24 ottobre 2021

Prima domenica dopo la Dedicazione del Duomo di Milano

Gli aggettivi del Vescovo

Riprendiamo altri passaggi della lettera del vescovo, già introdotta nel mese di settembre su queste pagine. Anche il Consiglio Pastorale lo scorso lunedì ha sviluppato gli elementi legati ai tre aggettivi della Chiesa che il vescovo segnala (unita, libera e lieta). Lo scambio è stato arricchente per tutti. Dopo aver stampato l’introduzione e la parte del primo aggettivo, proseguiamo con l’aggettivo “libera”.

 

“Nel mondo ma non del mondo” – Chiesa libera

  1. Vocazione dell’umanità a diventare fraternità

Il messaggio dell’enciclica di papa Francesco, Fratelli tutti, offre ai discepoli di Gesù e a tutti gli uomini di buona volontà una visione dell’umanità e delle sue responsabilità. L’umanità non può sopravvivere se non diventa una fraternità. In particolare le religioni sono chiamate in causa. In questo orizzonte la comunità dei discepoli di Gesù è chiamata a testimoniare il principio della fraternità universale nel riferimento al Padre di tutti, che ha mandato il Figlio nel mondo non per condannare il mondo, ma per salvarlo.
I discepoli danno testimonianza di questa vocazione alla fraternità universale in modo inadeguato, perché sono divisi tra loro, e tuttavia non possono tacere il Vangelo e sono nel mondo per seminarvi speranza di salvezza, nella concordia.
I principi generali e gli appelli universali chiedono di tradursi nello stile quotidiano del buon vicinato e dell’alleanza costruttiva con tutte le confessioni, con tutte le religioni, con tutte le istituzioni. Sono benedetti da Dio i suoi figli e le sue figlie che in ogni parte del globo sono operatori di pace. Molti, originari della nostra terra, di ogni età e condizione, compiono gesti ammirevoli in ogni parte del mondo dove sono in missione come consacrati, come cristiani impegnati, come volontari di ogni credo: beati gli operatori di pace.
I signori della guerra, le persone e le organizzazioni avide di guadagni a prezzo della schiavitù e dello sfruttamento della terra non vinceranno. Certo, però, faranno molti danni. Noi tutti, insieme, uomini e donne di buona volontà, ci ostiniamo a seminare pace, a edificare fraternità, a praticare una prossimità rispettosa e generosa verso tutti, specie coloro che sono considerati insignificanti, gli scarti del sistema.

  1. Tratti della missione: la Chiesa dalle genti

La nostra Diocesi si trova a vivere anche in questo caso una situazione inedita: dopo anni ricchi di invii e di partenze verso la Chiesa ad gentes, ci troviamo ora a vivere una situazione quasi rovesciata: mentre si riducono le nostre vocazioni alla missione, stiamo sperimentando la gioia di accogliere un numero sempre maggiore di preti, consacrate e consacrati che giungono nelle nostre terre per aiutarci nel nostro impegno pastorale di annuncio della fede cristiana. Un dato che va letto nella linea dei “segni dei tempi”: è l’unica Chiesa di Cristo che nutre le sue comunità, sopperendo alla stanchezza delle antiche terre di cristianità, per dare slancio alla missione di cui tutti sentiamo il bisogno, in questo momento di cambiamento d’epoca. È con questo spirito, d’altronde, che ci prepariamo a ospitare, all’inizio del prossimo anno pastorale, il secondo Festival della Missione (ndr a novembre poi Missione a Segrate!).

  1. Nei tempi della Chiesa “antipatica”

Nel testo del Vangelo secondo Giovanni che, in particolare quest’anno, meditiamo, ampio spazio è dedicato al tema dei discepoli nel mondo e il “mondo” è connotato da Gesù come un contesto ostile, animato da un odio che perseguita lui e, coerentemente, coloro che parlano in suo nome. La Parola di Gesù invita i discepoli a non turbarsi, a non scandalizzarsi: sono partecipi della sua stessa sorte. I persecutori crederanno di rendere culto a Dio uccidendo i suoi discepoli.
Lo strazio per i troppi morti, processati o linciati per motivi religiosi, politici, sociali, ci coinvolge in una preghiera e in un cammino di conversione, in una domanda che è piuttosto attesa. Noi non possiamo dimenticare i martiri del nostro tempo e continuiamo a domandarci: perché? Se facciamo il bene, perché siamo trattati male?  Tutti gli interrogativi, tutte le paure, tutti i sensi di colpa per le zone d’ombra del passato, tragiche e vergognose, non possono però convincerci a tacere la Parola di Dio e a darne testimonianza, con vera libertà.
La Chiesa è libera quando accoglie il dono del Figlio di Dio; è lui che ci fa liberi davvero; liberi dalla compiacenza verso il mondo, liberi dalla ricerca di un consenso che ci rende inautentici; liberi di vivere il Vangelo in ogni circostanza della vita, anche avversa o difficile; capaci di parresìa di fronte a tutti; Chiesa libera di proporre il Vangelo della grazia, di promuovere la fraternità universale, Chiesa libera di vivere e annunciare il Vangelo della famiglia; Chiesa libera di vivere la vita come vocazione perché ogni persona non è un caso ma è voluta dal Padre dentro il suo disegno per la vita del mondo.
Il messaggio di Gesù e la testimonianza della Chiesa suscitano una reazione che può essere di accoglienza grata, di esultanza per la liberazione attesa e sperata. Ma può esservi anche una reazione di antipatia, di ostilità e indifferenza. Talora i discepoli possono rendersi antipatici e suscitare atteggiamenti ostili per un comportamento che non è conforme allo stile di Gesù.
Ma l’indifferenza e l’antipatia molto diffuse verso la Chiesa hanno la loro radice nella profezia che il Vangelo di Gesù ci chiede di testimoniare.
Il Vangelo è infatti invito a conversione, è parola di promessa per chi ascolta, è contestazione di quanto tiene uomini e donne in schiavitù. Molti, a quanto pare, chiamano bene il male e male il bene e sono infastiditi dalla contestazione e dall’invito a trasgredire “i decreti del faraone”. Come Mosè fu contestato dai suoi fratelli, così i discepoli di Gesù sono contestati da coloro che chiamano intelligenza il conformismo, libertà il capriccio, benessere la sazietà, tranquillità l’asservimento.
La Chiesa, docile al suo Signore, sa che è in debito del Vangelo presso ogni tempo, ogni popolo e ogni cultura. Continua ad ascoltare il Signore e a invocare lo Spirito, perché si rende conto che «per il momento non siete capaci di portarne il peso». Di fronte alle sfide inedite e ai vari contesti la Chiesa attinge al suo inesauribile patrimonio di sapienza e di santità, ma insieme si rende conto di dover ancora ascoltare, di dover ancora imparare, di dover ancora essere docile allo Spirito.

