2 maggio 2021

Quinta domenica di Pasqua

Una prospettiva per le parrocchie di Segrate

Venerdì 23 aprile si è svolto un breve incontro (a causa del coprifuoco) per i Consigli pastorali (e non solo) delle parrocchie di Segrate insieme con il vicario di zona mons. Antonio Novazzi che, tra l’altro, risiede a Redecesio. Scopo della serata era quello di far presente a “laici” operanti nelle parrocchie, di ciò che bolle in pentola sia nella chiesa universale (dove ci sta portando “Pietro”, nel senso di papa Francesco) sia nella chiesa diocesana (dove ci sta portando “l’Apostolo”, nella figura del vescovo Mario).
Papa Francesco soprattutto con l’enciclica Evangelii gaudium richiama il sogno di una Chiesa aperta e missionaria che, operando anche una conversione nelle attività pratiche, guardi avanti senza fermarsi, si lasci provocare dalla creatività dello Spirito, certa della presenza del Signore. Il vescovo Mario indica come prima prospettiva il sogno di una Chiesa che “vive nello stupore” per il dono che abbiamo della fede. In secondo luogo una Chiesa che sta bene nella storia, non si lamenta, non giudica, non si arrocca. In terzo luogo una Chiesa che sa gridare, che non tace soprattutto davanti all’ingiustizia verso i deboli e i poveri. Infine il sogno di una Chiesa “sposa dell’Agnello” che già sta nel futuro, nella meta e a cui noi siamo ogni domenica invitati: la famosa “Cena dell’Agnello”.
Ricorda don Antonio: “Sono sogni che passano appena si scende dal letto”? Sono sogni che vanno poi declinati, pena essere spettatori come in una sala cinematografica! Diverso essere protagonisti, laici e preti della Chiesa del Signore nel territorio e negli anni che abbiamo da vivere. I sogni sono linee di cammino che i nostri pastori ci lasciano per non essere affossatori di una fede ricevuta, vecchi nostalgici del tempo che fu, tristi esecutori di gesti religiosi vuoti.
Una ricaduta di queste linee o di “questi sogni” diventa anche una nuova sistemazione delle realtà parrocchiali e del territorio. Sempre in quella serata si è accennato ad una nuova modalità di presenza sul territorio. La diocesi è già divisa in tanti Decanati e noi facciamo parte del decanato di Cernusco sul Naviglio (insieme con Pioltello, Cassina de’ Pecchi e Bussero): anche questo aspetto sarà disegnato di nuovo. SI sente la necessità e l’importanza di un luogo dove preti e laici del territorio possano trovarsi da credenti per mettere in atto i sogni ricordati. Preti, sempre meno, laici sempre più decisivi. “Assemblea sinodale” sarà il nome di una nuova realtà che “mette insieme e in ascolto reciproco”, andando oltre le singole parrocchie affinché esse siano comunità vitali. Nel prossimo anno si costituirà questo luogo di incontro. I preti sono soliti trovarsi mensilmente ma d’ora in avanti quell’incontro non avrà un potere decisionale ma sarà luogo di fraternità e di formazione per i sacerdoti.

E noi di Segrate?

La nostra città ha una sua particolare configurazione. Per ora ogni parrocchia va un po’ a sé, anche se ci sono stati momenti di convergenza tra di esse. La stessa impostazione del Centro di Ascolto ne è un segno. Per anni ha operato egregiamente anche un gruppo di persone nel “Coordinamento cittadino”. Vorremmo in qualche modo riproporre quella stessa parola dando un “taglio” dentro il cammino della Chiesa milanese. Soprattutto dopo il tempo del Covid come rinnovare le nostre sette realtà parrocchiali? Nessuno da solo, nessuna parrocchia da sola, potrà dare una risposta adeguata e, soprattutto, una linea concreta. Cosa sta dicendo a noi lo Spirito Santo?

E noi di santo Stefano? Una domanda!

