20 maggio 2021 – tempo pasquale

Testi della messa: Ct 6,1-2 8,13; Sal 44(45); Rm 5,1-5; Gv 15,18-21

“Una riga”: Venga il tuo Spirito e ci trasformi interiormente con i suoi doni; crei in noi un cuore nuovo perché possiamo conformarci alla tua volontà (orazione)
Ancora una richiesta interessante che l’orazione liturgica innalza a Dio. Lo Spirito può solo interiormente lavorare, proprio là dove si muovono i meccanismi della nostra mentalità e dove, senza che noi lo sappiamo il Maligno cuce e ricuce, lavora alla grande!
Con un cuore ricostruito o meglio “nuovo”, ripiantato, il nostro organismo e la nostra volontà si adeguano ad un differente modo di essere e di agire. La nostra morale diventa impregnata di quello Spirito che ci viene dato per compere azioni “secondo Dio”, quindi vere e diverse da “ciò che passa il convento”.

*        Con i sette doni si ricostruisce la nostra personalità in una cornice fraterna.

Quarantesimo passo: Ricordare

Nella messa: Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: “Se il mondo vi odi, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia. Ricordatevi della parola che vi ho detto: “Un servo non è più grande del suo padrone”. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma faranno a voi tutto questo a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato”. (Gv 15,18-21)

Preghiera di chiusura
Venga il tuo Spirito,
o Padre, e ci trasformi interiormente con i suoi doni;
crei in noi un cuore nuovo perché possiamo conformarci alla tua volontà.
Per Gesù Cristo,
tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio, che vive e regna con te,
nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.


Giorno radioso e atteso!
Tu, sola nostra speranza,
varchi, Gesù Signore,
i cieli impenetrabili.

Ti guardano i discepoli
salire in alto su lucente nube;
si dischiude la porta della vita,
serrata dal primo peccato.

Al cospetto del Padre
splendono le ferite,
fonti perenni di pace e vittoria
sul Principe oscuro del mondo.

O della nostra stirpe inaridita
intatto e fresco virgulto,
tu che morte vivifica ha reciso,
fiorisci ormai nell’eterno giardino.

Al cielo fai ritorno,
ma desolata non lasci la terra:
dei pellegrini e dei cori beati
sei comune letizia.

Gesù, fratello, a te la nostra lode,
che queste fragili membra
hai fino alla gloria esaltato
dell’inaccessibile Dio.

A te, che trionfante ascendi, o Cristo,
si elevi il nostro canto
con il Padre e lo Spirito
negli infiniti secoli. Amen.