+ Mario Delpini


Domenica del mandato missionario – “Non possiamo tacere”

La nostra liturgia ambrosiana porta questo titolo. Succede quest’anno che siamo “in linea” con il rito romano. Nella chiesa universale, infatti, è la penultima domenica di ottobre in cui si celebra la Giornata missionaria. Spesso però le domeniche non coincidono. Valorizzare il mandato missione dei discepoli dopo la festa della chiesa cattedrale mi sembra molto interessante. Lasciamo uno spazio a ciò che il Papa scrive a proposito di questa festività:
“La storia dell’evangelizzazione comincia con una ricerca appassionata del Signore che chiama e vuole stabilire con ogni persona, lì dove si trova, un dialogo di amicizia. Gli Apostoli sono i primi a riferirci questo, ricordando perfino il giorno e l’ora in cui lo incontrarono: «Erano circa le quattro del pomeriggio». L’amicizia con il Signore, vederlo curare i malati, mangiare con i peccatori, nutrire gli affamati, avvicinarsi agli esclusi, toccare gli impuri, identificarsi con i bisognosi, invitare alle beatitudini, insegnare in maniera nuova e piena di autorità, lascia un’impronta indelebile, capace di suscitare stupore e una gioia espansiva e gratuita che non si può contenere.
Tuttavia, i tempi non erano facili; i primi cristiani incominciarono la loro vita di fede in un ambiente ostile e arduo. Storie di emarginazione e di prigionia si intrecciavano con resistenze interne ed esterne, che sembravano contraddire e perfino negare ciò che avevano visto e ascoltato. Nella Giornata Missionaria Mondiale il cui tema è: «Non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato», ricordiamo con gratitudine tutte le persone che, con la loro testimonianza di vita, ci aiutano a rinnovare il nostro impegno battesimale di essere apostoli generosi e gioiosi del Vangelo. Ricordiamo specialmente quanti sono stati capaci di mettersi in cammino, lasciare terra e famiglia affinché il Vangelo possa raggiungere senza indugi gli angoli di popoli e città dove tante vite si trovano assetate di benedizione.
Contemplare la loro testimonianza missionaria ci sprona ad essere coraggiosi e a pregare con insistenza «il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe»; infatti siamo consapevoli che la vocazione alla missione non è una cosa del passato o un ricordo romantico di altri tempi. Oggi, Gesù ha bisogno di cuori che siano capaci di vivere la vocazione come una vera storia d’amore, che li faccia andare alle periferie del mondo e diventare messaggeri e strumenti di compassione. Ed è una chiamata che Egli rivolge a tutti, seppure non nello stesso modo” (messaggio giornata missionaria 2021).


“Invitare il sacerdote” per le benedizioni nelle case

Non potendo girare casa per casa per la tradizionale benedizione, abbiamo scelto di “venire su invito”, in modo tale che, avendo tutti la mascherina e l’adeguata distanza, rimaniamo nelle regole stabilite.
Per organizzare il tutto in modo adeguato occorre far arrivare in parrocchia il foglietto colorato entro il 10 novembre. Sarà compito nostro fare una telefonata di risposta segnalando il giorno e la fascia oraria dell’arrivo del sacerdote. Bello sarebbe che ognuno possa farsi promotore di questa possibilità nel proprio palazzo o nel vicinato.
I fogli si possono trovare in chiesa: si dovranno compilare e consegnare negli appositi contenitori.

“35 – 50”

Proposta per chi è in questa fascia di età: appuntamento quindicinale alla domenica sera dopo la messa, a partire dal 7 novembre. Per maggior informazioni rivolgersi a don Norberto.