Sono appena arrivato e non mi permetto di dire molto, anche perché le mascherine impediscono molte azioni che prima erano comuni e molti incontri “vis à vis”.
Però una domanda per noi che ci troviamo da anni nelle nostre assemblee sorge: “Ci siamo accorti dell’arrivo di quasi 800 nuclei familiari in via Caravaggio, 2? Sappiamo che al Village ci sono nuclei di coppie giovani, molti dei quali si stanno sposando o stanno portando i loro bambini per il battesimo?”. La stessa domanda vale per gli arrivi nuovi in via san Rocco o in via Giotto. La nostra parrocchia in un certo senso si sta “ringiovanendo” anche per questi arrivi. Un pensiero non sarebbe giusto farlo circa l’approccio nuovo ad un annuncio? Alcuni di questi nuclei vengono da una esperienza cristiana: come incrociarle?
Una domanda potrà essere fatta anche ai credenti che, appena giunti in città, stanno partecipando, anche se in forma ridotta, alle nostre messe e leggono il “Verso Emmaus”. A ciascuno di loro direi così: “Voi che avete una fede cristiana e per lavoro o per altri motivi siete in questa comunità, vi sta a cuore che essa sia come desidera il Signore?”.
Non è forse arrivato il momento per cui prendere maggior coscienza che a me (prete, laico, giovane o adulto che sia) il Signore chiede di portare ad altri “il lieto annuncio della Pasqua?”.
Tutti non sanno concretamente cosa fare (nessuno è nato “imparato”!) però sappiamo che lo Spirito ci sta parlando e forse scuotendo le nostre coscienze. Credo quindi  che non siano chiare ricette ma spetta a noi prendere gli ingredienti (quelli sono di Dio e ci sono) e cucinarli per ciò che oggi molte donne e uomini attendono.  Ecco allora la proposta:

Trovarsi tra chi, nelle varie parrocchie di Segrate, ha voglia di “stare in questa prospettiva” e poi lasciare che sia lo Spirito a suggerire cosa fare, come accadeva nelle comunità cristiane descritte dagli Atti degli Apostoli.
Primo appuntamento: domenica 9 maggio 2021, nell’oratorio di santo Stefano, “in presenza”, alle ore 18.


Avvisi

Invito alla preghiera personale del rosario in comunione con Papa Francesco

Rosario mese di maggio
Ore 20.45           da lunedì a venerdì in oratorio (tranne il giovedì)
Ore 20.45           giovedì S. Messa (non alle 20.30)

Festa dell’ Ascensione giovedì 13 maggio: Messa solenne ore 8.30 e ore 20.45

Vigilia di Pentecoste sabato 22 maggio: Messa vigiliare solenne ore 18

Solennità di Pentecoste 23 maggio e Settimana della Pentecoste

Lunedì 24 maggio lettura della nuova lettera del vescovo Delpini

Martedì 25 maggio giornata eucaristica

Mercoledì 26 maggio giornata delle Confessioni

Giovedì 27 maggio pellegrinaggio a Caravaggio decanale (modalità da definire)

Prima Comunione
Date: sabato 8 – 15 – 22 – 29 maggio 2021, alle ore 15.30
Preghiera di preparazione per genitori: lunedì 3 maggio 2021, alle ore. 20.50
Confessione dei genitori comunicandi: ogni venerdì precedente proprio turno dalle 20.30


Circolo ACLI
Dal 3 maggio 2021 il circolo ACLI apre il centro operativo Caaf;
il martedì per 8 ore, il venerdì per 4 ore.


AKATHISTOS: cosa è?

