruire opere,
fabbricati, giornali siamo capaci noi.
State accanto all’altare.
Andate a tenere compagnia al Signore:
Preghiera e Tabernacolo,
tabernacolo e Preghiera.
Abbiamo bisogno di quello:
nostro Signore è solo, è abbandonato.
Le Chiese si riempiono soltanto per la Messa:
cosa stupenda.
Ma Gesù ci sta 24 ore su 24
e chiama le anime,
chiama “Te” Sacerdote, chiama noi.
“Tienimi compagnia, dimmi una parola.
Dammi un sorriso, ricordati che ti amo”
Enrico Medi

Sempre sul “Corpus Domini”

Provo a dire e a scrivere ciò che avverto le volte che celebro l’Eucarestia. Diciamo che nel corso della mia vita ho partecipato alla messa … ”da sempre”. Da chierichetto di sette anni (una volta si iniziava in seconda elementare) partecipavo ogni giorno alla messa delle 7.30 andando con la mia cartella (erano solo due libri e due quaderni, una volta) nella chiesa che era adiacente alla scuola. La distanza assomigliava a quella che da via Cassanese 200 porta nella nostra chiesa. Ogni giorno scolastico era così, senza che nessuno mi accompagnasse e, tra la fine della messa e l’inizio della scuola, riuscivo anche a ripassare prima di entrare a scuola. Poi con l’inizio delle medie, entrando in seminario, … non ho perso il vizio!
Diventando prete le cose cambiano perché non solo si partecipa come sempre ma ora si presiede alla Eucarestia. In questi ultimi anni poi il numero delle messe celebrate è stato particolarmente abbondante come si può immaginare. Con questa premessa provo a dire quello che avverto dell’Eucarestia, quasi una “piccola catechesi” a partire da quello che avverto, non sono punti ordinati, sono solo dei piccoli paletti ed è quello che ho detto alla messa del Corpus Domini.

  • Il pane è farina, la senti nella mano ed è bello ascoltare che è frutto della terra e del lavoro umano. Terra, sole, acqua, luce con quel sudore umano che mettiamo in ciò che facciamo ogni giorno sui vari terreni dell’impegno.
  • Il pane cambia connotazioni da quella sera del giovedì santo, notte del tradimento che ben conosciamo. Certo era anche il pane della pasqua ebraica ma, da quella volta, è diventato quel pane azzimo un Amore che viene offerto. Le parole dette dal Signore non lasciano dubbi: “Prendete e mangiate questo è il mio corpo”.
  • Anche il mangiare ha un grande valore. Si mangia certo ma non più un frutto preso dall’albero dell’antico guardino: si mangia dal Signore stesso, quell’Amore che lui presenta. Nessuno lo può pretendere in base ad una bravura acquisita né tanto meno rubarlo come quella volta perché questo Amore si può solo ricevere perché è il Signore a darlo. Mangiare dell’Amore, dentro qualche grano di farina ed acqua!
  • Mi piace che quando ci si ferma brevemente nella messa per la consacrazione “l’osta sia intatta” e sia bene in vista mentre si sente il silenzio. Del resto siamo senza parole davanti dal fatto che Dio si fa Amore nel pane accessibile a tutti. Mi sembra bello poi che, quando si presenta l’ostia prima della Comunione che subito dopo si darà ai fedeli, essa sia spezzata (si fa anche un canto allo spezzare del pane). Chi ama infatti si spezza, si abbassa e si consuma. Quella “ostia spezzata” dice fino a che punto Lui sia arrivato pur di giungere a noi, nella nostra persona.
  • Se poi si aggiunge l’espressione: “Beati gli invitati alla cena dell’Agnello” le cose diventano ancora più belle. “Alla cena dell’Agnello” evidenzia che non si va ad un semplice picnic o ad un convegno dove si mangia gratis, ma si è lì a ricevere un regalo da una tavola speciale che è già nel futuro sicuro perché eterno. Come dire che l’Eucarestia è cibo del futuro perché si mangia un Amore eterno! Un tagliando di recupero di questo aspetto sulla Eucarestia, grazie ad un semplice cambiamento nel rito della messa.
  • Quando si mangia a tavola normalmente si assimila ciò che ci permette di vivere. Mangiando l’Eucarestia invece Lui assimila noi a quello che Lui è! Giocando sul verbo “assimilare” accade che noi siamo conformati a Lui. Il Corpo di Cristo è veramente quel pane spezzato, così come ha garantito Lui. Noi, in un attimo diventiamo il Corpo di Cristo. Lo si dice ma non lo si considera a sufficienza per il fatto che respiriamo un clima individualistico che ferma l’Eucarestia a qualcosa che riguarda me e il Signore. Invece si diventa il Corpo di Cristo, noi visibile comunità di uomini e donne. È quello che si usa dire “essere consanguinei” proprio perché circola stesso sangue, la stessa Vita.
  • Il Corpo di Cristo esce dai tabernacoli perché si mostra nei gesti fraterni, buoni, nelle parole benevole di chi si è nutrito di Lui. Esce nella processione con gli appuntamenti della settimana o del giorno. Certo rimane nel tabernacolo la sua presenza resa Amore spezzato ma questo per la preghiera e il silenzio personale.
  • Davanti a tutti questo bene di Dio (il mio è un solo piccolo balbettare) non si può che “rendere grazie”, facendo così la nostra parte, quella di restituire con la lode per il fatto di avere in mano una farina nuova e di essere, nello stesso tempo, tu stesso buon frumento!
  • Pensiamo alla strada che si compie per arrivare e per partire dalla Eucarestia: si parte dalla decisione di uscire di casa, di passare la soglia della chiesa riconoscendosi peccatori; ci si apre all’ascolto  di quella Parola resa “parola viva” grazie allo Spirito Santo; si porta poi quello che ci sta tra le mani, il famoso frutto della terra e del lavoro ma anche le ferite, le stanchezze; mentre la celebrazione procede ci si innalza pian piano, avendo “in alto i nostri cuori perché rivolti al Signore” e procedendo verso le antiche ma attuali parole dell’Ultima cena. Ma il viaggio continua salendo sempre di più “resi degni” di stare davanti al Padre e invocarlo assieme la figlio Gesù. E finalmente eccoci alla tavola dell’Agnello ricevendo quel cibo da portare piano piano verso la terra dove abitiamo.
  • Molto rimane in ciò che non si vede e non si può neppure immaginare. Come potrebbe essere una persona in un pezzo di farina bianca? Eppure da risorto può essere presente e vivo con l’unica modalità che ora possiede: essere per sempre Amore spezzato

Don Norberto


Messa estiva alla cappella dell’Idroscalo

  • Domenica 26 giugno: ore 11.30 (animata da Nuovi Orizzonti)
  • Domenica 3 e 10 luglio: ore 11.30

Orario messe nel mese di luglio e agosto

  • Festivo (da sabato 2 luglio): sabato: ore 18 – domenica: ore 8.30 – 10.30 – 18
  • Feriale: (una messa giornaliera)
    Ore 8.30: lunedì –mercoledì – venerdì
    Ore 18: martedì – giovedì