Usiamo il mese di maggio, tradizionalmente dedicato a Maria, nel contesto del tempo pasquale per conoscere meglio un “classico” della preghiera a Maria. L’introduzione spiega  bene la ricchezza di questo inno. Lo faremo in due puntate, perché si tratta di 24 “stanze”, mentre useremo queste parole per la preghiera serale che viene proposta in questo tempo pasquale.
“Cinque minuti alle 20.55”, da sabato 3 a sabato 15 maggio, sul canale Youtube della parrocchia

È uno tra i più famosi inni che la Chiesa Ortodossa dedica alla Theotokos (Genitrice di Dio). Akathistos si chiama per antonomasia quest’inno liturgico del secolo V, che fu e resta il modello di molte composizioni innografiche e litaniche, antiche e recenti. “Akathistos” in greco significa “non-seduti”, perché la Chiesa ingiunge di cantarlo o recitarlo “stando in piedi”, come si ascolta il Vangelo, in segno di riverente ossequio alla Madre di Dio.
La struttura metrica e sillabica dell’Akathistos si ispira alla celeste Gerusalemme descritta dal cap. 21 dell’Apocalisse, da cui desume immagini e numeri: Maria è cantata come identificazione della Chiesa, quale “Sposa” senza sposo terreno, Sposa vergine dell’Agnello, in tutto il suo splendore e la sua perfezione.
L’inno consta di 24 stanze (in greco: oikoi), quante sono le lettere dell’alfabeto greco con le quali progressivamente ogni stanza comincia.
Ma fu sapientemente progettato in due parti distinte, su due piani congiunti e sovrapposti – quello della storia e quello della fede -, e con due prospettive intrecciate e complementari – una cristologica, l’altra ecclesiale -, nelle quali è calato e s’illumina il mistero della Madre di Dio.
L’inno procede in maniera binaria, in modo che ogni stanza dispari trovi il suo complemento – metrico e concettuale – in quella pari che segue.
Le stanze dispari si ampliano con 12 “Ave” e terminano con “Gioisci, sposa senza nozze!”. Le stanze pari invece terminano con l’acclamazione a Cristo: “Alleluia!”.
Così l’inno si presenta cristologico insieme e mariano, subordinando la Madre al Figlio, la missione materna di Maria all’opera universale di salvezza dell’unico Salvatore.

La prima parte dell’Akathistos (stanze 1-12) segue il ciclo del Natale, ispirato ai Vangeli dell’Infanzia del vangelo di Luca e di Matteo. Essa propone e canta il mistero dell’incarnazione (stanze 1-4), l’effusione della grazia su Elisabetta e Giovanni (stanza 5), la rivelazione a Giuseppe (stanza 6), l’adorazione dei pastori (stanza 7), l’arrivo e l’adorazione dei magi (stanze 8-10), la fuga in Egitto (stanza 11), l’incontro con Simeone (stanza 12). Eventi che superano il dato storico e diventano lettura simbolica della grazia che si effonde, della creatura che l’accoglie, dei pastori che annunciano il Vangelo, dei lontani che giungono alla fede, del popolo di Dio che uscendo dal fonte battesimale percorre il suo luminoso cammino verso la Terra promessa e giunge alla conoscenza profonda del Cristo.

Inno Akathistos

Prima parte

  1. Il più eccelso degli Angeli fu mandato dal Cielo per dir “Ave” alla Madre di Dio. Al suo incorporeo saluto vedendoti in Lei fatto uomo, Signore, in estasi stette, acclamando la Madre così:

Ave, per Te la gioia risplende;
Ave, per Te il dolore s’estingue.
Ave, salvezza di Adamo caduto;
Ave, riscatto del pianto di Eva.
Ave, Tu vetta sublime a umano intelletto;
Ave Tu abisso profondo agli occhi di Angeli
Ave, in Te fu elevato il trono del Re;
Ave, Tu porti Colui che il tutto sostiene.
Ave, o stella che il Sole precorri;
Ave, o grembo del Dio che s’incarna.
Ave, per Te si rinnova il creato;
Ave, per Te il Creatore è bambino.
Ave, Sposa non sposata!

  1. Ben sapeva Maria d’esser Vergine sacra e così a Gabriele diceva: «Il tuo singolare messaggio all’anima mia incomprensibile appare: da grembo di vergine un parto predici, esclamando: Alleluia!»
  2. Desiderava la Vergine di capire il mistero e al nunzio divino chiedeva: «Potrà il verginale mio seno mai dare alla luce un bambino? Dimmelo!» E Quegli riverente acclamandola disse così:

Ave, Tu guida al superno consiglio;
Ave, Tu prova d’arcano mistero.
Ave, Tu il primo prodigio di Cristo;
Ave, compendio di sue verità.
Ave, o scala celeste che scese l’Eterno;
Ave, o ponte che porti gli uomini al cielo.
Ave, dai cori degli Angeli cantato portento;
Ave, dall’orde dei dèmoni esecrato flagello.
Ave, la Luce ineffabile hai dato;
Ave, Tu il «modo» a nessuno hai svelato.
Ave, la scienza dei dotti trascendi;
Ave, al cuor dei credenti risplendi.
Ave, Sposa non sposata!

  1. La Virtù dell’Altissimo adombrò e rese Madre la Vergine ignara di nozze: quel seno, fecondo dall’alto, divenne qual campo ubertoso per tutti, che vogliono coglier salvezza  cantando così: Alleluia!
  1. Con in grembo il Signore premurosa Maria ascese e parlò a Elisabetta. Il piccolo in seno alla madre sentì il verginale saluto, esultò, e balzando di gioia cantava alla Madre di Dio:

Ave, o tralcio di santo Germoglio;
Ave, o ramo di Frutto illibato.
Ave, coltivi il divino Cultore;
Ave, dai vita all’Autor della vita.
Ave, Tu campo che frutti ricchissime grazie;
Ave, Tu mensa che porti pienezza di doni.
Ave, un pascolo ameno Tu fai germogliare;
Ave, un pronto rifugio prepari ai fedeli.
Ave, di suppliche incenso gradito;
Ave, perdono soave del mondo.
Ave, clemenza di Dio verso l’uomo;
Ave, fiducia dell’uomo con Dio.
Ave, Sposa non sposata!

  1. Con il cuore in tumulto  fra pensieri contrari il savio Giuseppe ondeggiava: tutt’ora mirandoti intatta  sospetta segreti sponsali, o illibata! Quando Madre ti seppe da Spirito Santo, esclamò: Alleluia!
  1. I pastori sentirono  i concerti degli Angeli  al Cristo disceso tra noi. Correndo a vedere il Pastore,  lo mirano come agnellino innocente  nutrirsi alla Vergine in seno,  cui innalzano il canto:

Ave, o Madre all’Agnello Pastore,
Ave, o recinto di gregge fedele.
Ave, difendi da fiere maligne,
Ave, Tu apri le porte del cielo.
Ave, per Te con la terra esultano i cieli,
Ave, per Te con i cieli tripudia la terra.
Ave, Tu sei degli Apostoli la voce perenne,
Ave, dei Martiri sei l’indomito ardire.
Ave, sostegno possente di fede,
Ave, vessillo splendente di grazia.
Ave, per Te fu spogliato l’inferno,
Ave, per Te ci vestimmo di gloria.
Ave, Vergine e Sposa!

  1. Osservando la stella che guidava all’Eterno,  ne seguirono i Magi il fulgore.  Fu loro sicura lucerna  andando a cercare il Possente, il Signore.  Al Dio irraggiungibile giunti,  l’acclaman beati:  Alleluia!
  1. Contemplarono i Magi  sulle braccia materne  l’Artefice sommo dell’uomo. Sapendo ch’Egli era il Signore  pur sotto l’aspetto di servo, premurosi gli porsero i doni,  dicendo alla Madre beata:

Ave, o Madre dell’Astro perenne,
Ave, o aurora di mistico giorno.
Ave, fucine d’errori Tu spegni,
Ave, splendendo conduci al Dio vero.
Ave, l’odioso tiranno sbalzasti dal trono,
Ave, Tu il Cristo ci doni clemente Signore.
Ave, sei Tu che riscatti dai riti crudeli,
Ave, sei Tu che ci salvi dall’opre di fuoco.
Ave, Tu il culto distruggi del fuoco,
Ave, Tu estingui la fiamma dei vizi.
Ave, Tu guida di scienza ai credenti,
Ave, Tu gioia di tutte le genti.
Ave, Vergine e Sposa!

  1. Banditori di Dio  diventarono i Magi  sulla via del ritorno. Compirono il tuo vaticinio  e Te predicavano, o Cristo,  a tutti, noncuranti d’Erode lo stolto incapace a cantare: Alleluia!
  1. Irradiando all’Egitto  lo splendore del vero, dell’errore scacciasti la tenebra:  ché gli idoli allora, o Signore,  fiaccati da forza divina caddero; e gli uomini, salvi,  acclamavan la Madre di Dio:

Ave, riscossa del genere umano,
Ave, disfatta del regno d’inferno.
Ave, Tu inganno ed errore calpesti,
Ave, degl’idoli sveli la frode.
Ave, Tu mare che inghiotti il gran Faraone,
Ave, Tu roccia che effondi le Acque di Vita.
Ave, colonna di fuoco che guidi nel buio,
Ave, riparo del mondo più ampio che nube.
Ave, datrice di manna celeste,
Ave, ministra di sante delizie.
Ave, Tu mistica terra promessa,
Ave, sorgente di latte e di miele.
Ave, Vergine e Sposa!

  1. Stava già per lasciare  questo mondo fallace  Simeone, ispirato vegliardo. Qual pargolo a lui fosti dato, ma in Te riconobbe il Signore perfetto, e ammirando stupito  l’eterna sapienza esclamò: Alleluia!

(l’introduzione è presa da Internet)


2 maggio 2021 – tempo pasquale

Alla domenica cambiamo
Un semplice richiamo ad un dono dello Spirito Santo tra i sette che invochiamo.
Lo facciamo attraverso le chiare e incisive parole di Papa Francesco

* con l’inno commentato da don Norberto su Youtube ogni sera

(nb i mosaici sono stati fotografati dal vivo nel santuario di Ta Pinu a Malta)

Domenica 2 maggio: Il dono della La Fortezza

  1. C’è una parabola, raccontata da Gesù, che ci aiuta a cogliere l’importanza di questo dono. Un seminatore esce a seminare; non tutto il seme che sparge, però, porta frutto. Con il dono della fortezza, invece, lo Spirito Santo libera il terreno del nostro cuore, lo libera dal torpore, dalle incertezze e da tutti i timori che possono frenarlo, in modo che la Parola del Signore venga messa in pratica, in modo autentico e gioioso. È un vero aiuto questo dono della fortezza, ci dà forza, ci libera anche da tanti impedimenti.
  2. Ci sono anche dei momenti difficili e delle situazioni estreme in cui il dono della fortezza si manifesta in modo straordinario, esemplare. È il caso di coloro che si trovano ad affrontare esperienze particolarmente dure e dolorose, che sconvolgono la loro vita e quella dei loro cari. La Chiesa risplende della testimonianza di tanti fratelli e sorelle che non hanno esitato a dare la propria vita, pur di rimanere fedeli al Signore e al suo Vangelo. Anche noi, tutti noi, conosciamo gente che ha vissuto situazioni difficili, tanti dolori. Ma, pensiamo a quegli uomini, a quelle donne, che conducono una vita difficile, lottano per portare avanti la famiglia, educare i figli: fanno tutto questo perché c’è lo spirito di fortezza che li aiuta. Questi nostri fratelli e sorelle sono santi, santi nel quotidiano, santi nascosti in mezzo a noi: hanno proprio il dono della fortezza per portare avanti il loro dovere di persone, di padri, di madri, di fratelli, di sorelle, di cittadini. Ne abbiamo tanti! Ringraziamo il Signore per questi cristiani che sono di una santità nascosta: è lo Spirito Santo che hanno dentro che li porta avanti! E ci farà bene pensare a questa gente: se loro fanno tutto questo, se loro possono farlo, perché non io? E ci farà bene anche chiedere al Signore che ci dia il dono della fortezza.
  3. Non bisogna pensare che il dono della fortezza sia necessario soltanto in alcune occasioni o situazioni particolari. Questo dono deve costituire la nota di fondo del nostro essere cristiani, nell’ordinarietà della nostra vita quotidiana. Come ho detto, in tutti i giorni della vita quotidiana dobbiamo essere forti, abbiamo bisogno di questa fortezza, per portare avanti la nostra vita, la nostra famiglia, la nostra fede. L’apostolo Paolo ha detto una frase che ci farà bene: «Tutto posso in colui che mi dà la forza».

Noi ti lodiamo, Dio,
ti proclamiamo Signore.
O eterno Padre,
tutta la terra ti adora.
A te cantano gli angeli
e tutte le potenze dei cieli:
Santo, Santo, Santo
il Signore Dio dell’universo.
I cieli e la terra sono pieni
della tua gloria.
Ti acclama

il coro degli apostoli
e la candida schiera
dei martiri;
le voci dei profeti si uniscono
nella tua lode;
la santa Chiesa proclama
la tua gloria,
adora il tuo unico Figlio,
e lo Spirito Santo Paraclito.
O Cristo, re della gloria,
eterno Figlio del Padre,
tu nascesti
dalla Vergine Madre
per la salvezza dell’uomo.
Vincitore della morte,
hai aperto
ai credenti
il regno dei cieli.
Tu siedi alla destra di Dio,
nella gloria del Padre.
Verrai a giudicare il mondo
alla fine dei tempi.
Soccorri i tuoi figli, Signore,
che hai redento
col tuo sangue prezioso.
Accoglici nella tua gloria
nell’assemblea dei santi.

Salva il tuo popolo, Signore,
guida e proteggi i tuoi figli.
Ogni giorno
ti benediciamo,
lodiamo il tuo nome
per sempre.
Degnati oggi, Signore,
di custodirci senza peccato.
Sia sempre con noi
la tua misericordia: in te abbiamo sperato.
Pietà di noi,
Signore,
pietà di noi.
Tu sei la nostra speranza,
non saremo confusi in eterno.


1 maggio 2021 – tempo pasquale

Testi della messa: At 14, 1-7.21-27; Sal 144(145); 1Cor 15,29-34; Gv 7,32-36

“Una riga”: Voi mi cercherete e non mi troverete (vangelo)
Che strana questa espressione ripetuta due volte in questo capitolo “impegnativo” che è il capitolo 7 di Giovanni (anche il quinto capitolo, non scherza!). Con le nostre prerogative dove volete che possiamo trovare il Signore? Lui che sta nel Padre, Lui che attira a sé, Lui che ha detto “cercate e troverete” certo, ma secondo uno stile debole, fragile, accogliente, fanciullesco. Perché solo i bambini troveranno o anche i puri di cuore lo vedranno.
Chi ha l’animo chiuso, pur cercando, avrà tali bende sugli occhi da giocare a “mosca cieca” con tutti i rischi di sbattere, di cadere o di sbagliare. E Lui non si farà trovare da chi lo cerca con cuore arrogante o pretestuoso.

*        Meno male che non ti fai trovare se ti cerchiamo in un modo sbagliato.

Ventiquattresimo passo: Fede

Nella messa: Anche a Iconio essi entrarono nella sinagoga dei Giudei e parlarono in modo tale che un grande numero di Giudei e di Greci divennero credenti. Ma i Giudei, che non avevano accolto la fede, eccitarono e inasprirono gli animi dei pagani contro i fratelli. […]  Dopo aver annunciato il Vangelo a quella città e aver fatto un numero considerevole di discepoli, ritornarono a Listra, Iconio e Antiochia, confermando i discepoli ed esortandoli a restare saldi nella fede “perché –dicevano – dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni”. (At 14,1-7.21-27)

Preghiera di chiusura
Concedi a tutti i tuoi figli, o Dio,
una comprensione sempre più viva e perfetta
dei misteri celebrati in questo tempo pasquale
e a coloro che credono con cuore ardente e sincero
dona di riconoscere la gioiosa certezza della loro speranza nel destino di gloria
per noi preparato in Cristo risorto,
che vive e regna nei secoli dei secoli.


Il gallo annunzia il giorno,
chiama la nuova luce:
il Signore dei cuori
in questo canto ci dèsta alla vita,

e dice: «Su! Scotete ogni torpore,
ogni pigrizia fugga,
in opere vegliate di giustizia:
vicino è il mio ritorno».

Quando l’alba rosseggia ad oriente,
intenti alla fatica
trovi i tuoi servi e ravvivi
la luminosa speranza.

O Figlio, nato prima d’ogni aurora,
col tuo vitale chiarore disperdi
l’ottenebrante sonno dello spirito;
la tua pietà ci sciolga da ogni male.

O Re d’amore, gloria
a te cantiamo e al Padre,


30 aprile 2021 – tempo pasquale

Testi della messa: At 13,44-52; Sal 41(42); Gv 7,25-31

“Una riga”: I giudei furono ricolmi di gelosia (atti)
Da sempre questa parola fa paura e diventa motore di odio, cattiveria. In fondo il successo degli altri ricorda la propria piccineria, il bello dell’altro fa riconoscere la nostra bruttezza. I giudei che si consideravano eletti provarono questo verso i “nuovi venuti”. Solo che essi avevo in sé il dono dello Spirito Santo, non perché bravi ma perché lo Spirito sa radunare e raccogliere. Mettersi di traverso fa del male e crea del male. Non è che questo ci sia nella Chiesa? Ci liberi il signore da un animo geloso e invidioso, un animo gretto e chiuso. Lo Spirito faccia nella Chiesa una continua e sempre nuova Pentecoste.

*        E se pregassimo per questo?

Ventitreesimo: Vita eterna

Nella messa: Allora Paolo e Barnaba con franchezza dichiararono: “Era necessario che fosse proclamata prima di tutto a voi la parola di Dio, ma poiché la respingete e non vi giudicate degni della vita eterna, ecco: noi ci rivolgiamo ai pagani. Così, infatti, ci ha ordinato il Signore: “Io ti ho posto per essere luce delle genti, perché tu porti la salvezza sino all’estremità della terra”.
Nell’udire ciò, i pagani si rallegravano e glorificavano la parola del Signore, e tutti quelli che erano destinati alla vita eterna credettero. La parola del Signore si diffondeva per tutta la regione. (At 13,44-52)

Preghiera di chiusura
Loda il Signore, anima mia, alleluia.
Nella mia vita loderò il Signore, alleluia.
Finché avrò vita, canterò al mio Dio, alleluia.


Tu che l’arcana voce di Dio
unico Figlio proclama,
o contemplata gloria degli angeli,
sei la salvezza e il vigore del mondo.

Cibo, bevanda, senso alla fatica
tu sei, dolcezza alla quiete, Cristo;
ogni disgusto, ogni triste livore
dall’anima disperdi.

Lieto splendore che vinci le tenebre,
dall’odioso Nemico salvaci;
sciogli l’impaccio delle colpe e guidaci
alla dimora del cielo.

Al Padre, eterno Signore dei secoli,
all’Unigenito amato, allo Spirito
dal coro dei credenti,
gioiosamente si levi il cantico. Amen.


29 aprile 2021 – tempo pasquale

Testi della messa: 1Gv 5-2,2; Sal 148; 1Cor 2,1-10; Mt 25,1-13

Una riga”: a ‘metà della festa’ o santa Caterina da Siena
Certo a metà significa che stiamo esattamente tra Pasqua e Pentecoste… abbiamo fatto qualche passo e ce ne mancano esattamente altrettanti.
Un modo per prendere fiato, per un po’ di acqua, qualcosa da mettere sotto i denti e poi…ripartire.
Se lo sguardo si ferma su santa Caterina da Siena patrona d’Italia e d’Europa il gioco si fa duro. Lei che diceva al pontefice scappato ad Avignone: “Sii uomo”, che sperimentava una vicinanza alla croce e un digiuno quasi inumano; lei che ebbe una particolare intimità mistica con il Signore, benedica la Chiesa, sostenga il cammino di rinnovamento, protegga la nostra “vecchia Europa” affinché riscopra l’entusiasmo e l’energia degli inizi.

Ventiduesimo passo: Luce e Tenebre

Nella messa: Figlioli miei, questo è il messaggio che abbiamo udito da lui e che noi vi annunciamo: Dio è luce e in lui non c’è tenebra alcuna. Se diciamo di essere in comunione con lui e camminiamo nelle tenebre, siamo bugiardi e non mettiamo in pratica la verità. Ma se camminiamo nella luce, come egli è nella luce, siamo in comunione gli uni con gli altri, e il sangue di Gesù, il Figlio suo, ci purifica di ogni peccato. (1Gv 5-2,2)

Preghiera di chiusura
Nella festa lieta e solenne di santa Caterina da Siena,
fa, o Dio, che la sua dottrina ci illumini,
e l’esempio di tanta virtù ci sostenga e ci guidi.
Per Cristo nostro Signore.


Vita di tutti, Cristo Redentore,
o Giudice tremendo, unico Re,
odi pietoso la supplica e accogli
benignamente il canto.

Grata la lode nella notte ascenda
a te, divina Luce,
e l’eco dell’eterna melodia
consoli e allieti i cuori.

Di gioiosa innocenza adorna i giorni,
pensieri ispira di vita immortale,
in ogni azione nostra
sfavilli la tua gloria.

A te, suprema fonte dell’essere,
o Trinità beata,
la Chiesa dei redenti
leva felice l’inno nei secoli. Amen.


28 aprile 2021 – tempo pasquale

Testi della messa: At 13,1-12; Sal 97(98); Gv 7,40-52

“Una riga”: Guidaci al possesso della gioia eterna (orazione)
Che strane parole il prete dice all’inizio della messa. Come dire che sia lui a darci questa gioia che potrà essere così in nostro possesso proprio perché… non è nostra ma semplicemente un regalo. Sembra proprio l’opera di un pastore nel guidare il gregge ai pascoli: non sarà per caso la gioia eterna questi famosi “pascoli erbosi”?.
Dal momento poi che chi “guida le danze” è Lui, possiamo essere certi che si entra nella logica del centuplo che il termine “eterno” rende bene. E se poi tutto diventa “casa”, o “dimora” di cosa potremo temere o di cosa potrà mancarci?

*        A noi il buon senso di non perdere di vista la Guida, cercando scorciatoie.

Ventunesimo passo: Giudicare

Nella messa: […] Allora Nicodemo, che era andato precedentemente da Gesù, ed era uno di loro, disse: “La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?” (Gv 7,40-52)

Preghiera di chiusura
Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo.


Non sono impallidite ancora in cielo
l’ultime stelle, e già dal sonno, o Dio,
sorge la Chiesa a mattinar lo Sposo
con animo adorante.

Così ci sia donato,
dopo la lunga notte,
di varcare le soglie del tuo regno
inni cantando a te con cuore nuovo.

O Trinità beata,
a te, suprema fonte dell’essere,
il coro dei redenti
leva felice l’inno nei secoli. Amen.